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Innovazione Sociale: Intervista a Lorenzo Maternini

Origini bresciane, classe 1984, segni particolari: uno sguardo illuminato sul mondo e sul futuro.

Lorenzo Maternini è vice presidente e socio fondatore di TAG - Talent Garden, a livello europeo la più grande rete di coworking che unisce gli innovatori del digitale e della comunicazione sostenendoli nel percorso di creazione del proprio business. Qualche numero per fotografarne la dimensione: 16 campus, di cui 13 in Italia, 1300 talenti, 35 mila membri; 300 gli eventi organizzati solo nello scorso anno.

Dal 2014 Maternini porta avanti il Supernova Festival, germogliato all’interno di Talent Garden e che annualmente chiama a raccolta il mondo dell’industria, dell’innovazione e della creatività nelle città di Torino e Brescia. L’edizione numero 3 del Festival si è tenuta dal 27 al 29 maggio nel capoluogo piemontese e una seconda si terrà dal 30 settembre al 2 ottobre 2016 nel Bresciano.

Nell’intervista che segue Maternini racconta le tappe di questo percorso. Ma va oltre. Con l’entusiasmo e la passione che appartengono ai “visionari”, ma senza mancare di praticità, parla di innovazione quale strada maestra per “costruire una cultura del cambiamento” e per progettare un futuro a misura dei nostri talenti.

Come nasce Talent Garden?

Talent Garden nasce dalla voglia e dall’esigenza di creare una squadra, una rete di professionisti, tutti di alto livello e con la stessa passione per le tecnologie digitali, che potessero lavorare in un unico luogo e fare sistema tra di loro. L’idea era quella di unire le forze per superare le grandi sfide di mercato. E così è nato TAG, un posto di coworking che radunasse i migliori talenti, le eccellenze in ambito digitale all’interno di una città. Non si trattava di un modello legato ad una singola città ma a molteplici realtà cittadine, facendo nascere e potenziando il tessuto di innovazione di ogni città formato da startup, da freelance, ma anche da grandi aziende che decentrano i loro professionisti nell’innovazione e nel marketing, e li portano a lavorare in un posto come Talent Garden per creare sinergia, per fare sistema con le realtà più innovative di ogni singolo territorio.

 

Qual è il denominatore comune e quali le differenze tra le diverse realtà in cui è presente TAG?

Innanzitutto, il denominatore comune è proprio il tipo di professionista che abita uno spazio di Talent Garden, dico abita perché è davvero un ecosistema dove professionisti, startup e aziende lavorano, ma è più di un ufficio: è un posto dove si creano esperienze di lavoro, si scambiano idee e si collabora. Ogni spazio ha questo leitmotiv, che è rappresentato anche dal tipo di arredamento e dal tipo di ambientazione: i Talent Garden, infatti, hanno sede nel centro delle città perché è da lì che nasce questa voglia di innovazione. E qui sta anche la differenza, perché ogni Talent Garden non può essere scorporato dalla propria città ed è legato alle specificità locali e alle persone che ne fanno parte.

 

“Costruire una cultura del cambiamento” è un traguardo a cui punta il suo impegno di innovatore. Ma qual è la sua idea di cambiamento? Quali le tappe di questo percorso?

Troppo spesso quando si parla di innovazione si confonde questo concetto con quello di tecnologia. In realtà, la prima innovazione nasce dal modo di lavorare; basti pensare che il concetto di open innovation – tema che ricorre frequentemente di questi tempi – non riguarda l’ambito della tecnologia ma l’approccio culturale che si deve avere nel mondo del lavoro. Anche il coworking è un approccio culturale, così come lo è lavorare con le startup; o, ancora, innovare nel proprio lavoro è un approccio prima culturale che tecnologico. Ecco perché dico che il vero cambiamento in Italia dev’essere un cambiamento culturale, non si può pensare di fare innovazione con gli stessi paradigmi del passato.

 

In che modo e in quale direzione sta cambiando il mondo del lavoro?

Le nuove tecnologie probabilmente sostituiranno l’uomo negli aspetti pratici, nel manifatturiero, ma l’uomo avrà un valore sempre più forte, quello di creare, di progettare. Per questo non bisogna aver paura della tecnologia.

 

Maternini parla poi dei passi avanti da compiere nel mondo dell’industria e del dialogo tra questa e i giovani, un dialogo possibile ma non ancora pienamente riuscito …

L’industria, oggi, deve aprirsi al confronto con l’esterno, andare oltre i propri confini territoriali per capire come sta cambiando il mondo; si pensi all’”internet delle cose”, che sta trasformando l’ambiente industriale. Parallelamente, deve anche aprirsi ai giovani: l’innovazione sta nel dialogo tra questi due mondi.

 

E che ruolo ha l’innovazione, in particolare nel nostro Paese?

Il primo fattore è l’internazionalizzazione. La vera innovazione si fa pensando a un sistema europeo, guardando a cosa sta accadendo a Barcellona, a Berlino, a cosa sono le smart cities londinesi. Se lavoreremo in quest’ottica, le ricadute nel nostro Paese, nelle nostre città saranno automatiche; se invece ci chiudiamo in un sistema tutto italiano, avremo perso la partita in partenza.

 

Qual è la sua “ricetta” anti-crisi, cosa occorre per far crescere le nostre imprese?

Al di là dell’aspetto meramente pratico-economico, occorre recuperare il concetto di “visione”. Se si pensa al boom economico italiano, questo si basava su progetti altamente visionari, orientati allo sviluppo. Oggi rischiamo di guardare troppo alle soluzioni momentanee. Dovremmo cominciare a chiederci “dove vogliamo andare?”, oltre a porci il problema dell’oggi, problema che si supera se si ha un progetto per i prossimi vent’anni. Così recupereremmo lo spirito di innovazione. Quando, ad esempio, si parla di startup, non basta parlare solo di incentivi, di interventi a breve termine, ma bisogna saper cogliere il valore che la startup può portare.

 

Quali risultati sono stati raggiunti da quando è iniziata l’”avventura” di “Supernova” ad oggi che giunge alla sua terza edizione?           

Supernova nasce proprio con l’obiettivo di parlare di innovazione, non solo di tecnologia, portando in piazza le startup, gli innovatori e le grandi industrie, raccontandoli al pubblico e facendoli conoscere fra di loro. Tre anni fa è nato come un azzardo, provando a creare un format di innovazione che però avesse una parte esperienziale fortissima, quasi fosse una fiera nel centro della città, e così si è evoluto. Quest’anno la terza edizione presenta dei forti connotati internazionali, con relatori provenienti da tutto il mondo, e tanti saranno i brand coinvolti. Racconteremo come si fa innovazione, porteremo nelle piazze il lavoro e i lavoratori per far toccare con mano le esperienze innovative in termini pratici.

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