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Dalla scuola al lavoro nel segno dell'inclusione

L’inclusione scolastica è tra gli ultimi interventi approvati dal Consiglio dei Ministri con l’obiettivo di riorganizzare la normativa esistente e valorizzare questo particolare aspetto nell’identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia. Con le modifiche a La Buona Scuola, ogni studente avrà la garanzia di poter fruire di tutti i servizi necessari anche grazie ad un cambiamento della formazione iniziale degli insegnanti di sostegno e l’introduzione di un obbligo di formazione sulle tematiche dell’inclusione per tutto il personale scolastico. Questo intervento va contestualizzato nella più ampia azione sull’inclusione lanciata dal Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, adottato ad ottobre 2016, seguendo il percorso tracciato a livello comunitari con la Strategia di Europa 2020 e la New Skills Agenda lanciata lo scorso anno.

Si realizza così un primo passo verso una piena inclusione che non si limita all’ambiente scolastico. Al termine del percorso di studi, i ragazzi disabili devono affrontare l’ingresso nel mondo del lavoro. Un passaggio non sempre facile e che richiede una stretta cooperazione tra gli operatori scolastici e quelli dei servizi territoriali: Centri per l’Impiego, ASL e assistenti sociali.

Analizzare la transizione dalla scuola al lavoro dei ragazzi più svantaggiati è proprio il tema al centro del seminario di studio “Giovani, occupazione e disabilità”, tenuto presso l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP) il 5 aprile 2017. Un momento non solo di analisi, ma anche di confronto tra i diversi attori del mondo della formazione e del lavoro per valutare gli obiettivi raggiunti e quelli da realizzare nel prossimo futuro.

L’INAPP, in collaborazione con l’Università di Macerata, ha organizzato l’evento partendo da un’analisi dei fattori sociali che influiscono nell’inserimento delle persone disabili, passando poi ad una ricostruzione della normativa esistente, per chiudere con l’illustrazione delle esperienze positive attuate fino ad oggi.

 

Capire il contesto. L’INAPP ha studiato negli ultimi anni gli elementi sociali che favoriscono l’inserimento dei disabili. Parliamo, in particolare, delle competenze scolastiche e professionali e delle componenti psicologiche da non sottovalutare: il desiderio di autoaffermazione, l’ottimismo e la fiducia nelle proprie capacità. A queste variabili soggettive, si aggiungono come elementi positivi la presenza di un tutor – aziendale e/o esterno presso i servizi territoriali – e un’articolazione flessibile degli orari di lavoro.

Un percorso di autoconsapevolezza intrapreso già nella carriera scolastica può aiutare il futuro inserimento lavorativo del ragazzo, orientandolo anche verso posizioni professionali maggiormente in linea con le proprie competenze e attitudini. La conferma viene da un monitoraggio delle carriere e dei bisogni lavorativi degli studenti disabili provenienti dall’Università di Macerata, svolto tra maggio 2015 ed aprile 2016. È stato qui evidenziato come la capacità di saper soppesare realisticamente i propri punti di forza e le difficoltà sia un elemento chiave per trovare un’occupazione adeguata alle proprie potenzialità.

Il quadro normativo. Una considerazione completa del contesto non può ignorare le riforme attuate da La Buona Scuola e dal Jobs Act, che hanno avuto al centro della loro azione la lotta alla disoccupazione, soprattutto giovanile. La prima ha inserito l’alternanza come un percorso ordinamentale, cercando di accompagnare gli studenti nella transizione dai banchi di scuola al mondo del lavoro. La seconda ha agevolato le forme di lavoro stabile, quali nello specifico dei contratti a tempo indeterminato e dell’apprendistato, considerato come la forma privilegiata di ingresso nel mercato del lavoro per i ragazzi. Inoltre nel Decreto Legislativo n.151/2015, di attuazione del Jobs Act, è riformato anche il collocamento mirato con la modifica dei criteri di chiamata e degli incentivi rivolti ai datori di lavoro.

 

Alternanza e IeFP.  Gli ultimi interventi normativi per gli studenti disabili puntano, come anticipato, alla creazione di una scuola accogliente e pronta a recepire i bisogni degli studenti disabili. I docenti svolgono difatti un ruolo importante nello sviluppo dei progetti educativi individuali, anche nel segno dell’alternanza, mediando tra la scuola e le aziende ospitanti. In questi casi nella progettazione è rilevante anche la presenza dei servizi sanitari locali per individuare gli ambienti di lavoro più adatti e differenziare i percorsi in base alla patologia del ragazzo.

Durante l’incontro è stato evidenziato, inoltre, il ruolo dei percorsi di istruzione e formazione professionale, basati su un modello didattico partecipativo, dove stage e laboratori sono una parte integrante e basilare per il conseguimento della qualifica professionale. La presenza di ragazzi disabili in questo tipo di percorsi si attesta a circa 17mila, su un totale di 320mila studenti. Le ragioni di questa presenza apprezzabile sono individuabili nella natura inclusiva anti-dispersione del modello didattico ma, soprattutto, nel supporto relazionale e logistico che viene offerto ai ragazzi: l’accompagnamento.  

 

Guardando al futuro. Alla luce dei dati esaminati, l’Istituto fornisce alcuni suggerimenti nel segno dell’inclusione socio-lavorativa. Suggerimenti che possono essere sintetizzati in tre parole: valorizzazione delle competenze, supporto tramite tutoraggio con figure specializzate interne o esterne all’azienda e personalizzazione dei percorsi di inserimento.

La componente culturale è fondamentale: la diffusione delle informazioni è essenziale per superare pregiudizi e barriere. Contemporaneamente, la sinergia tra imprese e servizi territoriali è importante per individuare il contesto di inserimento più adatto e per fornire il supporto specialistico necessario. Per questo sarà attuata una strategia di rafforzamento dei sistemi regionali, considerando in maniera sinergica i servizi sanitari e quelli dedicati alle politiche attive del lavoro in modo da favorire la conoscenza reciproca e la diffusione di strumenti di valutazione comparata. Uno scambio informativo utile non solo all’efficientamento del collocamento mirato ma funzionale anche alla comunicazione, attraverso la sensibilizzazione dei datori di lavoro. Tutti questi fattori influiscono, infatti, in modo determinante sulla durata del rapporto di lavoro e sulle possibilità di successo di lungo periodo dell’inserimento.

 

Per conoscere le norme e le misure a tutela della disabilità consulta la scheda di Cliclavoro dedicata ai disabili!

 

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