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Come cambia il lavoro, lo smart working tra presente e futuro

Come ormai sappiamo, la vita al tempo del Coronavirus pretende da tutti noi un obbligo civile: ridurre spostamenti e uscite, per quanto possibile (con dei limiti al cui interno sono conservati i servizi essenziali) e fino a quando l’emergenza non sarà superata. Questa modalità del tutto inedita ha portato ripercussioni che vanno in varie direzioni, psicologiche e sociali, da fronteggiare giorno dopo giorno. Di sicuro, uno dei mondi più investiti dal cambiamento dettato dal Covid-19 è quello del lavoro, il pilastro su cui si regge la società. In questo senso, per quanto la tempesta sia stata improvvisa, per rapidità e dimensioni, la risposta di aziende e istituzioni è stata attivata in tempi veloci, facendo ricorso a strumenti normativi, risorse, e anche a una buona dose di creatività, soprattutto per quanto riguarda il campo della formazione e dell’aggiornamento professionale.

La parola chiave è smart working o lavoro agile; una modalità di lavoro a distanza che ovviamente era già in essere prima dell’emergenza Coronavirus, ma che proprio nelle ultime settimane si è imposta con forza maggiore all’attenzione dei lavoratori e dell’opinione pubblica. Da parte del Governo, la spinta è venuta dai diversi Dpcm che si sono succeduti a partire dal 25 febbraio, realizzati per fronteggiare la crisi epidemiologica e che contengono un indirizzo decisamente a sostegno dello smart working: «Si raccomanda venga attuato il massimo utilizzo, da parte delle imprese, di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza», recita il Dpcm dell’11 marzo 2020.

Stare in casa e proseguire il lavoro: questo è il perno della questione. E chissà se non sarà possibile implementare questo modello in un maniera più strutturale – almeno per determinate categorie lavorative – una volta che la tempesta sarà passata. La formazione a distanza, come accennato, è un aspetto che ha visto fiorire diverse iniziative. Il canale principale sono i webinar, attivati tanto dalle aziende che dalle istituzioni. Il Ministero per l’Innovazione ha lanciato una pagina online che raccoglie tutti i servizi di solidarietà digitale partiti in seguito all’emergenza: un elenco dettagliato di iniziative che le aziende del Paese stanno approntando per sostenere i cittadini. Sul sito, inoltre, è disponibile anche un modulo di adesione per le nuove società che volessero partecipare all’iniziativa. La risposta del mondo imprenditoriale è stata positiva: da Barilla a Coop fino a Legambiente e Primo Piano, sono davvero tante le imprese e associazioni che hanno messo e continueranno a mettere a disposizione servizi gratuiti di formazione.

Qualche esempio:

  • Ancors – Associazione Nazionale Consulenti e Responsabili della Sicurezza sul lavoro, offre gratuitamente ad aziende e lavoratori l’accesso alla propria piattaforma e-learning fino al 31 agosto 2020;
  • Nexim Italia ha reso disponibile gratuitamente l’accesso per 6 mesi al sistema Nexim CloudCall: la piattaforma consente il lavoro da remoto, permette di pianificare e partecipare a riunioni, collaborare chiamare condividere documenti e dati;
  • XSTREAM ha messo a disposizione per 2 mesi licenze per smartphone e computer per soluzioni di telelavoro e smart working. I dipendenti delle aziende potranno comunicare, in totale sicurezza, con qualsiasi device: smartphone, pc portatile e computer fisso di casa.

Ma le iniziative sono decine e il consiglio è di monitorare costantemente nel tempo la pagina del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Dal lato aziendale inoltre sono partiti programmi come Rinascita Digitale, un’iniziativa di formazione gratuita ideata da Stefano Saladino, CEO di Mashub, una società italiana che sviluppa strategie di Marketing e Comunicazione per le aziende: uno spazio di confronto digitale per creare un circolo virtuoso di formazione e ispirazione.

Dal centro alla periferia, anche gli enti locali si sono organizzati per fornire strumenti di formazione a distanza e favorire lo smart working. La Fondazione Ifel di Anci, l’Associazione che raggruppa tutti i comuni italiani, ha organizzato “Comunicare nell’emergenza”, un webinar realizzato per fornire a sindaci e comunicatori pubblici gli strumenti indispensabili per dare informazioni corrette e realizzare una comunicazione efficace ai tempi del coronavirus. La stessa modalità è stata approntata dalle Regioni: il Molise, ad esempio, ha autorizzato lezioni telematiche per i corsi di formazione professionale, e quindi creato percorsi finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro oltre a corsi pensati per i giovani e per l’istruzione. La Regione Veneto – uno dei territori più colpiti dall’emergenza – si è attrezzata predisponendo una guida per aiutare il personale ad organizzare il proprio lavoro da remoto; l’Agenda Digitale della Regione ha organizzato un webinar sul tema dei pagamenti digitali nella pubblica amministrazione, a cui hanno preso parte in collegamento oltre 400 persone delle diverse amministrazioni comunali ed enti del Veneto.

È presto per poter affermare che lo smart working sarà un’opportunità destinata a stabilizzarsi sempre di più, anche una volta che l’emergenza sarà passata. Una ricerca condotta dalla professoressa Marta Angelici dell’Università Bocconi di Milano ha mostrato come – seppure non manchino elementi negativi, come il rischio dell’isolamento – il lavoro agile porti generalmente a una maggiore produttività, benessere, equilibrio tra vita lavorativa e familiare, oltre che a minori disuguaglianze tra uomini e donne. I prossimi mesi riveleranno fino a quanto la rivoluzione dello smart working sarà permanente o temporanea.

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