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Spazi di apprendimento emergenti

“La mente non è un vaso da riempire ma un fuoco d’accendere” (Plutarco)


 

Il cambiamento nel mondo del lavoro sta avvenendo dal basso, con la nascita di coworking, FabLab e l’inserimento della didattica attiva tramite l’iniziativa personale di docenti illuminati.

L’ampliamento delle relazioni di scambio economico e sociale, i fenomeni legati alla connettività globale e alla diffusione delle tecnologie digitali, la diffusione di forme alternative di comunicazione e l’intensificarsi di networking con nuove mobilità, stanno ridefinendo una nuova ecologia dell’apprendimento, maggiormente in grado di valorizzare creatività, proattività e imprenditorialità degli individui.

In questo contesto emerge l’importanza della sharing economy, una nuova modalità di scambio e condivisione di beni, servizi, conoscenze che supera l’idea di un’economia classica incentrata su comportamenti esclusivamente egoistici e competitivi.

Proprio agli ambienti innovativi che contribuiscono a reinventare i processi di apprendimento nella formazione e nel mondo del lavoro è dedicato il paper “Spazi di apprendimento emergenti: il divenire formativo nei contesti di coworking, FabLab e università ”.

Analizzando il legame tra lo sviluppo dello spirito imprenditoriale e la crescita economica, lo studio propone gli esiti di una ricerca dell’ISFOL, focalizzata sulle università e i nuovi contesti lavorativi di coworking e FabLab, intesi come potenziali ambienti che promuovono l’imprenditorialità in virtù dell’utilizzo di metodologie didattiche innovative e pratiche di apprendimento collaborativo.

Realtà come queste appaiono generatrici di innovazione, dal momento che favoriscono la contaminazione di idee e progetti, organizzando nel contempo incontri, sessioni formative, dibattiti, con cui stimolare la collettività che si crea intorno e di cui fanno parte studenti, imprese e liberi professionisti.

Attraverso l’osservazione di processi di lavoro e di apprendimento in situazione e il ricorso a interviste in profondità a testimoni privilegiati, l’ISFOL ha analizzato ben dodici casi di studio di rilevanza nazionale, improntati su modelli di learning by doing e di peer education, metodi volti al potenziamento della creatività, assunzione del rischio, problem solving e pro attività dei giovani.

Dalle esperienze monitorate risulta evidente il cambiamento, avvenuto negli ultimi anni, dei diversi contesti di apprendimento educativo, aziendale, professionale. Una nuova generazione di educatori ha cominciato di fatti a decostruire i processi di formazione convenzionali, per ricondurli al centro di uno sviluppo esperienziale, centrato sulla responsabilità del soggetto protagonista del proprio percorso di crescita.

Un esempio di come il mercato del lavoro stia cambiando è rappresentato dalla diffusione di una nuova modalità lavorativa di gruppo e di apprendimento condiviso: il coworking, a cui Cliclavoro ha dedicato un ampio approfondimento.

La nascita dei coworking è legata all’emergere di una cultura sociale che premia l’iniziativa imprenditoriale alla quale, negli ultimi anni, si stanno affiancando anche politiche economiche pubbliche di incentivazione e predisposizione di bandi per l’innovazione.

Uno degli obiettivi del coworking è quello di creare nuove opportunità lavorative per i freelance, ma anche per i giovani interessati ad entrare nel mercato del lavoro e per soggetti disponibili ad arricchire le proprie competenze in un ambiente favorevole alla costruzione condivisa del sapere. In questi ambienti è possibile aggiornare costantemente le proprie competenze professionali, allacciare relazioni umane e professionali, entrare in un network esteso, creare sinergie e aggregazioni. E ancora: il coworking rappresenta un modo per creare un humus fertile per startup, per avvicinare i giovani a logiche e ambienti professionali o per entrare in contatto con il sistema di offerta in virtù del passaparola, sentendosi meno isolati nella ricerca di lavoro.

Tra gli spazi del coworking la meeting room si presta facilmente come luogo per l’organizzazione di eventi culturali, workshop formativi ed iniziative volte al rafforzamento delle reti professionali. Tra questi, rientrano i Creative Start up weekend e gli Aperitivi Creativi.

Partendo dalla presentazione delle idee imprenditoriali, durante tali incontri si passa poi al confronto in piccoli gruppi, alla presenza di mentor, coach ed esperti che aiutano a sviluppare ciascuna idea. La proposta più innovativa viene poi seguita da alcuni esperti in un percorso di sviluppo e formazione, attraverso esperienze di job shadowing, servizi consulenziali personalizzati e un servizio di supporto per la partecipazione ai programmi comunitari sull’imprenditorialità (programma “Erasmus per giovani imprenditori”).

Gli aperitivi creativi sono stati realizzati da Confartigianato Imprese Toscana all’interno del progetto GiovaniNET, che promuove un ciclo incontri informali con imprenditori organizzati nelle dieci province della Regione per dare la possibilità a giovani di approcciarsi al mondo dell’impresa.

Anche la Confindustria di Teramo organizza una serie di incontri (con la stessa formula dell’aperitivo) insieme a esponenti di spicco del mondo imprenditoriale, economico e culturale. Altre iniziative analoghe sono state organizzate a Milano, Monza, Roma e in Brianza.

All’interno dei FabLab si svolgono pratiche per l’innovazione sociale in grado di influire sulla trasformazione dei modelli di apprendimento e formazione continua. Si tratta di un’innovazione non tanto basata sull’avanzamento della base tecnologica quanto sul riuso creativo delle varie componenti a disposizione – il cosiddetto “tinkering”.

Si può pensare ad un FabLab come ad una biblioteca dove al posto dei libri si possono prendere in prestito macchinari solitamente poco accessibili. L’apprendimento è basato sulla pratica in laboratorio e sulla collaborazione con gli altri studenti, attraverso un vero e proprio processo di peer-to-peer learning. La forza di questo metodo sta nel fatto che l’esperienza laboratoriale costringe l’individuo a a “sperimentare”, “sbagliare”, “ritentare” sforzandosi e rafforzandosi, sia da un punto di vista tecnico che cognitivo-comportamentale. Si ridà dunque centralità all’esperienza pratica, alla curiosità e alla collaborazione.

In un sistema di questo tipo ha valore quello che si sa fare, e non titoli, certificazioni, livelli. Diverse tradizioni di conoscenza si incrociano e perfezionano: il pensionato spiega al ragazzino l’elettronica tradizionale, mentre impara il linguaggio di programmazione di Arduino. L’osmosi tra le conoscenze è continua, e la dinamica di insieme spinge verso i margini del sistema ogni posizione troppo rigida e non in grado di armonizzarsi con gli altri elementi.

C’è di più: oltre ad attivare in maniera fluida processi di co-creazione e open innovation, i FabLab gettano le basi delle catene produttive e di distribuzione del futuro, basate sulle piccole serie e la domanda individuale, e che supereranno il modello di scala e di massa.

Negli ultimi anni il mondo accademico, anche in Italia, sta cominciando ad assumere un ruolo chiave nell’educazione e nell’incentivazione all’imprenditorialità, promuovendo appositi corsi di studi, incoraggiando ricerca e sperimentazione, favorendo la nascita di startup, attraverso la creazione di incubatori e contatti con il mondo imprenditoriale.

Lo sviluppo di competenze trasversali, quali l’imprenditorialità, è fortemente sollecitato dall’Ue che indica come settima competenza chiave proprio lo “Spirito d’iniziativa e imprenditorialità”. Nelle “Conclusioni del Consiglio sull’imprenditorialità nell’istruzione e nella formazione” viene sottolineato come sia rilevante che lo spirito imprenditoriale venga incentivato a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione e, per quanto possibile, nell’intero piano di studi in un modo che consenta il suo sviluppo continuo, prestando attenzione al conseguimento di risultati dell’apprendimento imprenditoriale.

Lo spirito imprenditoriale deve essere considerato come un atteggiamento globale che può essere utilmente applicato a tutte le attività lavorative e alla vita in generale. In questa prospettiva, gli obiettivi dell’istruzione devono sforzarsi di incentivare lo sviluppo progressivo di una serie di competenze fin dalla più giovane età. Queste comprendono ad esempio creatività e senso di iniziativa, capacità di risolvere i problemi e pensiero critico, capacità decisionale e assunzione di rischi, adattabilità e perseveranza, autodisciplina e senso di responsabilità, leadership e lavoro di squadra, capacità di pianificazione e organizzazione, comprensione del contesto sociale, economico e culturale, nonché competenze linguistiche e abilità di persuasione.

Una recente ricerca (2015) sull’impatto dell’educazione all’imprenditorialità, commissionata dalla DG Enterprise and Industry, mostra come gli studenti che hanno usufruito di formazione imprenditoriale siano più inclini ad avviare una loro attività imprenditoriale con imprese che tendono a essere più innovative e di maggior successo rispetto a quelle guidate da coloro che non hanno effettuato una specifica formazione imprenditoriale.

Su questa linea, le università stanno sviluppando iniziative aggiuntive rispetto agli esclusivi insegnamenti, che permettono di accrescere la creatività e la mentalità imprenditoriale degli studenti. Tali iniziative vengono realizzate attraverso l’adozione di metodi innovativi di apprendimento, programmi extra che incentivano il lavoro di gruppo, competizioni di idee d’impresa e altre attività essenziali per sviluppare le soft skill. All’interno dei progetti universitari è presente una metodologia di apprendimento centrata sul lavoro di gruppo che tende a sviluppare la responsabilità individuale insieme alle competenze sociali volte alla mediazione relazionale. Questo approccio può essere identificato con quello che dalla letteratura nazionale e internazionale viene definito “apprendimento collaborativo” che si arricchisce di esperienze di contaminazione formalizzate ispirate ai Contamination Lab (CLab), introdotti con Avviso del Miur del 13/03/2013. Si tratta di spazi ritagliati dentro le università per offrire agli studenti “un ambiente stimolante per lo sviluppo di progetti di innovazione a vocazione imprenditoriale e nuovi modelli di apprendimento. Ogni Clab prevede un’offerta formativa minima, ma gli studenti sono fortemente incoraggiati a proporre attività e sviluppare percorsi formativi e progetti. Oltre all’attività didattica, agli studenti vengono offerte delle opportunità per entrare in contatto con altri partner del mondo dell’impresa esterni all’ateneo.

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