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Agricoltura bio nell'UE

L’agricoltura biologica è un sistema di coltivazione e allevamento che ammette solo l'impiego di sostanze naturali, rifiutando l'utilizzo di sostanze di sintesi chimica come concimi, diserbanti, insetticidi. Un metodo di produzione che evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e che mira a salvaguardare la fertilità della terra, il benessere degli animali e la biodiversità, per offrire ai consumatori prodotti sicuri e genuini.

Per garantire ai consumatori alti standard qualitativi dei prodotti, l'Unione Europea, principale attore nel commercio mondiale di prodotti agricoli, ha definito delle regole sulla produzione, trasformazione, distribuzione, etichettatura e controllo del biologico, attualmente in corso di revisione: favorire la crescita del settore biologico, aumentare la fiducia dei consumatori, facilitare il passaggio degli agricoltori alla produzione biologica, sono gli obiettivi delle politiche comunitarie a sostegno del settore, motivate anzitutto dalla forte crescita della produzione e del mercato dei prodotti alimentari biologici.

L’Italia si colloca tra i primi dieci paesi al mondo per estensione di superficie impiegata a biologico e numero di aziende e, con il supporto di politiche favorevoli, il settore può offrire importanti prospettive di sviluppo per il sistema economico e occupazionale del paese.

Per diventare agricoltore biologico occorre innanzitutto abbracciare la “filosofia bio”, applicare le regole e rispondere ai requisiti stabiliti dalla legislazione europea e nazionale.

Coltivare senza impiego di prodotti chimici di sintesi e di OGM,  usare la rotazione delle colture per la difesa e la prevenzione da parassiti, malattie, erbe infestanti, fertilizzare il terreno soltanto con sostanze organiche naturali sono i principi base da seguire.

L’operatore che intende produrre, preparare, commercializzare e importare prodotti agricoli biologici deve seguire una specifica procedura che consiste nel richiedere l'adesione al sistema di certificazione di un Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Dopo la richiesta e la verifica dell’idoneità da parte dell’Organismo di controllo, inizia il periodo di “conversione” del terreno aziendale, la cui durata varia a seconda della coltura precedente.  A seguito di questa fase,  la produzione è certificabile come "Prodotto da agricoltura biologica" e può essere accreditata in base alla norma UNI EN 45011. Prima che sia trascorso l'intero periodo di conversione, ma comunque non prima di 12 mesi dalla data iniziale, le produzioni possono essere certificate come "Prodotto in conversione all'agricoltura biologica".

L’organismo di controllo è autorizzato a svolgere ispezioni periodiche per verificare che la produzione sia conforme alle norme e che i prodotti possano recare il logo biologico dell'UE.

La multidimensionalità e lo sviluppo del settore biologico hanno favorito inoltre lo sviluppo di nuove figure professionali legate all’agricoltura sostenibile e alle agro-energie, riconducibili ai cosiddetti “Green Jobs” o mestieri verdi, in continua evoluzione.
La Commissione europea ha proposto il 24 marzo 2014 una riforma del Regolamento CE 834/2007, che modifica profondamente l’attuale regolamentazione comunitaria in relazione alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici, con l’intento di accrescerne gli standard qualitativi e differenziarli da quelli dei prodotti convenzionali.

Gli obiettivi principali che si pone la riforma possono essere sintetizzati in 5 punti
  1. Rafforzare e armonizzare le norme, eliminando le attuali eccezioni in materia di produzione e controlli e limitando la possibilità di deroghe, in particolare in relazione all’importazione e al settore della zootecnia biologica

  2. Introdurre norme più stringenti sui controlli degli operatori con un più alto profilo di rischio, frenando la costituzione di aziende miste, favorendo aziende biologiche al 100% e limitando l’utilizzo di ingredienti agricoli, mangimi e semi che non siano biologici, così come i residui di pesticidi non autorizzati

  3. Consentire la possibilità di ottenere una certificazione di gruppo per aziende di massimo 5 ettari, in modo da abbassare i costi

  4. Semplificare gli adempimenti burocratici

  5. Sviluppare un sistema più rigoroso di commercializzazione con l’estero
Inoltre sarà possibile risarcire gli agricoltori che, pur avendo adottato tutte le misure appropriate, non potranno commercializzare quei prodotti contaminati accidentalmente con sostanze non autorizzate.

In attesa della ratifica definitiva della riforma, prevista per il 2017, la Commissione ha approvato un Piano d’azione per informare sulle iniziative in materia di sviluppo rurale e di politica agricola dell’UE a favore dell’agricoltura biologica, rafforzare i legami tra i progetti di ricerca e innovazione dell’UE e la produzione biologica, incentivare l’uso di alimenti biologici e aiutare agricoltori, produttori e  dettaglianti del comparto biologico a essere più competitivi e adeguarsi alle novità in arrivo.

Non da ultimo, la Commissione si impegna a rivedere entro la fine del 2015 i criteri in materia di appalti pubblici "verdi" per il settore dei prodotti alimentari e dei servizi di ristorazione e a sviluppare materiale informativo specifico per illustrare come includere i requisiti dell'agricoltura biologica negli appalti pubblici.

La proposta di riforma del biologico si colloca all’interno di una serie di strumenti normativi e finanziari, che fanno a capo alla Politica Agricola Comune (PAC) europea e che sono stati predisposti per sostenere lo sviluppo agricolo e rurale e anche il settore biologico. Il nuovo Quadro di Sviluppo rurale (II pilastro) propone una nuova misura specifica a sostegno dell'agricoltura biologica, sia per la conversione alle pratiche dell'agricoltura biologica sia per il mantenimento di tali pratiche: nell'ambito del programma finanziario pluriennale 2014-2020, l'obbligo imposto agli Stati membri di destinare un importo pari ad almeno il 30% dei finanziamenti ricevuti dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) a ciascun programma di sviluppo rurale inerente alle misure ambientali e climatiche, comprese le misure in materia di agricoltura biologica, può servire a incoraggiare lo sviluppo del settore. Inoltre, a supporto degli altri strumenti, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) offrirà il proprio sostegno anche alla pratica dell'acquacoltura biologica, nel quadro della politica comune della pesca (PCP).

All’interno del Programma quadro per sostenere la Ricerca e l’Innovazione, Horizon 2020, è prevista una linea di finanziamento a favore di iniziative di ricerca nel settore biologico incentrate su temi come la transizione alla “bioeconomy”, l’approvvigionamento di prodotti alimentari sicuri, le colture no-food e le produzioni sostenibili. Le risorse della nuova programmazione 2014-2020 saranno destinate a misure nazionali e in prevalenza ai Piani di sviluppo regionali, nei quali saranno previste misure specifiche a sostegno dell’agricoltura biologica.
Sul sito della Commissione Europea sono disponibili il testo della riforma, il Piano d’Azione e altro materiale utile prodotto nel corso della definizione della proposta legislativa sull’agricoltura biologica.

Leggi la nuova proposta di riforma sul biologico

Il sito del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è il punto di riferimento per la legislazione e le iniziative attuate a livello nazionale.

Vai al sito del Mipaaf

Inoltre, informazioni aggiornate sul mondo del biologico si possono trovare su:

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