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Abbandono precoce dell'istruzione e formazione, il rapporto Cedefop sul ruolo dell'IFP

L’abbandono precoce dell’istruzione e formazione professionale da parte dei giovani è un fenomeno preoccupante, considerato che l’abbandono prematuro predispone a un maggiore rischio di disoccupazione di lungo termine, alla povertà e alla criminalità, oltre a causare ricadute anche in termini di PIL di un Paese. Sono dunque necessarie delle azioni di contrasto. Il fenomeno è stato a lungo analizzato dal Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale). Nel recente rapporto su Il ruolo della IFP nel ridurre il fenomeno dell’abbandono precoce dell’istruzione e formazione, il Cedefop ha esaminato le politiche e le iniziative europee che sono riuscite a limitare o a cancellare del tutto i fattori di rischio dell’abbandono precoce.

Da questa analisi sono emerse cinque condizioni chiave che permettono la riuscita delle misure e delle politiche di contrasto all’abbandono scolastico e formativo:

  • Leadership e impegno in una prospettiva di lungo termine. Partendo dall’assunto che è l’impegno da parte dei responsabili politici che decreta la sostenibilità delle buone pratiche, il Cedefop nell’analizzare gli esempi ben riusciti d’integrazione a sostegno dei giovani, ha evidenziato che sono il frutto di un’attenta riflessione delle misure esistenti seguite da una subitanea adozione di elementi innovativi e da un impegno finanziario e politico costante. Serve tempo per valutare, estendere e tradurre iniziative innovative proposte a livello locale in programmi e politiche più ampie
  • Capire i fattori di successo. Una volta individuate le buone prassi occorre procedere a trasferirle, ma prima occorre capire come effettivamente funzionano, questo è essenziale. Le misure di successo individuate dal Cedefop si fondano infatti sul monitoraggio continuo a cui segue la  documentazione delle attività svolte
  • Agenti del cambiamento. Per la riuscita delle misure e delle politiche di contrasto all’abbandono scolastico occorrono che vi siano degli agenti, ovvero persone, in grado di portare il cambiamento a livello locale o tramite istituti d’istruzione o formazione, ONG o per via di centri d’orientamento
  • Comunità di pratiche. Qualsiasi misura che funzioni per essere integrata necessita lo scambio delle pratiche virtuose tra addetti del settore, in questa direzione ben venga anche il sostegno all’apprendimento tra pari
  • Autonomia supportata da linee guide e altri strumenti. La libertà di azione permette agli istituti d’istruzione o formazione e ad altre parti interessate di sviluppare un proprio approccio da seguire sulle linee guide. Questo può rivelarsi essenziale per il trasferimento delle buone pratiche. È però altrettanto importante che gli stessi soggetti si conformino agli obblighi di rendicontazione e monitoraggio per far sì che le migliori pratiche possano essere messe a disposizione anche di altri.

Una volta individuate le buone prassi di prevenzione e di contrasto all’abbandono, occorre facilitare lo scambio tra i diversi paesi europei, sono infatti molti i fattori ostativi. Un contesto socioeconomico differente da paese a paese, varietà dei ruoli dei datori di lavoro e dei servizi per l’impiego, diversi servizi per l’orientamento e la consulenza, sono tutte differenze che possono determinare la riuscita o il fallimento di una particolare misura di contrasto. Il Cedefop ha anche messo a punto uno strumentario volto a identificare i discenti più a rischio di abbandono prematuro delle IFP, lo stesso servirà anche a monitorare e a valutare le misure di IFP intese a contrastare il fenomeno. Tra gli strumenti adoperati si annoverano le linee guida, i principi, i cataloghi di risorse, gli esempi di buone pratiche dei diversi paesi europei.

Per contrastare l’abbandono scolastico è in definitiva fondamentale che i progetti ben riusciti a livello locale vengano integrati in politiche più ampie e nazionali. Queste le conclusioni del CEDEFOP.

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