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La Finanza a impatto sociale

Sul mercato del lavoro si sta affacciando una nuova generazione di imprenditori bramosi di associare alla produzione di reddito anche una forte motivazione collettiva e la produzione di valore sociale. Una tendenza, questa, confermata dal proliferare di iniziative imprenditoriali connesse alle piattaforme digitali della sharing economy e alla gestione dei beni comuni.

Particolare importanza, per lo sviluppo di un mercato del sociale solido e regolato, ha il tema dei sistemi di finanziamento.

In quest’ottica, un nuovo segmento di mercato in forte espansione capace di sostenere contemporaneamente processi di sviluppo, di innovazione e di inclusione sociale è quello della Finanza a impatto sociale o Impact Finance –  che sostiene investimenti legati a obiettivi sociali misurabili, capaci di generare al contempo rendimento economico per l’investitore e benefici per la collettività.

Le imprese sociali rappresentano un settore vivace e dinamico che ingloba esperienze diverse, per storie e culture di provenienza, ma tutte legate da un obiettivo comune: migliorare la vita delle comunità.

Conseguire un impatto sociale positivo rappresenta l’obiettivo fondamentale di un’impresa sociale ed è parte integrante e permanente della sua attività.

Gli investimenti ad impatto – o impact investing – si caratterizzano, dunque, poiché concepiti attorno agli obiettivi di impatto sociale da raggiungere; costruiti su modelli di misurazione di tale impatto e resi sostenibili attraverso il connubio tra obiettivi di impatto raggiunti e remunerazione del capitale investito.

Proprio con l’obiettivo di catalizzare lo sviluppo dell’impact investing nei Paesi G8 (oggi G7) - Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, ad esclusione della Russia e con l’aggiunta di Australia e Unione Europea - il Gabinetto britannico in occasione del Social Impact Investment Forum tenutosi a Londra il 6 luglio 2013 ha istituito La “Social Impact Investment Task Force”.

L’Advisory Board italiano - ADB è rappresentato dai numerosi esperti e operatori della finanza ad impatto e dell’imprenditorialità sociale, oltre che della finanza tradizionale, e si avvale del contributo di interlocutori istituzionali come il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero degli Affari Esteri.

La Task Force ha presentato un rapporto generale, nel settembre 2014, insieme a rapporti nazionali sviluppati dagli specifici gruppi di lavoro costituiti nei Paesi partecipanti.

Unendo le stime del mercato degli investimenti ad impatto sociale con quelle della finanza sociale, il Rapporto della Social Impact Investment Task Force rileva che nel 2020 potrebbe generarsi un mercato complessivo di circa € 250 miliardi. Alla luce di questo dato, lo studio delinea alcune possibili strategie per potenziare l’impact investing, dal momento che si tratta ancora un fenomeno di nicchia anche se si prevede una sua crescita esponenziale nei prossimi decenni.

 

Ma come si misura l’impatto sociale?

 

La misurazione della performance sociale rimane un requisito indispensabile per lo sviluppo della finanza a impatto, specie se si vuole evidenziare il ruolo centrale che l’economia sociale può ricoprire nello sviluppo socio-economico del nostro Paese.

Una premessa circa il concetto di impatto sociale è necessaria per inquadrarne il relativo processo di misurazione: occorre spostare il focus “da una prospettiva output-oriented a una prospettiva outcome-oriented”.

Mentre gli output indicano i risultati immediati, concreti, tangibili delle attività dell’organizzazione, gli outcome rappresentano cambiamenti più profondi e strutturali verificabili nel medio o lungo periodo.

Si tratta di analizzare, prima, la situazione sociale che fa difficoltà, e di prospettare e descrivere, poi, la nuova e diversa situazione che s’intende attuare con il proprio intervento: quali cambiamenti nella vita delle persone desideriamo generare e verificare? Questi cambiamenti rappresentano effettivamente una possibile soluzione? E che dire del punto di vista dei beneficiari? Condividono gli obiettivi che stiamo proponendo?

Oltre ad una funzione di crescita interna e di trasparenza, una buona misurazione dell’impatto sociale aiuterebbe i soggetti dell’imprenditorialità sociale a comprovare la loro importanza per la comunità, potenziando, dal lato dell’impresa, l’accesso alle fonti finanziarie e fornendo, dal lato degli investitori, un fattore aggiuntivo su cui basare le future scelte di investimento.

 

Vuoi saperne di più sugli strumenti della finanza sociale? Consulta la scheda che segue!

Esistono due tipologie di strumenti in uso nell’offerta finanziaria per il sociale, oltre a una serie di “ibridi”: strumenti di debito e strumenti di equity.

La ricerca “Supply – demand gap analysis”, condotta dal Consorzio Koinon nell’ambito del progetto europeo “Attracting communities towards social enterprise investment - ACT SOCIAL”,  fornisce un quadro chiaro in tal senso.

 
    1. Gli strumenti di debito 
 

Si tratta di quella parte di capitale di un’impresa costituita da crediti concessi da altri soggetti. In questa tipologia rientrano sia forme di finanziamento più radicate nel sistema nazionale che altri strumenti di più recente sperimentazione e mutuati da esperienze estere. Nel dettaglio, consideriamo:

A proposito delle buone pratiche di credito tradizionale e credito mutualistico in Italia, un’esperienza degna di nota è rappresentata dal riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Una volta confiscati, i beni sono consegnati a titolo gratuito ad istituzioni, associazioni e cooperative, le quali si occupano della loro gestione creando opportunità di crescita economica, nuovi posti di lavoro e quindi di un miglioramento della società.

I Social Impact Bond invece sono quasi del tutto assenti nel mercato italiano. Tuttavia il Ministero della Giustizia ha affidato a Human Foundation lo studio di fattibilità di un Social impact bond/Pay for success per la sperimentazione di interventi nel settore del reinserimento socio-lavorativo dei detenuti.

 

     2. Gli strumenti di equity

 

In via di prima sperimentazione e ancora in stato embrionale sul fronte italiano, l’equity rappresenta una partecipazione al capitale dell’azienda/impresa sociale in cui si investe. Gli strumenti di equity più sviluppati sono:

  • Social Impact Fund: fondi che investono sotto forma di capitale di rischio in imprese o organizzazioni con l’obiettivo di generare un impatto sociale o ambientale misurabile insieme ad un ritorno di tipo finanziario 
  • Venture Philantropy: una serie di iniziative mirate a generare e rafforzare le organizzazioni sociali attraverso un sostegno sia di tipo finanziario sia non finanziario (es. capacity building), con l’obiettivo di accrescerne l’impatto sociale  

È vero che si stanno diffondendo anche strumenti particolarmente innovativi come i prestiti peer to peer e l’equity crowdfunding, ma questi rimangono una ridottissima nicchia all’interno di questo mercato.
Nel primo caso, il prestito avviene online senza l’utilizzo di istituzioni finanziarie professionali come intermediari, usando differenti piattaforme e strumenti di verifica finanziaria.

Nel secondo caso, si tratta della raccolta di capitali che consente agli investitori potenziali di sottoscrivere le azioni e/o le quote di startup o PMI innovative.

L’Unione Europea ha promosso nel corso degli ultimi anni lo sviluppo e la diffusione dell’economia sociale dedicando un’attenzione particolare all’impact investing. Il piano strategico dell’UE volto a creare un quadro omogeneo per l’imprenditoria sociale in Europa è stato delineato nel 2011 dalla Social Business Initiative avente tra l’altro l’obiettivo di sviluppare un sistema standard di rendicontazione sociale.

In questo quadro, il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) ha lanciato il Social Impact Accelerator (SIA), il primo partenariato pubblico-privato paneuropeo per l’impact investing. Si tratta di un esempio tangibile di social impact fund finalizzato a sostenere finanziariamente le imprese sociali con una dotazione di 60 milioni di euro.

Un caso virtuoso di venture philantropy che spicca nel panorama internazionale è, poi, Acumen Fund: creato grazie a investitori come la Rockfeller Foundation, Cisco Systems Foundation e tre filantropi, è finanziato dalla Melinda e Bill Gates Foundation e Google. Acumen Fund sostiene le organizzazioni impegnate nella lotta alla povertà e ad oggi ha investito oltre 90 milioni di dollari nelle economie in via di sviluppo.

Significativa anche l’esperienza di Root Capital, la cui missione è quella di investire in ambito rurale e che si rivolge alle piccole e medie imprese impegnate in progetti di sostenibilità agricola e ambientale. Root Capital interviene nel cosiddetto “missing middle” in favore di quegli imprenditori che non accedono ai canali tradizionali di finanziamento.

Infine, la Deutsche Investitions- und Entwicklungsgesellschaft (DEG) è un’istituzione finanziaria del gruppo KfW, la banca per lo sviluppo della Germania, che fornisce sostegno economico e  consulenze alle imprese tedesche interessate a sviluppare attività nei paesi emergenti. La DEG si  distingue positivamente per la capacità di misurazione della qualità imprenditoriale degli investimenti a cui contribuisce.

 

E in Italia?

 

Fattori favorevoli allo sviluppo di fondi con obiettivi di impatto sociale si stanno consolidando anche nel nostro Paese.

Oltre Venture è il primo fondo di social venture capital in Italia che, dal 2006, come società in accomandita per azioni, investe in imprese sociali apportando capitali, competenze manageriali e know-how in campo sociale.

Fra le altre bune prassi citiamo Insitor e Opes Impact Fund, entrambi operanti nei Paesi emergenti; e il caso, in fase di sviluppo, di Human Foundation.

Insitor Impact Fund, sostenuto da filantropi italiani, investe in imprese sociali in Cambogia, Laos, Vietnam, Thailandia, India, Pakistan, e Birmania, startups e early-stage businesses che abbiano l’obiettivo e la capacità di migliorare la qualità della vita delle comunità rurali che hanno ancora accesso limitato o inesistente  a cibo sano, acqua pulita, alloggi decenti, cure sanitarie, energia e servizi finanziari minimi.

Opes Impact Fund, fondazione promossa da Acra, Fem, Microventures e Altro mercato, opera invece, da inizio 2013, per fornire soluzioni sostenibili ai problemi che affliggono il segmento delle cosiddette low-income families in Africa orientale (Tanzania, Kenia, Uganda) e in India.

Infine, c’è Human Foundation che dallo statuto evidenzia l’intenzione di creare e promuovere nuovi strumenti di investimento finanziario ed in particolare la costituzione di fondi ad impatto sociale.

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