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Il vino online è Tannico

Questo vino è tannico? Chissà quante volte gli esperti del vino avranno risposto a questa domanda. Tannico è il nome della startup italiana citata dal report Scaleup Italy di Mind the Bridge quale modello nel settore dell’e-commerce enologico. Composta da un team giovanile, la media è di 30 anni, ci sono voluti 5 anni di duro lavoro per abbattere ogni concorrenza in Italia e raggiungere i mercati esteri. La startup che oggi vanta di aver venduto più di 500mila bottiglie di vino dal 2013, è nata 5 anni fa, come ci ha raccontato il suo fondatore Marco Magnocavallo, per conquistare uno spazio di mercato che allora era ancora libero, “dove all’estero c’erano già aziende con quote di mercato importanti, in Italia c’era invece qualche artigiano che ci aveva provato ma ancora non c’era un attore”.

Vendere non è sicuramente un’impresa semplice soprattutto online. I punti di forza di Tannico sono da ricercare nell’ambito della tecnologia, dove big data e intelligenza artificiale sono infatti presenti nel Dna dell’azienda, poi c’è il servizio al cliente, i tempi di spedizione e l’accuratezza con cui vengono gestite tutte le bottiglie e gli imballaggi.

Ne abbiamo parlato con Marco Magnocavallo.

Tannico rientra oggi tra le 8 startup modello secondo il report di Mind the Bridge, sicuramente un motivo di orgoglio. Come nasce la sua idea e soprattutto perché il vino?

Nasce da una mia lunga esperienza nel digitale e nel mondo delle startup iniziato 20 anni fa.  Quando 5 anni fa abbiamo fondato la società ci sembrava ci fosse uno spazio di mercato libero nel mondo del vino online, dove all’estero c’erano già aziende con quote di mercato importanti in Italia c’era invece qualche artigiano che aveva provato ma ancora non c’era un attore, per cui abbiamo iniziato da lì.

Tannico è un ottimo esempio di e-commerce, con più di 500mila bottiglie vendute dal 2013. Vendere non è sicuramente un’impresa semplice soprattutto online. Qual è la marcia in più della sua startup?

È una miscela di fattori diversi, sicuramente il fatto di avere il catalogo di vini italiani più completo e ampio a livello mondiale, con 2500 cantine e 13mila vini diversi; tutta la piattaforma tecnologica che è molto evoluta, una buona parte del DNA di Tannico arriva proprio dalla tecnologia perché facciamo uso di algoritmi di intelligenza artificiale di interfacce evolute per uso anche su smartphone o su mobile, poi c’è il servizio al cliente, i tempi di spedizione, l’accuratezza con cui vengono gestite tutte le bottiglie e gli imballaggi, su Milano per esempio consegniamo in giornata mentre nel resto d’Italia in 24 ore. Non da ultimo la capacità di raccontare il mondo del vino, allontanandosi da quelli che sono i canoni e gli stereotipi tipici del mondo del vino tradizionale, cercando di fare arrivare il vino a un target un po’ più ampio.

Big data e intelligenza artificiale, possono aiutare nelle vendite?

Per quanto riguarda i big data noi non li usiamo solo per la gestione delle stime di vendita, per analizzare in profondità cosa vende meglio ma abbiamo proprio un programma specifico che si chiama Tannico Intelligence che è dedicato alle cantine, per cui le cantine con cui lavoriamo  hanno accesso a questa piattaforma nella quale riescono a vedere tutti i dati che raccogliamo sulle vendite, ma anche i profili demografici dei loro clienti ed è uno strumento utilissimo per loro perché  le cantine  non avevano mai avuto dati di mercato in rete.  Noi utilizziamo gli algoritmi per mille cose diverse, dal riordino, alla dotazione del magazzino al suggerire i prodotti più giusti per ogni utente.

Tannico ha ricevuto finanziamenti o altri tipi di aiuto?

Siamo partiti con un primo finanziamento fatto da noi direttamente, poi nel corso degli anni abbiamo raccolto intorno ai 5 milioni di euro da fondi di investitori privati.

Tannico guarda ai mercati esteri, quali difficoltà si riscontrano e soprattutto quali possono essere i vantaggi?

Abbiamo aperto sei mesi fa le spedizioni in più di 20 paesi: copriamo quasi tutta l’Europa, la Svizzera, gli Stati Uniti e il Giappone. Nel mondo del vino è una cosa abbastanza rara perché la burocrazia è molto complessa. Questo però fa sì che riusciamo a portare il nostro catalogo di prodotti più o meno in tutto il mondo e ci sentiamo un po’ gli ambasciatori del vino italiano. È un servizio che diamo anche alle cantine perché ce ne sono alcune di dimensione ridotta che non riescono ad aprirsi ai mercati esteri e quindi attraverso Tannico arrivano anche lì. In futuro ci aspettiamo degli sviluppi importanti.

La ricetta di Tannico per battere la concorrenza?

L’esperienza e i servizi che abbiamo lanciato in questi anni hanno già decretato un vincitore sul mercato. I dati dei bilanci del 2017 fanno vedere che siamo quasi tre volte più grandi rispetto al secondo sul mercato, quando più o meno 2 anni fa eravamo allineati, per cui in questo momento il concorrente vero di Tannico è Tannico.

Parliamo del prodotto, quali vini commercializzate?

Tutto lo scibile del vino italiano di eccellenza, poi abbiamo una selezione di vini francesi, di champagne e di distillati da collezione.

Come è composto il team?

È composto da una trentina di persone tutte giovani, con un’età media di 30 anni circa divisi una parte per la tecnologia, una parte agli acquisti, una parte editoriale, comunicazione, social media, amministrazione, finanza e controllo e marketing.

Nei prossimi anni l’e-commerce è destinato a crescere. Che consiglio darebbe ai tanti giovani che vogliono intraprendere un simile percorso?

Di stare molto attenti, dove c’è un prodotto con il barcode c’è Amazon e dove non c’è Amazon molto spesso la nicchia è già occupata, per cui occorre fare molta attenzione nello scegliere il canale e il target giusto.

Infine, una curiosità quando possiamo dire che un vino è tannico?

Il vino è tannico quando ha parecchi tannini che sono quella sostanza che una volta degustato il vino richiamano un po’ lo stesso effetto del carciofo che allappa un po’ la bocca.

 

 

Per saperne di più sull’ e-commerce leggi l’approfondimento di Cliclavoro!

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