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Dal Miur 45 milioni per i 'Laboratori territoriali'

Educazione, innovazione e occupazione, insieme, possono portare allo sviluppo di conoscenze, pratiche e competenze trasversali per l’intero territorio.

Per avvicinare i giovani al lavoro il Ministero dell’Istruzione ha stanziato  45 milioni e un contributo massimo di 750.000 euro per i cosiddetti “laboratori territoriali per l’occupabilità”, finanziati nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale.

Sul sito del Miur è stata pubblicata la graduatoria finale del bando: degli oltre 500 progetti presentati, sono 151 quelli ammessi alla prima fase e 58 i progetti finanziati finalisti. I laboratori vincenti saranno operativi entro dicembre 2016.

“Laboratori” e “territorio”: le due parole chiave insieme all’obiettivo della “occupabilità”

I laboratori sono spazi dall'alto profilo innovativo a disposizione di più scuole del territorio, dove sviluppare pratiche didattiche avanzate che possano favorire il raccordo con il mondo del lavoro e le imprese. Hanno – e questa è la vera novità - lo sguardo rivolto al made in Italy e alla vocazione produttiva di ciascun territorio.

Nel bando si legge “..saranno luoghi di incontro, di sperimentazione tra vecchie e nuove professioni, di pratica dell'innovazione in tutte le sue espressioni (tecnologica, sociale e individuale)”. Il loro fine è quello di favorire la conoscenza, l’inserimento e il reinserimento dei giovani nel mondo del lavoro mediante la valorizzazione delle specificità e delle vocazioni territoriali. 

Competenze da spendere nel mondo del Lavoro

Questi partenariati innovativi tra scuole e attori del territorio rappresentano una grande chance per l’intero territorio che si è guadagnato delle risorse per contrastare problematiche come la dispersione scolastica e la disoccupazione.

Ristoranti “digitali”, officine tecnologiche, poli per la robotica e la meccanica: sono tra le proposte principali dei laboratori territoriali presentati dalle Regioni. All’interno di queste “palestre di innovazione”, i giovani potranno avvicinarsi concretamente all’innovazione per migliorare, attraverso la pratica, le proprie competenze in vista di un futuro occupazionale più adeguato alle sfide del nostro tempo e ricco di opportunità.

Queste, le Regioni che vedranno sorgere più laboratori: la Lombardia con 8, la Campania con 6 e la Sicilia con 5. A seguono, con 4 laboratori, l’Emilia-Romagna, il Lazio, il Piemonte, la Puglia e la Toscana.

Verso una scuola “aperta”

I laboratori sono come luoghi aperti al territorio per stimolare la crescita professionale, le competenze e l’autoimprenditorialità, allacciando l’innovazione all’istruzione e all’inclusione sociale, anche attraverso la partecipazione di enti pubblici e locali, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private.

Grazie al “far rete” i laboratori aprono la scuola al territorio, al di fuori dell’orario scolastico, al di fuori delle mura scolastiche, ponendosi in tal modo come un vero e proprio incubatore di energie trasversali.

E a beneficiarne in tal modo saranno non solo gli studenti ma anche i cosiddetti NEET – Not engaged in Education, Employment or Training – quelli che non studiano né lavorano.

 

Rendere complementare l’apprendimento formale con quello pratico è l’obiettivo del sistema di formazione “duale”. Per saperne di più consulta la sezione di Cliclavoro! 

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