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Agricoltura: consultazione pubblica europea e situazione italiana

Dopo l’accelerazione sul Green Deal e le note strategie programmatiche Farm To Fork (direttamente dall’azienda agricola al piatto in tavola) e Biodiversità, che puntano entrambe, entro il 2030, all'obiettivo di destinare il 25% dei terreni agricoli presenti nell'Ue all'agricoltura biologica, la Commissione Europea ha aperto a settembre scorso una consultazione pubblica sul “Piano d’azione per l’agricoltura biologica”; definendo anche uno stanziamento di 40 milioni di euro per le politiche di promozione del bio nel prossimo anno.

Gli attori interessati potranno così presentare contributi utili fino al 27 novembre 2020 e in coincidenza con il lancio della Consultazione, la Commissione ha proposto anche il rinvio, al primo gennaio 2022, dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento Ue 848/2018 sul biologico, che mira a garantire una concorrenza leale tra gli agricoltori, a prevenire le frodi e a preservare la fiducia dei consumatori. La scelta si è resa necessaria per evitare alle imprese e a tutti coloro che operano nel settore biologico, di incorrere in difficoltà burocratiche in un momento così delicato come quello attuale, caratterizzato dalla lotta al Covid-19.

Il “Piano d’azione per l’agricoltura biologica” verrà applicato concretamente dal 2021 e sarà uno strumento fondamentale per accompagnare la crescita del settore. Tre i pilastri alla base del documento:

  1. stimolare la domanda di prodotti biologici;
  2. incoraggiare l'aumento delle superfici destinate alla produzione biologica;
  3. rafforzare il ruolo della produzione biologica nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

Obiettivo della consultazione pubblica europea è quindi proprio quello di raccogliere osservazioni e pareri di cittadini, autorità pubbliche, organizzazioni imprenditoriali, esperti, accademici, associazioni dei consumatori e Ong interessati ai temi agricoltura, alimentazione e ambiente.

E in tutto ciò cosa accade in Italia? Nonostante il biologico superi ormai il 15% della superficie agricola nazionale, il finanziamento complessivo della ricerca per tale ambito, nel periodo temporale 2009-18, a opera del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è stato di poco più di 21 milioni di euro. Il trend però è stato invertito proprio nell’ultimo biennio, facendo presagire un futuro indubbiamente più focalizzato e incentrato sul tema bio per i prossimi anni a venire: l’obiettivo in tal senso è aumentare i fondi destinati specificatamente alle ricerche sulla qualità degli alimenti biologici e la loro trasformazione.

Una mano viene data localmente anche dalle Regioni, che hanno messo recentemente a segno quasi 60 progetti innovativi rivolti all’agricoltura biologica, per un totale di 14,3 milioni di euro e ancor più grande la danno le medio-piccole aziende bio nazionali, che grazie alla loro forte proattività e propensione all’investimento, si sono rese protagoniste nel 35% delle iniziative finanziate dalle regioni stesse. Esempi virtuosi da seguire sono ad esempio quelli di Piemonte e Calabria. L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, tramite Arpea ha infatti liquidato solo nel mese scorso oltre 9 milioni di euro attraverso i fondi Feasr del “Programma di sviluppo rurale 2014-2020”. Nello specifico, i contributi hanno interessato complessivamente circa 900 aziende agricole locali che hanno investito, fra le altre cose, in interventi agroambientali e agricoltura biologica, nel migliorare la competitività sul mercato globale e nella loro nascita e sviluppo. Molto bene anche la regione calabrese (in Europa tra le “più biologiche” per superficie e l’unica in Italia che non consente l’utilizzo di glifosato), che ha deciso di supportare con ancora più convinzione gli imprenditori agricoli dopo l’arrivo infausto del Coronavirus. In particolare, il recente bando Misura 21 ha messo a disposizione degli interessati 21 milioni di euro, permettendo così alla Regione Calabria di raggiungere il secondo posto in Italia quale territorio che ha stanziato maggiormente risorse per il contrasto ai danni economici causati dalla pandemia mondiale.

Insomma il nostro Paese si trova attualmente di fronte a un’occasione storica, considerando che l’Italia è particolarmente vocata naturalmente al biologico. Con condizioni normative adeguate e una politica agricola comune, l’obiettivo Ue di superficie bio entro il 2030 potrebbe essere ampiamente raggiunto, favorendo così le imprese esistenti e permettendone la nascita di nuove, incrementando notevolmente anche la cosiddetta occupazione agricola, un vero e proprio volano per l’economia nostrana.

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