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Cloud: lavorare nella "nuvola" che aiuta aziende e PA

C’è una “nuvola” che sta creando – e creerà - posti di lavoro nel prossimo futuro. È il cloud computing, “un insieme di servizi ICT accessibili on-demand e in modalità self-service tramite tecnologie Internet, basati su risorse condivise, caratterizzati da rapida scalabilità e dalla misurabilità puntuale dei livelli di performance, in modo da poter essere pagati in base al consumo” (definizione della National Institute for Standards and Technology). Andando al quotidiano, il cloud permette di salvare i dati dei nostri pc o smartphone su una rete di server molto potenti (hosting service provider); in questo modo è possibile archiviarne di più ed evitare che vengano persi se non è più possibile accedere al nostro dispositivo.

I vantaggi sono significativi anche per le aziende che possono così risparmiare negli investimenti in strutture permanenti (hardware). Infatti, il cloud computing consente di sfruttare risorse condivise e sfruttare la economie di scala, grazie all’aggregazione della domanda effettuata dagli hosting. È, inoltre, possibile fornire un maggior numero di servizi e “personalizzarli” in base all’esigenze del cliente.

Anche le Pubbliche Amministrazioni possono trarne benefici. La strategia, delineata dall’AgID, si basa sull’obiettivo di rendere i sistemi informatici pubblici maggiormente efficienti ed interoperabili. Con questa tecnologia, è più semplice aggiornare i software, assicurare la sicurezza e la protezione dei dati e velocizzare l’erogazione dei servizi a cittadini e imprese.

Dopo aver tracciato un quadro simile su quelle che sono le opportunità del cloud, è semplice comprendere il perché stia crescendo la richiesta di professionisti specializzati in questo segmento dell’ICT. Il bollettino annuale Excelsior 2018 evidenzia come il cloud rientri proprio tra i settori in cui le aziende hanno maggiormente investito negli ultimi quattro anni, insieme ai sistemi di accesso ad Internet ad alta velocità e le attività di analisi di Big Data.

Cosa influisce tutto ciò sul versante lavoro? L’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano ha recentemente approfondito il tema delle competenze necessarie per lavorare in questo ambito della digital transformation. A sorpresa, non si tratta solo di competenze marcatamente informatiche. Di fianco alle capacità gestionali, ci sono anche quelle trasversali.

Vediamo quali sono le quattro aree strategiche in cui vengono raggruppate le competenze più richieste dalle aziende.

  • Governo: sapere gestire le architetture e ottimizzare i costi
  • Gestione progettuale: comprende sia la contrattualistica - scegliendo i provider- sia la pianificazione e il budgeting
  • Gestione operativa: identifica diversi aspetti, dalla strutturazione delle policy ai percorsi di migrazione e della relativa sicurezza
  • Soft Skill: legate alla capacità di identificare le esigenze del business

Tra i dati raccolti dall’Osservatorio, è interessante analizzare le prospettive di investimento delle aziende: oltre il 20% di quelle che hanno partecipato alla ricerca hanno già - o intendo crearlo - un team dedicato al cloud computing. Spazio quindi agli specialisti della sicurezza (Cloud Security Specialist), agli “architetti della nuvola” (Cloud Architect), a chi si occupa della migrazione dei dati (Cloud Specialist) o della gestione operativa (Cloud Operations Administrator) e, infine, a chi supporta le attività di sviluppo, rilascio e gestione di applicazioni in Cloud (Cloud Native DevOps Engineer).
Sei interessato a conoscere i loro sbocchi professionali? Ecco allora alcune delle aziende li stanno assumendo: Accenture
, Capgemini, Amazon, Aruba e per finire Microsoft.

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