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I FabLab

Un FabLab è un laboratorio incentrato sull’autoproduzione, aperto al pubblico e provvisto di moderne macchine di fabbricazione digitale, ovvero macchine al taglio laser (o ad acqua o plasma), fresatrici a controllo numerico, stampanti 3D.

Questi strumenti d’avanguardia sono in grado di trasformare idee in prototipi e prodotti di altissima qualità, a costi bassissimi rispetto all’industria tradizionale e, soprattutto, customizzati secondo le proprie esigenze e la propria espressione personale.  

Il termine FabLab è l’abbreviazione di Fabrication Laboratory, letteralmente “laboratorio di fabbricazione”.

L'idea di FabLab nasce nel 2001 al MIT – Massachusetts Institute of Technology, dove il professor Neil Gershenfeld riceve un finanziamento per aprire il Center for Bits and Atoms: un luogo dove trasformare “bit” in “atomi”, cioè trasferire disegni e progetti realizzati con dei computer a delle macchine in grado di realizzarle in tempi brevi.

Si può pensare ad un FabLab come ad un luogo di formazione tecnica e invenzione dal basso fondato sull'assunto del "se faccio imparo", dove persone con formazioni eterogenee si incontrano e condividono le proprie idee e conoscenze: studenti, educatori, programmatori, makers, designer e inventori.

In questi laboratori è inoltre presente una folta libreria di software open source per la progettazione, la modellazione, la grafica, il ritocco fotografico. Tutto quello che avviene all’interno di un FabLab viene condiviso e reso accessibile a tutti i partecipanti.

Gli utenti imparano sia a progettare e fabbricare utensili e tecnologia in piena autonomia, sia a realizzare progetti di altri utenti rilasciati sotto licenze Creative Commons. Pertanto, l'aspetto educativo è basato sulla diffusione di un approccio open source alla produzione di processi e di conoscenza in generale.

Ma quali sono le condizioni affinché il proprio laboratorio possa essere considerato un FabLab?
 

  1. L'accesso al laboratorio deve essere pubblico, almeno in una parte della settimana.
  2. Il laboratorio deve sottoscrivere e mostrare, all'interno del proprio spazio, la Fab Charter, ossia l’atto costitutivo compilato per la prima volta nel 2007 che raccoglie valori, diritti, responsabilità e regole da rispettare per operare nella rete internazionale dei FabLab. (consulta la versione in italiano)
  3. Il laboratorio deve adottare un insieme di strumenti e processi condivisi con tutta la rete dei FabLab. Il MIT ha stilato una lista che definisce le tipologie di strumentazione minime, ma è possibile utilizzare anche apparecchiature di altre marche.
  4. Il laboratorio non può isolarsi. Deve essere attivo e partecipe della rete globale dei FabLab, creando valore grazie alle esperienze locali riversate all'interno della rete.

Un ambiente di questo tipo mira alla massima apertura a tanti diversi utilizzatori, assicurando flessibilità di utilizzo grazie alla compresenza di realtà diffuse a livello internazionale ma dalla spiccata connotazione locale espressa dal legame con le aziende del territorio.

Vuoi saperne di più? Visita il FabLab più vicino a te!

Per aprire un FabLab non basta comprare delle macchine d’avanguardia e installarle. 

E’ fondamentale costruire una community di persone appassionate attorno all'idea e cercare di fare in modo che collaborino tra di loro.

Ogni FabLab ha una storia diversa, così come diverse sono spesso le motivazioni, gli obiettivi e le risorse che ne determinano la nascita. Vi sono ad esempio FabLab nati "dall'alto", per iniziativa di enti pubblici o privati, e vi sono tanti laboratori che nascono "dal basso", grazie alle energie e alla volontà di gruppi di persone.

I requisiti essenziali, in tutti i casi, sono la disponibilità di uno spazio, l'apertura regolare di questo spazio al pubblico, la condivisione di un insieme minimo di macchinari comuni a tutti i laboratori.

Il primo aspetto da considerare è cosa offre il territorio e quali risorse si hanno a disposizione.
Questo tara i servizi di cui avrà bisogno, come ad esempio nel settore abbigliamento, moda o nel cinema a seconda delle specificità e delle esigenze del luogo dove si sviluppa.

Per risorse si intende: 

  • Una sede Un gruppo di persone che costituirà il perno del FabLab
  • Risorse economiche
  • Macchinari artigianali
  • Imprese artigiane con cui stabilire accordi di collaborazione o anche solo di ospitalità
  • Enti pubblici locali (bandi di finanziamento, accordi per eventi e formazione)
Si può procedere poi con la realizzazione del laboratorio, il che vuol dire definire le attività, il modello di business e progettare tutti gli aspetti immateriali, ovvero la community, i processi e i servizi. 

I finanziatori dei Fab Lab possono essere aziende private come nel caso di Torino, università, come nel caso di Boston e, in altri casi, enti governativi.

Nella FabWiki  si possono seguire le discussioni della comunità sui business model da adottare: uno dei business model propone proprio il tema dell'incubazione, configurando il laboratorio come un'infrastruttura di slancio e supporto per i piccoli imprenditori.

La parte più delicata consiste nel creare le condizioni perché il laboratorio cresca e si mantenga. Può essere utile entrare in contatto con altri Fab Lab per vedere come funzionano nell'operatività quotidiana e per chiarire le proprie idee.

Pur non esistendo modelli formali su come creare un Fab Lab, il processo viene controllato dal team del MIT, in modo tale che ogni spazio possa essere in contatto con l''intera rete di laboratori tramite un sistema comune di videoconferenza con sede proprio all'università di Boston, usato per riunioni virtuali, conferenze e la possibilità di fruire del programma di formazione di cinque mesi della Fab Academy, diretto e gestito direttamente da Neil Gershenfeld.

Il portale istituzionale “Fab Central” è ricco di  video esplicativi, talks, eventi, presentazioni, specifiche tecniche, progetti condivisi, nonché la lista con i link internet a tutti i laboratori della rete mondiale e permette inoltre l'accesso ad una grande quantità di documenti, saggi, interviste, articoli, libri, ed in primis alla Fab Charter.

Inoltre chi intende aprire un proprio laboratorio può usufruire del servizio di supporto e consulenza iniziale della Fondazione Make in Italy, che organizza incontri e workshop periodici.

L’obiettivo primario del FabLab è quello di favorire la diffusione delle conoscenze digitali e della cultura del fabbing, per portare le persone a produrre autonomamente gli oggetti. 

Il laboratorio di fabbricazione è considerato l'equivalente spazio fisico della comunità in cui può avvenire la condivisione della conoscenza, il luogo d'incontro e di formazione idoneo ad unire la teoria con la pratica, creando un ponte tra Università, artigiani ed imprese.

Pensando all'Italia, in cui la punta di diamante della produzione manifatturiera è la forza dell'artigianato, il FabLab può configurarsi come trait d'union tra artigiani “analogici” e la nuova schiera di giovani artigiani “digitali”. I primi, portatori di quelle conoscenze uniche che hanno determinato il successo dell'Italia nel design, nella meccanica e nell'abbigliamento; i secondi, produttori di nuove tecnologie, in grado di prototipare rapidamente ed efficacemente oggetti distintivi ed unici nel proprio genere. 

La comunità di riferimento di questo empowerment è molto variegata: studenti, professori, esperti, professionisti, aziende con un’offerta differenziata in termini di affitto, fruizione gratuita o consulenza tramite corsi e workshop.

Il FabLab  offre servizi e pacchetti per aziende, università e startup, proponendosi, di volta in volta, come facilitatore, incubatore o fornendo servizi custom di brainstorming, consulenza e formazione.

Flessibilità, bassi costi di produzione, basso livello di investimento, prodotti completamente personalizzati, diffusione della tecnologia, piccola scala di produzione, sono gli elementi comuni a tutti i laboratori.

Si può pensare al FabLab come ad una palestra dove svolgere corsi improntati alla cultura della manualità, vicini a imprese e persone, creando un matching tra domanda/offerta vantaggioso per tutti in termine di realizzazione di prodotto, cultura, creatività ed innovazione.

I legami con le imprese sono parte integrante di un percorso formativo di tipo innovativo in cui, oltre a insegnare, si prova a raccontare in modo diverso la cultura del paese.

Per comprendere la portata del fenomeno FabLab, seguirne gli sviluppi e la diffusione è sufficiente consultare la lista ufficiale gestita direttamente dal MIT.

La nascita di maker facilities, hacker space e laboratori anche con organizzazioni informali è in costante accelerazione; eventi come il World Wide Rome e le prime Maker Faire europee accrescono il bacino di potenziali utenti interessati moltiplicando le iniziative a favore della nascita di nuovi Lab. In questa fase è particolarmente forte l'interesse delle imprese più attente all'innovazione e alla tendenza in stile coolhunting verso questo fenomeno.

L’arrivo del movimento makers in Italia avviene attraverso due tappe fondamentali: 

  • Nel 2011 a Torino, presso la mostra Stazione futuro curata da Riccardo Luna viene allestito il primo laboratorio italiano che prende il nome di FabLab Italia
  • Nel 2012 a Roma, si svolge il WorldWideRome, un evento intitolato “Makers!” che porta sul palcoscenico in diretta streaming le storie di chi muove i suoi passi in questo terreno ancora sconosciuto al grande pubblico
La comunità dei makers e dei FabLab italiani si é raccolta all’interno del gruppo Fabber in Italia su Facebook. All’interno del gruppo é nata una mappatura dei FabLab che, al momento, conta 36 laboratori.

Le forme di apprendimento in questi spazi sono le più innovative e hanno come parole d’ordine la sperimentazione e la creatività. Si va dalla fabbricazione digitale alla realtà virtuale, dal problem solving al gaming e alla robotica. In questo modo si cerca di contrastare la dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile, favorendo la creazione di posti di lavoro specialistici nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Tra le best practices, segnaliamo quella di Fab Lab Roma Makers, il primo laboratorio della capitale attento alla formazione dei più giovani, a partire dalle scuole elementari, e al supporto di artisti e designer che si occupano di installazioni interattive o performance che coinvolgono le tecnologie.

Gli artigiani digitali stanno già cambiando l’economia e il mondo del lavoro dal basso, con una rivoluzione silenziosa che va incoraggiata e supportata. 
Durante la manifestazione Luci sul Lavoro (Montepulciano, 10-12 luglio 2014), Italia Lavoro ha riunito esponenti dei makers e li ha messi in relazione con decisori e pensatori.

Il risultato di questi incontri è il Manifesto Makers che raccoglie dieci proposte per rilanciare l’occupazione giovanile attraverso il sostegno concreto al fenomeno degli artigiani digitali.

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