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Economia collaborativa, la proposta europea

La creazione di modelli di business basati sull’accessibilità diffusa è la chiave dell’economia collaborativa.

Facilitare l’innovazione e le interazioni sociali è il punto di forza di questo nuovo approccio.
Per questo la sua diffusione non interessa solo il settore dei consumi, ma anche l’apprendimento (con le piattaforme MOOC), la finanza (crowdsourching) e la governance dei territori tramite le consultazioni pubbliche.

Concentrandosi sul primo aspetto, la Commissione Europea ha presentato il 2 giugno 2016 delle Linee guida per gli Stati membri, con l’obiettivo di orientarli nell’elaborazione di proposte legislative che contemperino la diffusione di piattaforme di sharing economy con la tutela dei consumatori. L’idea è di far condividere alcuni principi ai fornitori di prodotti e servizi e ai loro utenti, limitando l’ingerenza delle autorità pubbliche nazionali, solo quando strettamente necessaria.

Lo strumento tecnologico principale dell’economia collaborativa sono le piattaforme informatiche che permettono agli individui, ai professionisti e alle microimprese di offrire i propri servizi, migliorando l’incontro tra domanda e offerta. Sono così raggiunti più clienti potenziali, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro con orari di lavoro flessibili.Le tipologie di piattaforma sono diverse. Si passa da quelle Business to Business (B2B) o Business to Consumer (B2C) a quelle di scambio Consumer to Consumer (C2C). Allo stesso tempo può essere diverso il ruolo dei fornitori della stessa piattaforma che svolgono un ruolo passivo di solo tramite oppure più attivo, partecipando o vigilando sulla transazione commerciale. Dalla consultazione pubblica - avviata il 24 settembre 2015 e conclusa il 6 febbraio 2016 - è emerso come i consumatori lamentino principalmente la poca trasparenza sulla gestione dei dati e una regolazione del loro scambio che non li tutela appieno.

Le proposte della Commissione prevedono l’introduzione, innanzitutto, di una distinzione tra i cittadini semplici fornitori e i cittadini professionisti che accedono alle piattaforme. Le autorità pubbliche nazionali dovranno fornite apposite autorizzazioni solo qualora siano toccati obiettivi di interesse generale, lasciando discrezionalità ai provider. Questi dovranno ispirarsi, comunque, a criteri di trasparenza e favorire il riconoscimento della reputazione online, grazie alla condivisione delle recensioni dei singoli utenti. Alcune buone pratiche da diffondere possono essere ad esempio: fornire comunicazioni contestuali alla raccolta di dati personali e non; richiedere preventivamente il consenso per la prosecuzione del servizio; mettere a disposizione un supporto audio e/o visivo per spiegare le implicazioni dei termini accettati; creare dei sistemi di reputazione per piattaforme online  anche per quanto riguarda il loro utilizzo dei dati.

Sarà poi fondamentale che gli Stati membri regolamentino il quadro delle responsabilità, in particolare sul versante dei pagamenti.

Un altro aspetto su cui si concentra la Commissione è quello del lavoro. L'economia collaborativa offre molte opportunità occupazionali, ma le prestazioni di lavoro rese in tali contesti sono spesso precarie. Difatti dal tradizionale schema di lavoro caratterizzato dalle figure del datore di lavoro e del lavoratore si passa a un rapporto trilaterale - piattaforma, provider e cliente - dove gli ultimi due ruoli possono essere intercambiabili. Il rapporto è temporaneo, quasi istantaneo, dal momento che il provider può offrire o annullare in tempo reale la sua disponibilità a rendere il servizio.

Molte delle norme nazionali in materia di lavoro e previdenza non sono state elaborate per tali situazioni.
La Commissione incoraggia gli Stati membri a valutare l’adeguatezza delle loro norme rispetto alle diverse esigenze di questi nuovi modelli di business e alle tutele da fornire ai lavoratori, anche autonomi.

È necessario, non solo garantire dei livelli retributivi minimi, ma anche il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza e sui limiti all'orario di lavoro; del diritto a ferie annuali e al riposo giornaliero e settimanale; di protezione del lavoratore in caso di lavoro notturno; del divieto di discriminazione dei lavoratori; dell’applicazione delle tutele in caso di insolvenza del datore di lavoro, licenziamenti collettivi, trasferimento di imprese o fusioni transfrontaliere.Infine, le Linee guida si soffermano sugli aspetti fiscali. La Commissione, in particolare, ritiene che i paesi dell'UE dovrebbero applicare gli stessi obblighi fiscali relativi alle imprese che forniscono servizi comparabili sul loro territorio e adottare nuove misure per ridurre gli oneri amministrativi legati alla riscossione delle imposte. Quest’ultima è infatti di competenza nazionale e le autorità pubbliche dovrebbero cercare di fornire informazioni più chiare in materia di tassazione.

Indagini periodiche e mappature degli interventi normativi degli stati sono alcuni degli strumenti che la Commissione utilizzerà per monitorare la rapida evoluzione dell’economia collaborativa. La partecipazione è però l’elemento fondamentale di questo modello economico. Il processo di confronto, tramite il Forum del Mercato Unico, è indispensabile per collegare i diversi stakeholder del “sistema sharing”.

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