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Cambiare lavoro: opportunità e tendenze in atto

È una tendenza in atto, fotografata da ricerche e dettagliati report di settore. In particolare, secondo un recente studio McKinsey, circa il 40% dei lavoratori a livello mondiale è intenzionato a cambiare lavoro nei prossimi mesi.  Se tra i fenomeni coinvolti in un processo che sembra aver avuto un’improvvisa accelerazione dall’emergenza sanitaria che ha sconvolto il pianeta a partire dal 2020 compare di certo la cosiddetta Great Resignation, vale a dire l’aumento delle dimissioni lavorative spontanee, bisogna dire che molti lavoratori sono semplicemente alla ricerca di nuove opportunità. Cambiare vita, cercare impieghi più adatti al proprio lifestyle, ottenere riconoscimenti maggiori, non sempre (o almeno non soltanto) sotto un punto di vista economico.

Tutto questo, al di là delle rinnovate esigenze da parte dei dipendenti, richiede alle aziende una nuova configurazione: da un lato lavorare in una realtà più flessibile, dall'altro la volontà di avere anche incarichi più mirati e soddisfacenti. Come accennato,  le cause che portano a questa decisione sono le più svariate: dal burnout alla ricerca di un posto che preservi il benessere, al desiderio di poter avere la possibilità di gestire le giornate di lavoro difendendo il work-life balance. E il report di McKinsey non è l’unico studio a segnalare questa tendenza: trend in atto è sottolineato anche dallo studio dell’Ibm Institute for Business Value. L’analisi, in particolare, ha rilevato che nel 2020 un dipendente su cinque ha cambiato volontariamente lavoro e che una persona su quattro, a livello globale, intende cambiare posto di lavoro nel 2021.

Del resto, come accennato, non è impossibile rintracciare un nesso tra questo fenomeno e lo scoppio della pandemia da Covid 19. Il rivolgimento del sistema, causato all'economia e dalle restrizioni messe in atto per tutelare la salute dei cittadini, ha inevitabilmente trasformato anche il mondo del lavoro. Lo smart working e i ripetuti blocchi intervenuti sulle attività produttive, inoltre, hanno comportato l'allontanamento di una gran quantità di persone dal posto di lavoro. Eppure, se da un lato le dimissioni di massa si stanno rivelando un fatto storico capace di cambiare nel profondo il mercato del lavoro, dall’altro le opportunità che si aprono possono essere molteplici: tanto per chi cambia posizione, trovando un abito professionale più su misura, sia per quanti invece rimangono al proprio posto, con la possibilità di valorizzare la propria carriera.

A proposito di "cambiamenti", in soccorso arriva un altro studio, questa volta condotta dalla banca di investimenti Morgan Stanley. Il sondaggio ha riguardato Germania, Francia, Regno Unito e Spagna per rilevare come a novembre 2021 il 36% degli intervistati poteva contare su entrate differenti rispetto al proprio lavoro grazie all'e-commerce (il 15%), alla creazione di contenuti (13%) e al conio nft/trading finanziario (12%) su piattaforme digitali. Ecco, di sicuro la frontiera del digitale è il perno sul quale fanno leva le persone decise a cambiare lavoro, o a rinnovarsi, magari ricorrendo ai social network o all’arte digitale.

Per le aziende, d'altro canto, la linea da seguire è una: seguire gli impulsi che arrivano dal basso: secondo lo studio Ibm citato in precedenza, più del 40% degli intervistati ha sottolineato quanto siano importanti l’etica e i valori del datore di lavoro per motivarli e farli sentire parte di un gruppo, mentre il 36% ha affermato di apprezzare le opportunità di apprendimento continuo. Investire dunque su questi due aspetti è fondamentale tanto per mantenere un rapporto fiduciario con il proprio lavoratore, tanto per attrarre nuove risorse, specialmente tra i più giovani.

E a dare ulteriore conferma a queste esigenze, il concetto di maggiore flessibilità è ben presente anche nello studio Employer Brand Research di Randstad, condotto su oltre 190mila lavoratori in tutto il mondo: il fattore principale che in Italia motiva sia coloro che cambiano lavoro sia coloro che lo cercano è la possibilità di poter gestire in libertà il proprio tempo e raggiungere un buon livello di bilanciamento vita-lavoro. Questo aspetto così centrale, come accennato, discende certamente dai mutamenti tuttora in corso all’interno del modo di lavorare, un approccio che tende sempre più verso un modello ibrido, che dà più spazi di movimento alle persone nella gestione quotidiana del loro tempo. In un quadro ancora di transizione, lavoratori e aziende dovranno farsi trovare pronti e “riconoscersi” a vicenda, cercando di ripristinare molteplici punti di contatto.

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