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Agricoltura Sociale: i dati a due anni dalla legge

In Italia, l’Agricoltura Sociale comprende l’insieme di pratiche svolte da aziende agricole, cooperative sociali e altre organizzazioni del Terzo Settore, in cooperazione con i servizi sociali/terapeutico-assistenziali e gli enti pubblici competenti del territorio, che associano l’utilizzo delle risorse agricole e il processo produttivo multifunzionale con le attività sociali. Tali attività sono finalizzate al benessere e all’inclusione sociale delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione, favorendo così la coesione sociale, in modo continuativo.

Con la Legge 141/2015che disciplina e definisce l’agricoltura sociale, si aggiunge che la coltivazione della terra può essere intesa come un’attività sociale inclusiva e capace di generare relazioni virtuose nella società, orbitanti nell’ambito del terzo settore. Grazie alla legge è stato istituito l’Osservatorio nazionale dell’agricoltura socialeil quale ha una funzione di coordinamento delle attività a livello nazionale e fornisce le linee guida per le istituzioni pubbliche.

Ma l’osservatorio monitora ed elabora anche informazioni sulla presenza e lo sviluppo delle attività di agricoltura sociale; raccoglie e valuta le ricerche in atto e l’efficacia delle pratiche adottate per l’inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate nella rete dei servizi territoriali. Infine propone azioni di comunicazione e di animazione territoriale finalizzate al supporto delle iniziative regionali e degli enti locali.

Ecco un primo bilancio delle esperienze avviate grazie a questa legge

In Italia, le esperienze di agricoltura sociale sviluppano più di 200 milioni di euro di fatturato grazie alle 390 cooperative sociali che impiegano più di 4 mila persone. Si tratta di aziende di recente costituzione: il 30% è stata costituita tra il 2010 e il 2015. Oltre ad essere aziende e cooperative che operano a livello sociale, coinvolgendo categorie di lavoratori svantaggiate, possono essere considerate anche startup.

Complessivamente, la tipologia più diffusa è la cooperativa sociale (47%), seguita dall’azienda individuale (17%). Il terzo settore (ovvero le attività principalmente di volontariato) è dunque la forma più presente nelle aziende con meno di 4 mila euro di fatturato, le società di persone o di capitali sono tra quelle con fatturato tra 25 mila e 100 mila euro, mentre le aziende individuali prevalgono nel segmento 25-50 mila euro.

Le attività produttive interessate dall'agricoltura sociale sono prevalentemente le coltivazioni annuali, la zootecnia, predominante nelle realtà con classi di fatturato dai 25 mila ai 100 mila euro, e le coltivazioni permanenti.

Relativamente al personale impegnato in attività di agricoltura sociale con competenza agrarie, i laureati rappresentano il 23% del totale. Analizzando poi il dato per forma giuridica, si registra che sono le aziende individuali quelle con maggiore percentuale di laureati, seguita dalle società di capitali. Elevata è la percentuale dei soggetti che ha frequentato corsi di formazione specifici sull’Agricoltura Sociale 51%. In valore assoluto, comunque, gli addetti del settore per titolo di studio sono all’incirca 31%.

I destinatari delle attività di agricoltura sociale sono nel 50% dei casi circa persone con disabilità, cui seguono disoccupati con disagio fisico e sociale, minori e studenti in alternanza scuola-lavoro.

Le modalità di coinvolgimento variano a seconda dei soggetti destinatari, con una presenza rilevante di tirocini formativi e delle borse lavoro (60%).

 

 

Per comprendere il senso di questi dati e come impattano sul territorio, il 17 giugno 2017, il Forum nazionale dell’agricoltura sociale ha promosso la seconda edizione della Festa dell’Agricoltura Sociale, proprio per diffondere il lavoro delle cooperative sociali. La festa è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Comune di Fermo, Dokita onlus e la Fattoria sociale dei Ragazzi e delle Ragazze di Montepacini.

Nell’ambito della festa, si è tenuta la tavola rotonda su “Il ruolo dell’agricoltura sociale per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto” a cui hanno partecipato i responsabili Comunicazione e Foundraising di Dokita, della Fattoria Sociale ospitante e Don Franco Monterubbanesi, fondatore della Comunità di CapodarcoAl centro del dibattito, la capacità dell’agricoltura sociale di contribuire alla ricostruzione del tessuto economico, ma soprattutto garantire alla comunità i servizi indispensabili per le persone più svantaggiate, venuti meno con il sisma. Agricoltura sociale, intesa quindi, come il risultato della sinergia fra organizzazioni agricole e terzo settore nella prospettiva dello sviluppo di un nuovo welfare di comunità.

La sinergia tra Dokita onlus e il Forum Nazionale Agricoltura Sociale rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra realtà del terzo settore, istituzioni sociali/terapeutico-assistenziali e gli enti pubblici. Grazie a un’apposita campagna di crowdfunding sono stati raccolti circa 15 mila euro che hanno permesso agli operatori della fattoria sociale distrutta dal sisma, di ricostruire, di continuare ad occuparsi di 16 ragazzi e di accogliere bambini e adulti sfollati provenienti da varie zone delle Marche, organizzando per loro attività ludico ricreative e un servizio mensa. È stato infine avviato un percorso educativo (attività di formazione, soprattutto con forme come la borsa lavoro e il tirocinio), finalizzato all’inserimento lavorativo di 100 ragazzi con diverse tipologie di disagio fisico e sociale.

Vista l’importanza che sta assumendo l’Agricoltura Sociale e gli enormi benefici economici e sociali che ne derivano, sarebbe opportuno cogliere e valorizzare appieno il potenziale dell’agricoltura sociale per una politica agricola innovativa, permettendo così anche alla società di civile di contribuire alla ricostruzione.

 

Se sei interessato a questo argomento e vuoi saperne di più, consulta l’Approfondimento di Cliclavoro su Agricoltura e Lavoro!

 

 

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