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Crowdfunding

Raccolta di fondi attraverso il web, finanziamento dal basso, microfinanza, sono molte le definizioni che vengono date al crowdfunding. Il termine, secondo la definizione di Consob, indica il processo con cui più persone (folla, crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere utilizzando siti internet (“piattaforme” o “portali”) e ricevendo talvolta in cambio una ricompensa.

Il sistema sfrutta la potenza virale del web per raccogliere fondi e attrarre finanziamenti che altrimenti sarebbero di difficile reperimento, divenendo quindi alla portata di tutti.

Le piattaforme di crowdfunding
facilitano l’incontro tra la domanda di finanziamenti da parte di chi promuove i progetti e l’offerta di denaro da parte degli utenti. Questi siti web  semplificano procedure e riducono i costi: si può contribuire a qualsiasi progetto con un importo minimo anche di poche decine di euro. Si possono distinguere in generaliste (progetti di ogni area di interesse) o tematiche, specializzate in progetti di particolari settori, ma le forme sono molteplici e si distinguono a seconda del tipo di rapporto che si instaura tra il soggetto che finanzia e quello che ha richiesto il finanziamento. La Consob, specificando che sono modelli esemplificativi che non esauriscono l’insieme delle forme di crowdfunding, ha classificato le seguenti piattaforme:
  • modello "donation based": piattaforme in cui è possibile fare donazioni per sostenere una determinata causa o iniziativa senza ricevere nulla in cambio, ad esempio sostenere la campagna elettorale di un candidato per favorirne l’elezione
  • modello "reward based": partecipare al finanziamento di un progetto ricevendo in cambio un premio o una ricompensa ma non in denaro, ad esempio, finanziare uno spettacolo teatrale per avere in cambio il biglietto per assistere alla rappresentazione
  • modello di "social lending" o "peer to peer lending": realizzare prestiti tra privati, ricompensati con il pagamento di interessi ed effettuati per il tramite di piattaforme online
  • modello "royalty based": si finanzia una determinata iniziativa ricevendo in cambio una parte dei profitti
La formula “equity-based crowdfunding” riguarda invece l’investimento online al fine di acquistare un titolo di partecipazione in una società: la rete di finanziatori ottiene quindi quote o azioni della società e in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

L’Italia è il primo Paese nel mondo ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding
. Anche altri Paesi all’avanguardia nel settore, come gli Stati Uniti, hanno fatto rientrare il fenomeno nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti. La normativa italiana regola per ora solo le startup innovative che sono disciplinate dalle norme introdotte dal decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221); l’attenzione su queste piccole imprese è motivata dal fatto di considerare le startup innovative un motore per la crescita economica del Paese. Per essere tali, le startup devono essere impegnate in settori innovativi e tecnologici o a vocazione sociale. Possono offrire i propri strumenti finanziari (anche) attraverso portali on-line solo se sono iscritte in una sezione speciale del registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dove è possibile acquisire le principali informazioni sulle società.

La Consob ha il compito di disciplinare il fenomeno nel senso di creare un “ambienteaffidabile per ottenere la fiducia degli investitori. Ha adottato il nuovo regolamento il 26 giugno 2013 per permettere alle startup di raccogliere fondi online.

Per assumere le informazioni necessarie a decidere se investire (tramite internet) in strumenti finanziari emessi da start-up innovative gli investitori consultano i portali on-line che si occupano di equity crowdfunding: le piattaforme sono vigilate dalla Consob e facilitano la raccolta del capitale di rischio delle startup innovative.

Le categorie abilitate dalla Consob ad operare sono due: i gestori di diritto e i gestori professionali. Tra i primi rientrano le imprese di investimento e le banche autorizzate ai relativi servizi, i secondi sono tutti gli altri.
Il gestore di diritto può cominciare ad operare dopo una preventiva comunicazione alla Consob di inizio attività, a seguito della quale sarà iscritto nella sezione speciale del registro dei gestori.
Il gestore professionale deve invece dimostrare di avere tutti i requisiti previsti dal regolamento (si effettua una istruttoria di verifica da parte dell'autorità di vigilanza).

Tra i vincoli, per legge è richiesta la presenza obbligatoria di investitori "professionali" come banche, fondazioni bancarie, incubatori di startup per almeno il 5% del capitale.

A pochi mesi dall’approvazione del regolamento, alcune piattaforme sono ancora in fase di avvio, ma c’è una prima società ad aver chiesto e ottenuto l’autorizzazione a operare come intermediaria dalla Consob. Il portale si chiama StarsUp.

Una volta che si diventa soci di una startup
, si può partecipare alla vita societaria esercitando - ove previsto - il diritto di voto nelle assemblee o esaminando e approvando i bilanci societari. Occorre leggere attentamente la documentazione che normalmente la società mette a disposizione dei soci (il portale, una volta conclusa l’offerta, non è obbligato a pubblicare questa documentazione, pertanto occorre visitare il sito internet della società e controllare che continui a possedere i requisiti di startup innovativa. Le informazioni elencate dal “Decreto crescita bis” vanno aggiornate almeno ogni sei mesi).

Per tutti i dettagli sugli investimenti nell’ambito dell’equity crowdfunding visita il sito della Consob.

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