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Crowdfunding, cultura e creatività crescono col web

Un’idea aggregante. Uno strumento di sensibilizzazione. Un metodo di finanziamento che nasce dal web.
Le percezioni di cosa sia il crowdfunding possono essere molteplici. È chiaro, però, quali siano i due elementi caratterizzanti: l’utilizzo di piattaforme sul web e la necessità di trovare modalità di finanziamento alternative. Per questo la digitalizzazione e il superamento della crisi economica sono stati i due fattori che hanno maggiormente incentivato la sua diffusione.

Si tratta di una crescita che ha riguardato soprattutto la filiera culturale e creativa, come ha descritto la recente analisi realizzata dalla Commissione Europea, analizzando ben 75 mila campagne realizzate dal 2013 a ottobre 2016 in questo settore. Di fronte a 247 milioni di euro raccolti e una percentuale di successo del 50 per cento, cosa può essere migliorato? Quali sono state le esperienze di maggior successo?

La riuscita di una campagna dipende da molteplici fattori, come l’analisi della platea di riferimento, la creazione di una community e saper sfruttare tutte le leve di comunicazione e marketing utili ad avvicinare alla causa i possibili finanziatori. Proprio questo ultimo punto è uno dei fattori di successo, visto l’aspetto emozionale legato al coinvolgimento su base individuale. Il senso di appartenenza al progetto, conoscere il modo in cui si svilupperà e le possibili ricadute sociali sono ragioni antitetiche – o comunque distanti - a un interesse meramente commerciale.

Parallelamente, è stata riscontrata la tendenza alla contaminazione con il mondo profit e delle istituzioni: in questo caso parliamo di matchfunding. Le partnership sono un’occasione per aggregare non solo le risorse economiche, ma anche le competenze necessarie per poter portare avanti delle forme di finanziamento alternative.

Come si sta muovendo l’Europa per avvicinare i finanziatori privati al crowdfunding? L’obiettivo è quello di fornire una cornice regolatoria uniforme rispetto alla frammentazione esistente, anche per favorire la nascita di piattaforme transnazionali che possano competere con quella statunitense più utilizzata (Kickstarter). Con lo stesso obiettivo, Europa Creativa è diventato uno spazio di confronto per i diversi operatori del settore, dove condividere esperienze e conoscere le possibilità di crowd-lending, ossia i canali di finanziamento esterni a quello bancario in cui i risparmiatori scelgono personalmente i progetti su cui investire.

Guardando al nostro Paese, l’interesse per il crowdfunding non è stato solamente settoriale. Dopo il “Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali online” adottato dalla Consob già nel 2013, è stato ampliato l’ambito di intervento dell’equity crowdfunding a tutte le PMI grazie all’ultima Legge di Bilancio. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano dedicato al crowdinvesting, sono stati raccolti attraverso l’equity crowdfunding oltre dodici milioni di euro al 30 giugno 2017, con un incremento del 123% solo negli ultimi 12 mesi. Le previsioni dello stesso Osservatorio parlano di  25 milioni di euro per il 2018, anche grazie all’adeguamento del Regolamento della Consob.

Di pari passo rispetto all’attenzione posta su questo tema, cresce quella legata al mondo della cultura. Di fronte alla progressiva estensione dell’equity crowdfunding dal 2013 ad oggi, recentemente è stata approvata la proposta di legge per il riconoscimento delle Imprese Culturali e Creative.

Da dove nasce questa esigenza? Tale sistema – comprensivo di industrie culturali e creative, patrimonio storico artistico, performing arts e arti visive, produzioni creative driven - genera il 6% della ricchezza nazionale pari a 89,9 miliardi di euro, secondo il Rapporto “Io Sono Cultura 2017” della Fondazione Symbola e di Unioncamere. Oltre all’effetto moltiplicatore, bisogna aggiungere le ricadute in termini occupazionali; sono un milione e mezzo gli addetti in questo comparto, con una crescita dell’1,5% solo nell’ultimo anno.
Il crowdfunding può essere uno strumento per incrementare queste cifre. Nella ricerca europea, l’Italia è il quinto Paese nella classifica sul numero di campagne avviate nel settore culturale e creativo. Da "IloveItaly" che raccoglie i progetti italiani per valorizzare il patrimonio culturale, passando alla performing art con Crowdarts, fino a Innamoratidellacultura aperto alla promozione di tutte le forme di arte. Le esperienze nazionali evidenziano un panorama variegato e originale di idee. Il risultato italiano è, però, lontano da quelli del Regno Unito e della Francia, dove si concentrano rispettivamente il 36 per cento e il 30 per cento delle iniziative avviate a livello comunitario. Seguono Olanda e Germania, al terzo e quarto posto.

Cosa accadrà in futuro? Stimolare il matchfunding, aprirsi a nuovi modelli basati sulla partnership tra pubblico e privato sono alcune delle raccomandazioni già citate dalla Commissione. È di uguale importanza costruire un clima di fiducia in questo tipo di iniziative. Le persone possono essere avvicinate attraverso sistemi di “remunerazione” trasparenti e comparabili, in cui le piattaforme sono sicuramente un fattore chiave. Per questo andrebbero raccolte e monitorate le diverse risorse già presenti sul web. Anche il coinvolgimento delle istituzioni nelle campagne può essere un elemento stimolante, creando un dialogo trilaterale proprio tra gli stakeholder coinvolti nella campagna, le piattaforme e i governi nazionali.
Non da ultimo, è necessario stimolare le giuste competenze sia sul versante comunicativo che imprenditoriale. Il capitale umano resta la chiave del successo per una campagna di crowdfunding.

 

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