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100 esperte, un progetto per la parità di genere

Valorizzare le donne italiane esperte nelle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per dargli maggiore visibilità sui media: questo l’obiettivo di www.100esperte.it , la banca dati online promossa dall’Osservatorio di Pavia e dall’associazione di giornaliste Gi.U.Li.A., con la partecipazione tecnica del centro Genders dell’Università di Milano e di Wikimedia Associazione per la diffusione della conoscenza libera (WMI). Il sito, finanziato dalla rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dalla Fondazione Bracco, e patrocinato dalla Consigliera Nazionale di Parità, nasce da uno scenario che vede le donne di alto profilo scientifico poco interpellate dai media (a livello mondiale il 21% rispetto al 79% degli uomini, in Italia il 18%, sulle materie STEM il 10%, dati del Global Media Monitoring Project, 2015) e, di conseguenza, poco visibili. Basti pensare che la presentazione del progetto a Wikipedia ha avuto inizialmente una risposta negativa in quanto i profili professionali proposti avevano poca rilevanza enciclopedica per la loro scarsa presenza sui mezzi di informazione. Oggi l’ostacolo è stato superato e Wikipedia dedica al progetto una propria pagina.

100esperte mette a disposizione del mondo dell’informazione i profili professionali di donne (che lavorino per la comunità accademica e la ricerca o per aziende private, sia in Italia che all’estero) in grado di rispondere con rilievo scientifico ai temi di attualità. La scelta iniziale dei promotori, che hanno lanciato l’idea a giugno 2016, è caduta sulle donne esperte in STEM, settori in cui le iscritte alle facoltà sono solo un terzo, ma che è sempre più strategico nello sviluppo economico globale, come dimostrano i dati europei che prevedono 2.3 milioni di posti di lavoro vacanti nel campo della scienza e dell’ingegneria entro il 2025. A dimostrarlo, la moltiplicazione delle iniziative. A livello comunitario il progetto #EU Factor si rivolge agli studenti fra i 16 ed i 19 anni orientandoli ad una scelta di studi verso quelle facoltà che possano avere una ricaduta occupazionale in futuro. A livello nazionale uno dei tanti esempi è “Nerd-non è roba per donne”, progetto, nato dalla collaborazione fra IBM Italia e la facoltà di ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma, per diffondere la passione per l’informatica nelle studentesse attraverso sessioni plenarie e laboratori dove imparano a programmare app per cellulari.

100esperte si è dotata di otto criteri di selezione per selezionare i curricula: dall’attualità dei temi affrontati ai riconoscimenti ricevuti (criterio dell’innovazione), dalla rappresentatività territoriale all’attenzione al tema delle pari opportunità e alla valorizzazione di talenti femminili. Rilevanti per la selezione anche la reperibilità, la classificazione per settore secondo le regole dell’European Research Council, la rilevanza qualitativa delle pubblicazioni (cosiddetto H Index che quantifica la prolificità e l’impatto scientifico di un autore) e i criteri per le figure non accademiche (basati sulle segnalazioni da parte di altre colleghe secondo il metodo “snow ball sampling”).

Sul sito sono già stati pubblicati i profili professionali delle prime esperte, altri ne verranno pubblicati entro il 31 dicembre 2017.

100esperte in quasi diciotto mesi ha avuto un ottimo successo, tanto da classificarsi al secondo posto nella sezione comunicazione sociale del premio Aretè, e da portare gli ideatori alla pubblicazione del libro “100donne contro gli stereotipi”.

Ma quale impatto hanno le attività di queste esperte sulla nostra vita? La chimica Luisa Torsi ha inventato il naso artificiale che riconosce gli odori come quello umano, mentre Caterina Falleni ha inventato il frigorifero senza fili “Freeijis”. Isabella Nova ha sviluppato modelli matematici per la fabbricazione di marmitte catalitiche a bassa temperatura e lavora ad un progetto sulla fotosintesi artificiale nei veicoli ad idrogeno. Barbara Caputo sviluppa algoritmi che permettono ai robot di cercare sul web immagini simili a ciò che si trovano davanti. E in campo medico? Margherita Venturi studia le macchine molecolari, capaci di programmare nanorobot perché diano la caccia alle cellule tumorali presenti nel nostro organismo, mentre Raffaella Giavazzi lavora sulle molecole dei vasi sanguigni infettati da tumore in modo da distruggerli salvaguardando i vasi sani.

Per meglio comprendere il progetto abbiamo interpellato Monia Azzalini, responsabile del settore Media e Genere all’Osservatorio di Pavia e co-coordinatrice nazionale del Global Media Monitoring Project”.

Nella scheda che segue trovi la sua intervista!

Come nasce l’idea di 100esperte?

L’idea nasce dalla collaborazione fra Osservatorio di Pavia e Gi.U.Li.A., sulla base dei dati della Conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Pechino del 1995 che affermava che le donne professioniste hanno difficoltà ad emergere nel mondo del lavoro. La conferenza si poneva come obiettivi l’aumento della presenza delle donne sui media ed il superamento dello stereotipo della donna nei contenuti dei media stessi.

I dati del Global Media Monitoring Project del 2015 segnavano una battuta di arresto rispetto ai progressi realizzati nel ventennio precedente. L’Italia, che già partiva da dati più bassi rispetto alla media internazionale, vedeva il coinvolgimento delle donne nei media ancora più in calo. Di fronte alle esperienze francesi e statunitensi, l’Osservatorio di Pavia propose la realizzazione della banca dati italiana.

Il sito valorizza non solo il genere, ma anche le professionalità. Può essere da stimolo per evitare la fuga di cervelli?

Sì, 100esperte è anche una campagna di sensibilizzazione per convincere le ragazze che nelle STEM si può lavorare. Le ragazze entrano nel lavoro delle STEM ma non fanno carriera. Noi dobbiamo fornire loro dei modelli di ruolo che frenino la voglia di cercare lavoro all’estero o che, come in tante storie delle cento esperte, gli permettano di tornare in Italia con competenze e relazioni.

Oltre che per i media, ritiene che la banca dati possa essere utile anche alle aziende per acquisire professionalità?

La banca dati può avere anche questa funzione, come ricerca di expertise qualificate per le aziende alla ricerca di profili eccellenti.

Il progetto può stimolare le studentesse verso le STEM, che hanno assunto un’importanza crescente nell’evoluzione digitale del lavoro?

Una delle nostre esperte, Paola Velardi, promuove le STEM, e diverse realtà ci hanno contattato per avere suggerimenti su quali studentesse poter contattare e su quali corsi di formazione proporre. Su questo tema un video di promozione dedicato al gruppo di ricerca sull’innovazione e sulla robotica coordinato dalla nostra esperta Cecilia Laschi è stato recentemente mostrato nella prima puntata (14 ottobre 2017) di “Meravigliosamente”, trasmissione di La7. In questo video la professoressa afferma: “La ricerca è sempre andare oltre il limite. Quando lo supera significa aver aumentato la conoscenza”.

Dalla nascita del progetto ci sono diverse manifestazioni di interesse per “raccontare” le storie delle esperte in seminari e convegni. La nostra attività di advocacy rappresenta un’opportunità per le future generazioni.

Le prime 100 esperte sono state scelte fra le materie STEM. Avete intenzione di allargare il progetto ad altri settori? Anche al lavoro?

Il nostro obiettivo attualmente è quello di aggiornare costantemente la banca dati (giunta ad oltre 120 profili) e di aprirla alle esperte nei settori dell’economia e della finanza, presentandola l’8 marzo 2018, in occasione della festa della donna.

Avete collegato il vostro progetto con altri network europei o internazionali sul tema?

Non abbiamo ancora organizzato eventi di confronto con altri network internazionali. La Francia è stata per noi un esempio. Loro vorrebbero mettere in rete i progetti a livello europeo. Per ora 100esperte è una banca dati in rete pronta ad allargarsi ad altri settori. Compatibilmente con le risorse a disposizione abbiamo la volontà di aprirci ad un network più ampio. Vogliamo intanto che le nostre esperte donne abbiano visibilità in Italia, anche se la lingua inglese indubbiamente ne offre di più. Sapere però che una rivista come Marie Claire, dedicata ad un ampio target di lettrici, abbia parlato del nostro progetto è una grande soddisfazione.

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