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Namastè, la storia di una bocconiana che aiuta i disoccupati a trovare lavoro

Dei ventotto anni ha tutto il coraggio appassionato e l’inarrestabile capacità di sognare. Ma Teresa Scorza, fondatrice della cooperativa sociale “Namastè”, alle spalle ha già una laurea all’Università “Luigi Bocconi” di Milano e un’esperienza professionale in una grande azienda. E ancora, ha la determinazione ad impegnarsi per fare del proprio sogno un progetto concreto e condiviso, anche a costo di rinunciare ad una carriera già avviata. Si chiamerà “ZeroPerCento” e sarà un negozio solidale di prodotti a chilometro zero che aprirà le porte ai disoccupati e alle famiglie milanesi in difficoltà economiche. Tutto pronto, o quasi, per l’inaugurazione, prevista già nei mesi scorsi: la cooperativa è ancora alla ricerca di un locale adeguato. Intanto, il progetto va avanti e riceve sempre maggiori adesioni e interesse.  

Nell’intervista che segue conosceremo più da vicino questa iniziativa, il modo in cui si occuperà di reinserire nel contesto lavorativo le persone disoccupate e come contribuirà al benessere sociale della comunità cittadina. Un percorso in costruzione con una missione che punta in alto.

Cos’è “Namastè” e come nasce?

“Namastè” è una giovane cooperativa sociale, nata lo scorso febbraio a Milano. Il progetto è quello di aprire un negozio a chilometro zero che venderà prodotti alimentari e non. La peculiarità è la nostra volontà di assumere solo persone in difficoltà e disoccupate da almeno sei mesi. Ma puntiamo anche, in una fase successiva, a diventare un emporio solidale per dare delle spese a tasso agevolato alle famiglie che vivono in condizioni economiche critiche.

 

Chi sostiene il progetto e in che termini? Avete fatto ricorso anche al crowdfunding …

A maggio abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi che è durata circa un mese. Il crowdfunding non è semplicissimo, soprattutto quando non si ha un prodotto concreto, qualcosa di tangibile; la nostra è un’idea che sta concretizzandosi, non abbiamo ancora una location. È stata comunque una buona occasione per farci conoscere, abbiamo incontrato diverse cooperative, fondazioni, associazioni e realtà del Terzo Settore disposte a collaborare con noi, che si aggiungono alla rete che abbiamo costruito in questi mesi.

 

Che tipo di investimento economico occorre?

L’investimento iniziale è quantificabile in circa 50 mila euro, che ci permetterebbero di partire con le prime assunzioni, di acquistare gli arredi e le materie prime. Contiamo di ricevere uno spazio dal Comune o da altri enti, così da non dover sostenere anche la spesa di un affitto commerciale. Intanto, abbiamo partecipato a bandi regionali e comunali di cui a breve sapremo l’esito.

 

Quali realtà, locali e non, saranno coinvolte?

Coinvolgeremo gli agricoltori, le piccole realtà imprenditoriali locali e altre cooperative sociali che saranno i nostri fornitori. Il cliente potrà così acquistare i prodotti del territorio e conoscerne la provenienza e la storia.

 

Che aiuto concreto darete alle persone in difficoltà in un’ottica di inserimento/reinserimento lavorativo? Il progetto prevede anche una “bottega dei mestieri”…

Al dipendente offriremo non solo l’opportunità di un’esperienza lavorativa ma lo supporteremo anche in un percorso di formazione ad hoc mirato a migliorare le proprie competenze e a prepararsi ai futuri sbocchi lavorativi sulla base delle proprie aspirazioni e capacità. Sarà questa la missione della scuola dei mestieri.

 

Quale sarà il valore aggiunto di comprare in un supermercato solidale come il vostro?

Il sostegno ai piccoli agricoltori lombardi, la genuinità dei prodotti che vuol dire anche salute e, soprattutto, lo scopo stesso del progetto, quello di essere business sociale: chi compra da noi non fa la classica donazione ma compra un prodotto di qualità e, grazie all’acquisto che il cliente fa, quei profitti vengono reinvestiti all’interno della comunità.

 

Perché la scelta di Milano? Come pensi possa rispondere la città a questa iniziativa?

È una scelta in primis dovuta alle mie origini gallaratesi e perché lavoro a Milano. Ma anche perché pensiamo sia una città che risponde bene a questo tipo di iniziative e di prodotti, con un tessuto di associazioni e cooperative molto forte e valido.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere l’impegno nel sociale anziché una carriera in linea con la laurea alla “Bocconi” e a dire di no all’offerta di una grossa azienda?

Hanno influito sicuramente i valori con cui sono cresciuta e le esperienze che ho fatto indipendentemente dalla carriera professionale. Sono sempre stata coinvolta in attività di volontariato. Quando ho iniziato a lavorare in azienda, non mi sentivo pienamente gratificata, anche se il lavoro e l’ambiente mi piacevano, ma ho capito che non era quella la mia strada. E ho scelto l’impegno nel Terzo Settore. L’importante è fare quello in cui si crede e che ci soddisfa.

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