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Crescita, progetti e innovazione: il settore aerospaziale in Italia

Sognare, anche in ambito lavorativo, è lecito persino nei periodi più complicati, come quello che stiamo vivendo nelle ultime settimane, a partire dallo scoppio dell’epidemia di Coronavirus. D’altro canto governo, associazioni e imprese stanno approntando – ciascuno secondo il ruolo che gli compete – in direzione della ripresa delle attività produttive.

A questo proposito, tornando al sogno, cosa c’è di più “sognante” di lavorare nello spazio? Del resto, “Fare l’astronauta” resta pur sempre una delle risposte più gettonate alla domanda “Cosa farai da grande”.
Al di là dei sogni e delle speranze, tuttavia, all’interno del settore aerospaziale italiano esistono fatti solidi, realtà ben strutturate. Non esistono, insomma, soltanto gli astronauti. Il comparto – in costante crescita da diverso tempo – è ampio e offre una gamma amplissima di possibilità, coinvolgendo centinaia di imprese oltre che migliaia di lavoratori, avendo ben presente all’interno del suo orizzonte il ruolo primario della ricerca e dell’innovazione tecnologica, autentiche bussole del settore. Un po’ di numeri: nel nostro Paese si conta una cifra approssimativa tra le 400 e le 500 aziende impiegate, per un fatturato complessivo che si aggira intorno agli 8 miliardi di euro. In Italia, ancora, n Italia, sono circa 40 mila gli addetti operanti in questo ambito: aziende, ricercatori e impiegati sono dislocati prevalentemente tra Piemonte, Campania, Lombardia e Puglia.

Il Distretto tecnologico aerospaziale pugliese, in particolare, è composto da 80 aziende (di grande, medie e piccole dimensioni) al cui interno sono quasi 6mila lavoratori ed oltre 200 addetti studiosi che svolgono le loro funzioni nelle università e nei centri di ricerca. In Piemonte, invece, è attiva dal 2006 l’Associazione Distretto Areonautico Piemontese: oltre agli Enti pubblici (Regione Piemonte, Finpiemonte, Città Metropolitana di Torino e Camera di Commercio di Torino), nel tempo hanno aderito al progetto soggetti del mondo della formazione e della ricerca (tra cui il Politecnico e Università di Torino, Fondazione Links, Istituto Tecnico Superiore Mobilità Sostenibile Aerospazio/Meccatronica), associazioni di categoria e soprattutto moltissime imprese.

D’altro canto il settore aerospaziale,  configurato come un’industria con grandi imprese legate a gruppi con partecipazioni incrociate e aziende multinazionali, richiede aree di eccellenza organizzate in distretti o cluster, ed è in questa direzione che si muove il nostro Paese. E l’Italia, del resto, è una delle poche nazioni ad avere know-how tecnologico, risorse e tecnici per poter sviluppare satelliti, metterli in orbita spaziale e gestire la miriade di servizi connessi: un ruolo cruciale all’interno di queste attività è certamente quello garantito dall’Agenzia spaziale italiana, un ente governativo creato nel 1988. Il nostro Paese, inoltre, è tra i Paesi fondatori dell’ESA – l’Agenzia spaziale europea – e partecipa ai programmi con un contributo scientifico, industriale e monetario. Tutta questa concentrazione di eccellenza ha ripercussioni immediate sulla sfera lavorativa. La scuola di ingegneria aerospaziale è uno dei percorsi di studio più indicati per chi vuole scommettere sul proprio futuro: a tal proposito, uno degli atenei all’avanguardia è l’Università Federico II di Napoli, tanto da guadagnarsi – secondo l’l’Academic Ranking of World Universities o ARWU (Classifica accademica delle università mondiali) – la prima posizione nel campo italiano, precedendo atenei altrettanto prestigiosi come Torino e Milano.

Il fronte occupazionale, ad ogni modo, riveste un ruolo fondamentale nelle attività delle associazioni di settore. In questo senso, una delle ultime iniziative in ordine di  tempo è Start Cup Lazio 2020, bando promosso dall’Agenzia spaziale italiana. Il progetto coinvolge aspiranti imprenditori, imprese singole o aggregate che si propongono di sviluppare prodotti e/o processi innovativi sulla base delle competenze scientifiche delle università e degli enti di ricerca che esistono sul territorio regionale. I quattro settori di intervento della competizione sono:

  • Premio Life Sciences: prodotti e/o servizi innovativi per migliorare la salute delle persone;
  • Premio ICT: prodotti e/o servizi innovativi nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e dei nuovi media;
  • Premio Clean Tech & Energy: prodotti e/o servizi innovativi orientati al miglioramento della sostenibilità ambientale, tramite il miglioramento della produzione agricola, la salvaguardia dell’ambiente, la gestione dell’energia;
  • Premio Industrial: prodotti e/o servizi innovativi per la produzione industriale che non ricadono nelle categorie precedenti, innovativi dal punto di vista della tecnologia o del mercato.
La partecipazione al progetto è valida fino al 14 maggio 2020. Ma tenere d’occhio quello che accade nel settore aerospaziale – non solo all’interno del suo perimetro, ma anche nelle vicinanze, nelle possibili contaminazioni con altre attività – è senz’altro una via maestra per immaginare nuove realtà per lavoro ed economia in Italia.

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