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Sharing Economy

Collaborare e condividere: sono gli elementi cardine di nuove forme di scambio economico diffuse attraverso tecnologie relazionali.

Questo inedito paradigma basato sulla condivisione si chiama Sharing Economy e propone forme di consumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

Si traduce con “economia della condivisione”, un’espressione che richiama una tradizione di lunga durata e che punta a rispondere ai bisogni dei cittadini coinvolgendoli e portando a valore ciò che prima non lo era: tempo, risparmi, lavoro, beni.
Così facendo si promuovono nuovi stili di vita che prediligono il risparmio o la ridistribuzione del denaro, favoriscono la socializzazione e la salvaguardia dell’ambiente.

Nel 2014, tre milioni di italiani hanno sperimentato per la prima volta lo sharing. Basterebbe questo dato per comprendere che non si tratta di una semplice reazione alla crisi economica, ma di un cambiamento sociale più ampio che prevede un ripensamento strutturale dei rapporti tra mercato, stato e società.

Il modello del consumo condiviso permette anzitutto di ridurre gli sprechi, il che si traduce in un vantaggio sia per il pianeta che per l’economia quotidiana. E’ da questa idea che nasce, in Germania, la “Biblioteca delle cose”, un negozio di baratto o noleggio dove gli iscritti possono prendere in prestito qualsiasi oggetto.

A tal proposito, il primo dicembre 2014 si è concluso a Roma un evento che ha fatto emergere interessanti dati e spunti di riflessione: Sharitaly.

Quello dell’economia collaborativa è un mondo molto ampio di cui fanno parte le piattaforme digitali che mettono in contatto le persone ma anche il coliving, le social street, il coworking, l’open source, fenomeni che al loro interno mostrano elementi diversi pur promuovendo, tutte, forme di collaborazione di impagabile valore culturale e sociale.

L’indagine sulla sharing economy, elaborata da Collaboriamo.org e Phd Media, racconta di una realtà di 138 piattaforme attive in 11 diversi ambiti che cresce esponenzialmente e piace agli italiani.


Ma quali sono i tratti distintivi dell’economia condivisa?

Il primo è la condivisione, l’utilizzo comune di una risorsa, intesa come profilo distinto dalle forme tradizionali di reciprocità, redistribuzione e scambio.

Il secondo è legato alla relazione orizzontale (peer-to-peer) tra soggetti di pari dignità che si scambiano beni e servizi basandosi su reciproche promesse.

Il terzo è la presenza di una piattaforma tecnologica, sotto forma di siti internet o app mobile, che supporta e rende possibili le relazioni digitali.

Oltre allo sharing in senso stretto, si possono ricondurre a questo modello anche il crowding, quando più persone contribuiscono alla creazione di un bene o un servizio, attraverso risorse finanziarie (crowdfunding) e creative (crowdsourcing), il bartering, inteso come baratto tra privati (swapping) o tra aziende e il making, ossia la fabbricazione digitale (fabLab).

L’oggetto della condivisione può essere rappresentato da beni fisici (mezzi di trasporto ma anche vestiti, accessori, telefoni ecc.), prodotti digitali (libri, film, canzoni, spettacoli), spazi (case e luoghi di lavoro), fino ad arrivare a idee, tempo e competenze.

Il valore dei beni e servizi condivisi può essere determinato in denaro, in monete complementari oppure rientrare nell’ambito di una relazione di dono (come nel couchsurfing).

Infine, il bene oggetto di condivisione può restare al proprietario (ad esempio offro ospitalità ad uno sconosciuto), cambiare proprietà (baratto un libro in cambio di un cd) o essere di proprietà di una parte terza (pensiamo alle case automobilistiche e alle amministrazioni pubbliche che offrono servizi di car sharing).

Per scoprire tutte le caratteristiche e le opportunità del consumo condiviso, consulta le schede che seguono!

Food sharing, car pooling, bike sharing, couchsurfing sono solo alcune delle modalità in cui si realizza il l’economia della condivisione: un nuovo modo di soddisfare i propri bisogni rinunciando alla proprietà esclusiva ma condividendo l’uso di beni e servizi con altri fruitori.

L’indagine sulla sharing economy italiana conta ben 138 piattaforme collaborative, divise in 11 ambiti, tra i quali spiccano il crowdfunding (30% delle piattaforme), i servizi dedicati allo scambio o al noleggio di beni di consumo (20%), i trasporti (12%) e il turismo (10%).

Non si registra alcuna piattaforma nell’ambito culturale, nonostante alcuni servizi, in fase di lancio, apriranno a breve. Questo è sintomatico del fatto che le imprese di settore incontrano ancora diverse difficoltà nel comprendere come il modello del consumo condiviso possa essere utilizzato per produrre e distribuire cultura.

L’SRL è la forma giuridica prevalente fra le piattaforme collaborative italiane intervistate. Questo dato evidenzia già una certa maturità dei servizi dal momento che l’apertura di un’azienda presuppone costi e responsabilità.

Le modalità di scambio possono essere più o meno organizzate. Si va da quelle legate al consumo collettivo di beni e servizi: è il caso della condivisione di ambienti di lavoro (Coworking for),  di passaggi in auto (BlaBlacar, Letzgo), delle spedizioni o traslochi a basso costo (Tir-Sharing), dell’affitto di stanze ed appartamenti messi a disposizione da privati (Airbnb, Scambiocasa, Homelidays), o del noleggio di auto (Car2go, Enjoy), per arrivare ai servizi di noleggio di abiti griffati (MySDRoom), all’erogazione di piccoli prestiti a condizioni vantaggiose (Prestiamoci), senza tralasciare i gruppi di acquisto per il cibo, l’energia elettrica, il gas ed altri servizi e tecnologie.

Tra i casi di successo più noti, segnaliamo Fubles (430.000 utenti attivi) che mette in contatto le persone interessate a organizzare partite di calcetto (ad oggi sono 115.000 le partite giocate grazie a questo canale) e Gnammo, la prima piattaforma di social eating nel nostro Paese che mette in contatto chi ama cucinare con coloro che vogliono sperimentare modalità nuove di ristorazione extradomestica (si mangia direttamente a casa del cuoco oppure nei negozi, all’aperto, in ufficio). Restaurantday, invece, mette in contatto persone che vogliono aprire la propria casa solo per un giorno a possibili ospiti.

Ci sono poi le piattaforme che promuovono lo scambio in eccedenza di cibo o di prodotti (Ifoodshare, Lastmarketplace, Nexdoorhelp).

E’ sempre più diffuso anche lo scambio di esperienze e progetti (open knowledge), che vanno dalle banche del tempo alle reti per la progettazione di hardware e software open source come Officine Arduino, una realtà italiana famosa in tutto il mondo.

Ma le iniziative non si fermano qui: su Docsity si possono trovare/pubblicare appunti, dispense, tesi di studenti universitari, mentre Oilproject è una piattaforma gratuita per la pubblicazione/visione di migliaia di video, test, esercizi per Scuole Superiori e Università. E ancora, Skillbros e Insegnalo permettono a chiunque di pubblicare una propria lezione a pagamento.

Nel settore lavorativo esistono, poi, delle piattaforme che promuovono lo skillsharing, ossia la condivisione della competenza. In Italia sono 13 e comprendono servizi alla persona e marketplace in cui si condividono prestazioni di lavoro. Alcuni casi emblematici: il babysitteraggio a domicilio offerto da Mytata; l’insegnamento delle lingue messo a disposizione da Fluentify;  la cura degli animali domestici resa possibile grazie a Petsharing e Petme. Gli Affidabili e Mister Mario permettono, invece, di trovare/offrire piccoli lavori in cambio di una ricompensa monetaria.

Iniziative di coworking e coleaving sono altri esempi di fantastiche opportunità a disposizione. Alcuni realizzati su suolo italiano e a questo dedicati come Casa Netural a Matera, altri invece a sfondo internazionale come Woof che offre la possibilità di svolgere una esperienza di volontariato di qualsiasi tipo, a costo zero, ovunque nel mondo.

Per quanto riguarda i Servizi per le imprese, segnaliamo: Sardex  e VisioTrade che sono circuiti di scambio tra aziende e Slowd che mette in contatto artigiani e designer a km zero.


Vuoi saperne di più sul mondo della condivisione online? Leggi gli articoli del blog di Cliclavoro dedicati all’argomento:
In un mercato del lavoro sempre più mutevole e orientato alla flessibilità, il consumo condiviso apre una riflessione sulle opportunità e sui rischi del lavoro futuro.

Alla dicotomia tra datore di lavoro e lavoratore si sostituisce la triangolazione tra piattaforma, provider e cliente, dove gli ultimi due ruoli possono essere intercambiabili.

Il rapporto che viene ad instaurarsi è temporaneo, dal momento che il provider può offrire o annullare in tempo reale la sua disponibilità. È inoltre relazionale ed emozionale, in quanto lo scambio di beni e servizi avviene tra pari che costruiscono un legame basato sulla fiducia, e non richiede qualifiche o credenziali ma solo la capacità di esercitare un’attività giudicata sul mercato attraverso la reputazione.

Infine, può essere svolto dalla propria casa, che diventa uno spazio di lavoro, a volte aperto anche ai clienti.

In questo scenario, il mercato incontra il potere dei social network per soddisfare le nuove esigenze delle persone, aprendo la strada anche a nuove opportunità di lavoro e a forme diverse di imprenditorialità.


Ma chi sono i provider?

Formalmente, sono lavoratori autonomi e devono conformarsi al relativo inquadramento normativo e fiscale: si va da chi svolge le attività per passione e solo nel tempo libero (come gli studenti o le casalinghe), ai pensionati che vogliono aumentare le entrate o a chi lavora in modo continuativo.

Nel rapporto provider-cliente, tuttavia, non mancano le ambiguità: spesso la possibilità di valutazione è lasciata al cliente, da cui il provider non ha modo di proteggersi in caso di giudizi scorretti. Un solo voto negativo può infatti influire sulle possibilità di lavoro del provider nel lungo termine.

La criticità  della relazione si manifesta poi nell’attribuzione di responsabilità in caso di problemi con i clienti, anche se le piattaforme stanno sempre più rispondendo attraverso servizi assicurativi.

Altro aspetto da considerare riguarda la regolamentazione di chi lavora per una o più piattaforme come attività primaria e che potrebbe operare in regime di concorrenza sleale nei confronti dei professionisti. Tuttavia, è pur vero che un eccesso di rigidità normativa potrebbe frenare l’iniziativa di chi offre questi servizi in forma occasionale.

E’ interessante guardare infine alla relazione tra i provider: spesso si confrontano solo attraverso gruppi di discussione online. Concorrono sui prezzi ma possono stringere delle alleanze nel portare avanti istanze comuni nei confronti delle piattaforme.

Una delle difficoltà che deve affrontare chi vuole lanciare un servizio collaborativo riguarda il tipo di supporto economico usufruito durante l’avvio dell’attività. Dal rapporto emerge che più della metà delle piattaforme intervistate (il 52%) ha utilizzato fondi personali per lanciare il proprio servizio.

Il 23% delle aziende, invece, ha ricevuto per partire un finanziamento da capitalisti di ventura; il 18% è ricorso a finanziamenti istituzionali mentre solo una piattaforma è riuscita ad ottenere un prestito bancario.

Lo sharing può essere un’opportunità per aziende ed amministrazioni ma anche per rispondere alle nuove sfide cui sono chiamate le città.
Se i cittadini scambiano e condividono che ruolo possono svolgere le amministrazioni e le aziende tradizionali?

La sharing economy porta con sé una nuova organizzazione della domanda e dell’offerta, in cui le persone contano molto di più. Se i provider hanno bisogno di raggiungere un bacino di utenti più ampio e anche possibili finanziamenti, le aziende e le PA hanno la necessità sempre più impellente di coinvolgere i cittadini nelle proprie scelte.

L’indagine evidenzia che le piattaforme che operano in Italia per crescere hanno bisogno soprattutto di finanziamenti e di norme chiare, da qui la ricerca di accordi con le autorità politiche.

In Italia Milano ha da poco lanciato una delibera per favorire la crescita dei servizi collaborativi durante Expo: diverse amministrazioni stanno aprendo spazi di coworking, o sperimentando il crowdfunding per promuovere i progetti, l’ANCI Toscana ha proposto un servizio di auto condiviso (carpooling) per i pendolari che si muovono all’interno della regione, mentre Udine ha lanciato una piattaforma per permettere ai cittadini di segnalare inefficienze e disagi.

Servizi come questi si traducono in enormi vantaggi per le amministrazioni: ridistribuzione della ricchezza, più coesione sociale, più senso civico, maggiore attenzione all’ambiente, nuovi servizi e nuovi posti di lavoro.

Interessante è anche la diffusione di progetti nei Comuni di medie dimensioni come Mantova, dove è stato avviato un esperimento di “governance collaborativa”, o Brescia che sta sperimentando la co-progettazione dei servizi sociali.

In questo quadro, anche le grandi aziende iniziano a sperimentare, pubblicando propri servizi collaborativi o stabilendo accordi con le piattaforme esistenti.

Coinvolgendo i cittadini nei propri processi le imprese possono aumentarne il grado di fidelizzazione e monitorare i loro bisogni avendo a disposizione un numero infinito di fornitori.

Azioni come queste, non solo offrono un servizio ma sono volte a recupero del senso di comunità in tutte le sue accezioni: non solo da un punto di vista locale e globale, ma soprattutto più umano e sociale.
Collaborative Consumption: riferimento internazionale per il consumo collaborativo in tutto il mondo e di rete per la comunità globale. Sono disponibili notizie, contenuti, eventi, lavori, studi e blog di settore.

OuiShare: organizzazione non-profit fondata a Parigi nel 2012. Si tratta di un think tank, un do-tank, è un movimento internazionale della società civile che tenta di guidare l’attuale sistema economico verso una società fondata su valori di apertura, collaborazione e condivisione.

Sharexpo: percorso volto a individuare proposte e iniziative per la sperimentazione della sharing economy durante Expo 2015.

Shareable: il primo magazine dedicato interamente all’economia collaborativa, un punto di riferimento per chiunque nel mondo si interessi a questi temi.

Meet the Media Guru: piattaforma di idee ed eventi che pongono al centro il tema dell’innovazione e del digitale come fondamentale crocevia per la cultura, l’economia e le professionalità del nostro tempo.

Collaboriamo: portale utile per avere un quadro di riferimento complessivo ed una lista esauriente di tutte le aziende collaborative italiane.

CO+: spazio aperto per il coworking con professionisti che operano nell’ambito della riqualificazione urbana di aree degradate. Lo spazio nasce nell’area da riqualificare e si propone come collettore di nuove idee imprenditoriali e progettualità nel sociale sviluppando le proposte nate dagli stessi lavoratori che affittano gli spazi del coworking.

Iris Network: la rete nazionale degli istituti di ricerca sull’impresa sociale. Sostiene attività di indagine empirica e di riflessione teorica per favorire una conoscenza approfondita delle organizzazioni di impresa sociale.

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