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EFSI, per far crescere la tua azienda e fare network

Di questi tempi le buone notizie sono davvero poche e, quanto al vecchio continente, quelle che girano sono spesso sempre le stesse: l’Europa è una matrigna, il futuro è solo austerità.

Ma quando le buone notizie ci sono, si vedono sempre meno di quelle cattive. È il caso dello European Fund for Strategic Investments, un’iniziativa europea, di cui pochi sanno, elaborata per superare l’attuale gap negli investimenti sul territorio comunitario.
L’EFSI, è stato lanciato ormai tre anni fa dalla BEI – la Banca Europea per gli Investimenti –  dalla Commissione Europea e da Cassa Depositi e Prestiti in qualità di istituto nazionale di promozione, con lo scopo di mobilitare e attrarre i capitali privati su progetti strategicamente importanti: infrastrutturali, d’innovazione d’impresa o su cui il capitale pubblico scommette da solo oppure non riesce a farlo per mancanza di risorse.
Nell’ambito dell’iniziativa sull’EFSI del Consiglio Nazionale per l’economia e il lavoro, è stata fatta per la prima volta una valutazione – tra addetti ai lavori ma dal carattere divulgativo – sui risultati e le prospettive del fondo europeo.

In soli tre anni, l’EFSI si è rivelato un vero e proprio strumento di crescita e – con grande stupore – l’Italia si è qualificata tra i primi paesi-membri per volume di investimenti approvati con la garanzia del fondo: 37 miliardi di euro su 250 fino ad oggi utilizzati da tutti gli Stati comunitari. L’EFSI in sostanza consente l’attivazione di capitali e di investimenti, trainati da quelli pubblici messi a disposizione dal piano Juncker di cui l’EFSI può dirsi il braccio operativo, per la costruzione di ospedali, grandi infrastrutture, ma anche per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione delle piccole e medie imprese. E qui il fondo può dispiegare tutta la sua forza: l’EFSI infatti può dare la possibilità di finanziare progetti in deficit perché le sue risorse sono conteggiate al di fuori del bilancio dello Stato – nel caso di interventi infrastrutturali – mentre per le aziende grandi, piccole e familiari, il suo contributo innovativo è nella rapidità dell’attivazione dell’investimento, la semplificazione, la capacità di valutare i progetti delle imprese superiore a qualsiasi altro fondo strutturale, a detta degli stessi beneficiari.
Con oltre 200mila imprese che hanno beneficiato dello strumento, l’EFSI è giunto al suo primo traguardo: aver contribuito, con l’impiego del solo 1% di budget europeo proveniente dal piano Juncker, ad un’iniezione di crescita che può arrivare fino al 2% del PIL, per quanto riguarda l’Italia.

Non si pensi però che l’EFSI e le risorse messe in campo dal piano Juncker intervengano solo nell’ambito dei progetti nazionali:
la Commissione Europea ha approvato un piano di investimenti UE per l’Africa sulla base delle buone pratiche attivate con l’EFSI e in cui, lo stesso fondo europeo, potrà essere coinvolto.
Gli ambiti di intervento del fondo sono infatti diversi: dai giovani e il progetto Erasmus+, alla difesa, all’immigrazione. Proprio per la sua versatilità, la Commissione UE e la BEI stanno valutando come estendere il raggio d’azione dell’EFSI, sia dal punto di vista dei settori finanziabili (impresa e industria 4.0) e la connessione con altri strumenti come i fondi strutturali, sia rispetto alla capacità d’intervento.
L’EFSI infatti, secondo la stessa BEI, può cambiare positivamente anche la dipendenza delle pmi dalle banche, il cui ricorso al credito è attualmente l’unico sostituto ai fondi di investimento che sono spesso restii a destinare capitali ai progetti delle aziende, benché meritevoli.
In attesa di definire il destino di un nuovo EFSI 3.0 – il secondo infatti è rappresentato dalla sua proroga fino al 2020 – la BEI lancerà a breve un road show con Confindustria proprio per presentare alle grandi imprese e alle pmi i vantaggi del fondo. Perché, è bene ricordarlo, una maggiore conoscenza dello strumento può rappresentare un’ottima leva di crescita economica per tutti.  
“Uno dei meriti dell’EFSI – spiega Nicoletta Amodio, responsabile ricerca e innovazione di Confindustria – è che ha rimesso al centro l’impresa e gli investimenti. Quello che ci piace è che EFSI è in grado di fare sistema: crea sinergie fiscali e negoziali e soprattutto non è un bando ma un’occasione di negoziazione.
Uno dei settori potenzialmente finanziabili dal fondo, su cui lavoreremo come Confindustria con il road show in partenza, sarà la rigenerazione urbana ma anche la cyber security e il settore della sostenibilità: molti dei progetti in questi campi d’impresa, sono già stati approvati ma non finanziati per mancanza di fondi. Con EFSI sarà possibile salvarli. L’importante è che sia fatta una sana comunicazione sullo strumento da parte della Commissione Europea: diffondere, comunicare ma senza semplificare troppo”.
L’EFSI infatti non è una panacea per le imprese ma uno strumento di successo, proprio perché esso non ha creato nuove agevolazioni ma sfruttato misure di intervento già esistenti grazie alla BEI e poi, infine, perché può risollevare la domanda di investimenti ancora debole in Italia a seguito delle varie fasi di recessione economica.

Ma cosa è stato possibile realizzare con EFSI?
La parte pubblica del progetto “Piemonte-Savoia”: una nuova interconnessione elettrica che collegherà Italia e Francia.
Un elettrodotto di 190 km interrato, capace di scambiare sulla frontiera 1200 mega watt in corrente continua: il primo collegamento al mondo in cavo, integrato con il sistema infrastrutturale di trasporto ma invisibile perché sotto terra e dall’impatto ambientale molto ridotto.

Sul fronte privato invece, abbiamo Linkem, una società italiana che opera nel settore TLC e fornisce la connessione alla banda larga in modalità wireless, ovvero senza la linea fissa. “L’esperienza con EFSI posso riassumerla con la parola velocità - spiega Davide Rota, l’amministratore delegato di Linkem. “Abbiamo incontrato la squadra di EFSI e in sette mesi siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo; grazie al loro supporto abbiamo attirato l’interesse e il finanziamento del fondo Blackrock. In Italia, e molti operatori lo sanno, puoi trovare due forme di interesse ai progetti imprenditoriali: se sei una startup e hai bisogno di capitali per sviluppare il tuo business, raccogli molto entusiasmo ma pochi denari; se invece sei un’azienda di medie-grandi dimensioni e sei già messo bene, riesci ad attrarre investimenti. Nel mezzo, per fare il salto, c’è poco. E poi ci sono le banche che però non fanno i venture capitalist di mestiere. EFSI è un’opzione vera per gli imprenditori e non solo per fare le dighe nell’alta Loira”.

Andrea Scalia, responsabile nazionale per il settore innovazione e reti di Confartigianato, ha effettuato uno studio sui progetti italiani ammessi da EFSI, grazie alla banca dati della BEI.

Che quadro emerge?

“L’Italia è un paese fatto per lo più di piccole e medie imprese, spesso a carattere familiare, sotto i 50 dipendenti: le cosiddette small companies. Grazie al ruolo dell’EFSI, la spinta alla capitalizzazione e all’investimento in innovazione e ricerca ha avuto un impatto significativo.
I numeri sono ancora circoscritti, di 49 medie e piccole imprese, 18 sono aziende ancora più piccole e che hanno beneficiato di erogazioni anche consistenti: parliamo di 40, 50 e anche 70 milioni di euro per progetti ad alto impatto innovativo sulla bioedilizia, il recupero dei materiali, il riuso con il supporto della stampa 3D e della robotica, ma anche società di locazione finanziaria che fanno da intermediari per il financing alle aziende, magari per acquisire macchinari ad alta tecnologia”.

C’è anche qualche ombra?

“Il quadro ha molte luci e qualche ombra: è fisiologico che per i primi tre anni lo strumento abbia mancato nel coinvolgere le imprese nella co-progettazione. Ora però è il momento di compiere un passo in più e spingere le imprese a fare open e wide innovation”. 

Ovvero?
“Occorre che le aziende aprano le proprie tecnologie ad altre aziende, in cambio di partnership e reti d’impresa, facendo bacino territoriale e settoriale, sia con la ricerca che con le soluzioni tecnologiche ideate.
Innescando un processo di disseminazione e contaminazione per far crescere i piccoli ma anche permettendo alle grandi aziende di non andare via dal paese: se c’è un network di imprese di comunità con cui fare innovazione, i territori non si spopolano”.

Quali sono i player che potrebbero contribuire allo sviluppo di una migliore progettazione?
“Ogni azienda che riceve un supporto da EFSI, e lavora le proprie commesse sul territorio, genera ripercussioni a cascata su altre imprese, fornitori, utenti, comunità. In questo i competence center potrebbero aiutare a costruire il network, perché darebbero una possibilità di accesso al fondo EFSI anche alle imprese 4.0.
E una progettazione che connetta le aziende ai competence center, agli innovation hub e ai politecnici, sarebbe ancora più vincente”.

L’Europa ha appena rinnovato il suo impegno per il micro credito alle imprese in Europa nell’ambito del programma EASI, ovvero l’Employment and Social Innovation, in coordinamento con lo strumento EFSI.
Se vuoi avviare una piccola impresa ma hai difficoltà ad ottenere un prestito dal settore bancario tradizionale, continua a seguire
Cliclavoro: daremo notizia delle modalità di accesso allo strumento di micro-finanziamento EASI. #StayTuned!

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