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Professione "maker"

Una volta si chiamavano artigiani e lavoravano dentro le botteghe rinascimentali, oggi invece si chiamano makers e animano i FabLab, offi­cine auto­ge­stite in cui stru­menti e cono­scenze ven­gono messi in comune. 

I makers (dal verbo inglese «make», fare)  sono artigiani digitali, che a competenze manuali e creatività uniscono l’utilizzo delle ultime tecnologie. A metà strada tra l’informatica e la manualità della costruzione, si interessano di tecnica, arte, design, sostenibilità e modelli di business alternativi.

Ma l’aspetto più singolare è che i nuovi artigiani sono prima di tutto «inventori»: creano oggetti utili per se stessi o a vantaggio della società intera, ispirandosi ai principi dell’open source, della libertà della conoscenza, della condivisione e riutilizzazione dei risultati, tanto da diventare i fautori di un vero e proprio movimento di innovazione dal basso.

I makers realizzano cose che soltanto pochi anni fa avrebbero chiesto ingenti risorse e competenze. Ci riescono anche con l’ausilio di quello che può essere considerato lo strumento chiave in questa rivoluzione: la stampante 3D.

Ma come si diventa Maker? Come lavorano questi artigiani digitali? Quali competenze devono possedere? E ancora, quali sono le loro prospettive occupazionali?

Per provare a rispondere a queste e ad altre domande, vi proponiamo l’intervista ad Alessandro Ranellucci, maker italiano che ha conquistato il mondo delle stampanti 3D.

Alessandro vive e lavora a Roma, dividendosi tra la progettazione di software e l'architettura Dal 2011, prima per curiosità e poi supportato da sponsor, fa ricerca nel campo della prototipazione rapida.
Ha scritto il software Slic3r che ha fortemente influenzato questa tecnologia ed è il cuore di una larga fetta delle stampanti 3D open source presenti al mondo. Fondatore della software house Pintle-BitBuilders e socio dello studio Supervisione dell’Architettura, è stato anche direttore della Fondazione Make in Italy cbd.
E ha solo 30 anni. 

 

Come ti sei appassionato al mondo dell’open source?  

La mia scoperta del mondo open source e free software risale a tanti anni fa, quando ero un ragazzino, ed è avvenuta proprio mentre cercavo di imparare e di migliorare le mie competenze. Sono stati proprio i progetti open a darmi la possibilità di capire come implementare un algoritmo, come strutturare un software, come gestire un progetto in evoluzione: di un progetto open source puoi vedere il codice e il funzionamento, e oltre ad imparare hai la possibilità di contribuire confrontandoti con chi ne sa più di te. Oltre a creare o migliorare gli strumenti software di cui hai bisogno hai l'occasione di mettere in mostra il tuo lavoro e di crescere professionalmente.

Come funzionano le stampanti 3D e quali sono le competenze necessarie per utilizzarle?

Disegni il tuo oggetto o lo scarichi da Internet; poi qualche clic e la macchina si mette al lavoro. Ad oggi questa tecnologia è diventata molto semplice e non servono particolari competenze per avviare una stampa. Più delicato è invece quello che c'è intorno: progettare un oggetto, definire i suoi meccanismi e infine disegnare il suo modello digitale che andrà in stampa sono tutte competenze da ritrovare nei percorsi formativi scolastici o universitari e comunque da acquisire con corsi o con l'esperienza. Idem per le eventuali tecnologie che serviranno per completare un oggetto oltre alle parti stampabili, come ad esempio l'elettronica. La stampa 3D è uno strumento potente, ma è tanto più potente quanto più lo si combina con altri strumenti.

Dalla moda agli oggetti quotidiani, dalla musica alla medicina, il mondo 3d è in continua evoluzione, quali prospettive apre in ambito professionale?

Le applicazioni più efficaci di questa tecnologia sono ad oggi quelle che si notano di meno. Le stampanti 3D sono diventate uno strumento comune in tanti laboratori e consentono ogni giorno di ridurre i costi e accelerare i processi di ricerca e sviluppo in tanti settori. Dai pezzi di ricambio ai supporti, dai giunti strutturali alle protesi, dai modelli in scala agli oggetti personalizzati. In molti settori la stampa 3D apre delle opportunità perché riduce gli investimenti necessari. Inoltre offre un complemento per tutti coloro che hanno acquisito competenze nella modellazione 3D, settore formativo molto sviluppato negli ultimi dieci anni, che finalmente beneficia di uno sbocco fisico, materico, oltre a quello virtuale già noto.

C’è una qualità comune a tutti i makers (e che apprezzi di più)?

La voglia di imparare. Perché ogni progetto non serve solo a risolvere una necessità o creare qualcosa, ma è l'occasione per percorrere nuove strade, per condividerle con altre persone, per combinare tecnologie diverse tra di loro.

Come possono le politiche pubbliche agevolare la diffusione dei makers?

Quella dei maker non è una professione ma è più una cultura comune a tante possibili professioni che forse non hanno neanche definizioni. Sono artigiani, nel senso più ampio del termine, e spesso si muovono in ambiti dove i capitali scarseggiano ma prevale la voglia di imparare, mettersi in gioco e magari mantenersi facendo quello che si ama. Gli ostacoli sono ancora una volta l'elevata tassazione e la burocrazia; quest'ultima è ancor più odiosa quando si applica a settori innovativi non ben coperti dalla normativa.

Hai rifiutato diverse proposte di lavoro all’estero. Perché e quali sono le sfide che ti poni personalmente?

In questi anni mi sono viziato scegliendo volta per volta i progetti su cui lavorare e rifiutando quello che non mi dava soddisfazione. La vita del libero professionista è fatta di vantaggi e svantaggi. Non mi sento pronto per entrare in un'azienda, sia pure grande e stimolante, dove qualcun altro ti dice quello che devi fare. Ma è una questione di mentalità, e in questa fase della mia vita preferisco ragionare così. E poi ho messo in piedi tante cose, e ho tanti progetti in corso, per cui mollare tutto non solo sarebbe psicologicamente difficile, ma anche piuttosto laborioso.

Cosa significa per te innovare e quale consiglio daresti a un ragazzo con tante idee da proporre?

Innovare? Per me vuol dire anche semplicemente proporre approcci diversi, non necessariamente fare scoperte rivoluzionarie. Spesso mi sono reso conto che quando fai qualcosa che ti piace, e provi gusto nel farla bene, il risultato ti apre delle opportunità. Qualcuno noterà il tuo lavoro e ti farà inaspettatamente qualche proposta lavorativa. So che non è così facile in tanti settori, e che la mia visione pecca di ingenuità, ma spesso la differenza non la fa avere le idee, ma realizzarle. Il successo, il divertimento, le opportunità sono nelle mani di chi le cose le fa. Il mio consiglio a chi ha tante idee è quello di cominciare ad attuarle, magari coinvolgendo altre persone: meglio condividere un'idea che lasciarla inattuata.

Il Manifesto Makers: la proposta di Italia Lavoro  
Wired: il sito web della rivista sulla cultura digitale 
Che Futuro: racconta le  storie di chi oggi immagina come costruire il futuro
Make in Italy: associazione volta a promuovere la cultura della personal fabrication
Domusweb: rivista che tratta di arte, design e nuove forme di produzione di contenuti 
Makerblog: il blog di Alessandro Ranellucci  
Roma makers: canale di informazione e social network sui maker a Roma  
Open Makers Italy: associazione di promozione sociale che propone e realizza progetti innovativi in ambito tecnologico per lo sviluppo di modelli di business alternativi e sostenibili
Artigianato Digitale: il sito italiano dedicato al movimento maker in Italia
Maker Faire Rome: il sito del più grande evento di innovazione al mondo

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