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Alternanza Scuola - Lavoro, alcuni modelli innovativi

Qual è il giusto punto di osservazione per raccontare l’alternanza scuola-lavoro?  Il ricercatore Carlo Mariani, assieme ad un gruppo di analisi dell’Indire, il centro di documentazione e ricerca nazionale legato al Ministero dell’Istruzione Pubblica se lo sta chiedendo con un’indagine sui “Modelli innovativi per l’integrazione studio-formazione” lungo tutta la Penisola. Perché le chiavi di lettura per individuare le esperienze virtuose e comprendere come migliorare quelle che fin qui non lo sono state, si rivelano diverse e articolate, ma una su tutte può essere assunta a modello: l’innovazione. Non tanto e non solo nell’uso di tecnologie, sebbene il loro impiego per parlare di modelli innovativi sia necessario nella maggior parte dei casi, quanto perché l’innovazione è un driver per lo sviluppo della creatività e dello spirito di impresa (e auto-impresa) dello studente, per la sua crescita personale attraverso l’attivazione di competenze trasversali, utili al lavoro; una forma di apprendimento basata su strumenti che rendono l’alunno pro-attivo e protagonista del saper-fare. Per questo si può partire con il rovesciare la prospettiva, partendo dai modelli realizzati, dall’incontro tra le esigenze e il territorio, dalle imprese, dal no-profit, dai cluster industriali e tecnologici, dalle reti d’impresa, attorno a cui si sono realizzati i percorsi di alternanza scuola-lavoro, giunto per questo anno scolastico al suo secondo anno di applicazione nei licei con 200 ore obbligatorie – negli istituti professionali l’alternanza si fa da tempo, con la legge della “Buona Scuola” le ore sono diventate 400 – e che ha coinvolto oltre 650mila studenti. Ed è quello che hanno fatto 22 istituti, particolarmente coraggiosi, che tre anni fa hanno dato vita al Movimento delle “Avanguardie Innovative” e si sono rivolti all’Indire, per dare una forma più compiuta alle esperienze già sviluppate, attraverso la costruzione di modelli di innovazione sostenibile, esportabili anche altrove. Dal 2014, il coraggio si è moltiplicato e le scuole delle “Avanguardie Educative” hanno superato quota 500, traducendo l’innovazione in tutte le opportunità di studio e formazione;  schemi alternativi di apprendimento, come la didattica rovesciata, l’introduzione di stampanti 3D, attività educative al posto delle sanzioni disciplinari: creando uno spazio educativo consapevole grazie al quale avvicinarsi alle aziende e alle strutture ospitanti per svolgere l’alternanza scuola-lavoro. Ma cosa fanno le scuole innovative in alternanza scuola-lavoro? Creazione di startup e percorsi di autoimprenditorialità Agli estremi opposti del capoluogo fiorentino, ma all’interno della provincia di Firenze, da una parte a Scandicci e dall’altra a Prato, i modelli innovativi passano per la creazione di startup e strumenti cross-mediali per raccontare e illustrare il tessuto produttivo del territorio. L’istituto Russell Newton di Scandicci, che fa parte delle “Avanguardie Educative”, ha creato un percorso di alternanza per accompagnare gli studenti nella creazione e nello sviluppo di una startup, per favorire l’imprenditorialità. Ma anche a Prato, si sono dati da fare: quattro istituti – il tecnico “Paolo Dagomari”, il professionale “Francesco Datini”, l’Istituto di Istruzione Superiore “A. Gramsci- J.M. Keynes” e l’Istituto d’istruzione Superiore “Carlo Livi” – si sono attivati con un percorso analogo sull’auto-imprenditorialità. Come lo hanno fatto? Mettendosi in rete con l’associazione Artes – che fa formazione alle scuole sui programmi per l’imprenditorialità – l’azienda innovativa Awhy, l’incubatore di Firenze, la Confindustria, la Camera di Commercio di Prato e la Confartigianato fiorentina, all’interno del programma “Eye”, Ethics and Young Entrepreneurs. Affinché l’alternanza fosse realistica e non una mera simulazione, il progetto è partito con le classi terze e arriverà fino al quinto anno: i ragazzi hanno già iniziato, chi sta realizzando clip-video e guide originali alle attività aziendali della città (Prato); chi sta studiando come si avvia una startup. Ma tutti, indistintamente, avranno il compito di far stare le loro idee sul mercato e/o di svilupparle in un’impresa innovativa lungo gli altri due anni del corso di studi, fino alla maturità. Con la prospettiva che i ragazzi continuino ad occuparsi del lavoro che hanno fin qui svolto e della startup anche, e soprattutto, una volta finiti gli studi superiori. Un particolare tessuto protettivo per motociclisti A Schio, nella provincia di Vicenza, in quella che nell’Ottocento veniva chiamata la “Manchester d’Italia” grazie ad un tessuto industriale venuto su dalla tenacia degli imprenditori della zona, l’istituto tecnologico e commerciale Pasini e l’istituto tecnologico Silvio De Pretto hanno scommesso sulle idee dei propri studenti per un’alternanza sui generis. Alcuni dei ragazzi infatti hanno ideato un particolare tessuto protettivo per motociclisti e sono andati a proporlo all’azienda leader dell’equipaggiamento di protezione per gli sport dinamici: la Dainese. A pochi chilometri dal Pasini e dal de Pretto, sempre nella provincia di Vicenza, l’azienda fondata da Lino Dainese nel 1972, si staglia come un inaccessibile cubo nero. E in effetti, agli inizi, la Dainese, oggi guidata da Cristiano Silei, è rimasta un po’ sulle sue di fronte alla proposta dei giovani talenti del Pasini e del De Pretto. “Ci dissero che ci avevano già pensato loro a questo tipo di corazza protettiva e che ora, a sentirla spiegata nelle parole dei nostri ragazzi, sembrava quasi una soffiata – spiega la professoressa Giovanna Deon, dirigente dell’istituto De Pretto. Ma i ragazzi non avevano mai realizzato un prototipo, pertanto l’idea innovativa poteva essere sviluppata insieme all’azienda vicentina. Così Dainese ha aperto le porte dei laboratori di Ricerca e Sviluppo alla decina di studenti dei due istituti che hanno preparato studio di fattibilità e business plan per la “tuta” protettiva per tutto il corpo, stile D-Air, analoga alla protezione per il torace già realizzata da Dainese. E l’azienda, in attesa che i ragazzi completino gli studi anche universitari, ha già detto che di talenti così ha bisogno, valutando l’assunzione degli studenti. Ai ragazzi intanto, sono arrivati anche i riconoscimenti della platea di imprenditori vicentini messi insieme dalla Confindustria locale: gli studenti del De Pretto e del Pasini sono stati premiati per la loro invenzione nell’ambito del contest “La tua futura Impresa”, che Confindustria svolge da diversi anni proprio per incentivare le idee di business dei giovani talenti e metterli in contatto con le aziende del territorio. Uno sportello bancario interno alla scuola Ma pur non godendo tutte le scuole di un tessuto produttivo e industriale vivace, c’è chi l’innovazione riesce comunque a realizzarla. All’Istituto di istruzione superiore “Cenni-Marconi” di Vallo della Lucania hanno sperimentato, quando ancora l’alternanza non era obbligatoria, il primo sportello bancario interno alla scuola, grazie ad un accordo di collaborazione con la Banca di credito Cooperativo dei Comuni Cilentani. Lo sportello ha consentito ai ragazzi dell’indirizzo “amministrazione-finanza e marketing” di imparare a gestire operazioni bancarie anche durante le ore di didattica. E grazie ad una partnership con il “Centro Servizi Topografici Areee SpA” di Parma, gli studenti del corso per “geometra” hanno imparato a lavorare sui dati satellitari scambiati dall’Agenzia Spaziale Italiana di Matera e il CGR, per il monitoraggio ambientale e delle dighe della zona. Vallo della Lucania non è proprio un comune facile: è un paesotto, di 8000 residenti che vive di pendolarismo. Per arrivare a Salerno, a 90 km, si può prendere un unico treno che ferma però a mezz’ora di bus dalla cittadina, a Vallo Scalo. “Anche se gli studenti avevano già svolto ottimi stage presso le BCC della Regione Campania – spiega la professoressa-tutor Marilena Martucci – l’alternanza scuola-lavoro poteva essere realizzata anche presso l’istituto”. Così, da quest’anno, 150 ragazzi del “Cenni-Marconi” stanno svolgendo la loro alternanza studio-formazione con Unicredit Italia, nell’ambito del progetto “Cashlessgeneration2”: un sistema interattivo costruito con la piattaforma “Weschool”, su cui gli studenti caricano i video da loro prodotti per spiegare l’uso e la sfida della moneta elettronica. Intanto .. Mentre scuole, studenti e imprese, nel loro piccolo, sperimentano strade nuove e costruiscono autonomamente equilibri per lavorare insieme, il Ministero della Pubblica Istruzione e Confindustria rendono più solida l’esperienza studio-formazione, lanciando la “dote alternanza”: una connessione per agevolare le scuole nella co-progettazione e nella capacità di scegliere i percorsi nelle aziende più adatti agli studenti; mettono sul piatto risorse e tutor per agevolare le imprese che ospiteranno gli studenti; costruiscono strumenti e modelli di valutazione per le competenze acquisite dagli studenti; cercando di rendere più forte l’offerta formativa in alternanza e garantendo, con un segnale di riconoscimento (bollino blu), la possibilità di individuare le esperienze di qualità, dove l’impegno formativo delle aziende e un’attenta progettazione da parte delle scuole, sta portando buoni frutti non solo agli studenti ma all’intero tessuto sociale.

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