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Competenze digitali: l'orizzonte individuato dalla Strategia Nazionale

Ben 41 linee di intervento, da attuare mediante 111 azioni. È questo l’asse lungo il quale è stato elaborato il Piano Operativo della Strategia Nazionale per le Competenze Digitali, ambizioso programma che intende accelerare sul fronte della trasformazione digitale del Paese. Un orizzonte decisivo anche alla luce di quanto emerso dagli indirizzi della Banca centrale europea, secondo il quale l’innovazione digitale ha ripercussioni sempre più evidenti sui modelli di consumo e produzione, oltre che sugli sviluppi del business, delle preferenze e dei prezzi relativi, investendo quindi intere economie. Alcuni degli effetti chiave della digitalizzazione, inoltre, stanno influenzando variabili rilevanti per la politica monetaria come l’occupazione, la produttività e l’inflazione.

Elaborata nell’ambito dell’iniziativa Repubblica Digitale, la Strategia è il risultato  di un approccio multistakeholder che ha riunito intorno allo stesso tavolo Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Università, enti pubblici di ricerca, imprese, professionisti, Rai, associazioni e varie articolazioni del settore pubblico, oltre alle organizzazioni aderenti alla Coalizione Nazionale (più di 120, che promuovono  circa di 130 iniziative), con una regia affidata al Comitato Tecnico Guida di Repubblica Digitale, coordinato dal Dipartimento per la trasformazione digitale. Nel dettaglio, il è previsto un panel di oltre 60 indicatori per monitorare l’impatto sui 4 assi di intervento.

Realizzato seguendo una logica pluriennale, il Piano ha diversi obiettivi, tra cui:

- raggiungere il 70% di popolazione con competenze digitali almeno di base (per i dati 2019 siamo al 42%, rispetto a una media UE del 58%), con un incremento di oltre 13 milioni di cittadini rispetto al 2019, e azzerare il divario di genere;

- duplicare la popolazione in possesso di competenze digitali avanzate (con il 78% di giovani con formazione superiore, dimezzando il divario di genere, con il 40% dei lavoratori nel settore privato e il 50% di dipendenti pubblici);

- triplicare il numero dei laureati in ICT e quadruplicare quelli di sesso femminile, duplicare la quota di imprese che utilizza i big data;

- incrementare del 50% la quota di Pmi che utilizzano specialisti ICT;

- aumentare di cinque volte la quota di popolazione che utilizza servizi digitali pubblici, portandola al 64%, e portare ai livelli dei Paesi europei più avanzati, l’utilizzo di Internet anche nelle fasce meno giovani della popolazione (l’84% nella fascia 65-74 anni).

Gli interventi si inseriscono nel complesso quadro fuoriuscito dagli ultimi mesi, segnati dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi economica che ha attraversato l’intero pianeta. Nonostante tutto – oppure, paradossalmente, proprio a causa degli effetti della pandemia, con il distanziamento sociale che ha impresso un’accelerazione sui processi di digitalizzazione – gli ultimi mesi hanno segnato dei dati positivi su questo fronte. Da gennaio a dicembre 2020 le identità digitali SPID sono passate da 5,4 milioni a 14,1 milioni, le transazioni su PagoPA da 81,7 milioni a oltre 165 milioni, i Comuni nell’ANPR da 5.310 a più di 7.000, con 54,6 milioni di cittadini presenti in anagrafe unica. L’app IO per l’accesso ai servizi pubblici digitali, rilasciata ad aprile, ha raggiunto 9 milioni di download.

Un’accelerazione registrata anche dai cittadini: da un’indagine del Forum PA il 57% vede una PA “più digitale”, per poter accedere ai servizi in modo più facile e veloce.

Per proseguire lungo questo cammino, sarà fondamentale riservare un’attenzione specifica al superamento del divario di genere e all’inclusione digitale. A questo proposito, è cruciale il ruolo della formazione, con il contributo della Coalizione Nazionale per le competenze digitali che ha raggiunto traguardi già significativi: rispetto alle 178 iniziative presenti al 18/12/2020, nell’anno appena concluso sono stati formati più di 2,7 milioni di studenti, circa 70mila docenti, oltre 900mila cittadini, più di 250mila lavoratori tra settore privato e pubblico. Ad ogni modo, le azioni previste nella Strategia sono proiettate in una prospettiva di breve, medio e lungo termine anche perché il consolidamento della definizione dipende oltre che dal completamento delle attività di progettazione, dai finanziamenti del Piano di ripresa e resilienza (PNRR) e dalla programmazione europea.

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