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Giovani, 11 punti che spiegano cosa vogliono dall'Europa

L’Europa guarda al futuro e si rivolge alle nuove generazioni per capire come sarà. Il Dialogo strutturato è lo strumento per farlo e consiste in un canale di confronto permanente, a tutti i livelli, nei paesi dell'Unione Europea, con i ragazzi e le organizzazioni giovanili. Anche i rappresenti politici sono chiamati a partecipare, in occasione delle conferenze organizzate dai paesi che detengono la presidenza e durante la settimana europea della gioventù.

Diciotto mesi è la durata dei singoli cicli di lavoro, ognuno dedicato a uno specifico obiettivo. L’ultimo, “Youth in Europe: What’s next?”, iniziato a luglio 2017, ha portato a stabilire 11 aree tematiche che saranno il fulcro delle prossime politiche giovanili comunitarie. Le parole chiave, in questo caso, sono partecipazione e responsabilizzazione, incoraggiando tutti sin da subito a prendere parte al processo democratico. 

In attesa del prossimo appuntamento con la Conferenza della gioventù, fissato a Vienna per settembre 2018, vediamo quali sono gli YouthGoals (“gli obiettivi della gioventù”) individuati da oltre 48.000 ragazzi europei.

1. Far (r)incontrare l'Unione Europea con i giovani. Le nuove generazioni non hanno fiducia nelle istituzioni comunitarie, incontrano difficoltà a comprenderne i principi, i valori e il loro funzionamento. Bisogna quindi promuovere il senso di appartenenza dei giovani al progetto europeo e costruire un dialogo per riconquistare la loro fiducia ed accrescerne la partecipazione. Come? Partendo dall’informazione che deve essere imparziale e facilmente accessibile, in modo che tutti possano conoscere i meccanismi alla base del progetto europeo e, soprattutto, le opportunità che questo offre. Vanno, inoltre, valorizzate le forme di rappresentanza negli organi politici e amministrativi dell’Unione, in base a un principio di uguaglianza sostanziale.

2. Garantire l’uguaglianza di genere. La discriminazione in base al sesso colpisce ancora molti giovani, in particolare le giovani donne. Le pari opportunità e l'accesso ai diritti devono essere garantiti ai ragazzi di tutti i generi, compresi LGBTQ. L’uguaglianza sul lato del mercato del lavoro e della formazione è particolarmente importante e si traduce in stessi diritti e stesse opportunità.

3. Creare una società realmente inclusiva. Un terzo dei giovani in Europa è a rischio di povertà ed esclusione sociale e molti non hanno accesso ai diritti sociali. Pertanto, è fondamentale concentrarsi su coloro che sono più esclusi, favorendo l’accesso alla formazione formale - e non - e sostenendo gli educatori che lavorano a stretto contatto con i giovani più a rischio di emarginazione.

4. Favorire l’informazione e il dialogo. I giovani hanno difficoltà a verificare l'accuratezza e l'affidabilità delle informazioni. Devono, perciò, avere gli strumenti adeguati per orientarsi nel panorama dei mass media per selezionare quelle affidabili e saperle valutare criticamente. L’obiettivo è quello di assicurare la strutturazione di un dialogo rispettoso e tollerante, dentro e fuori la rete, mediante tutti i mezzi di comunicazione a loro disposizione. Per questo, anche i genitori devono avere un’alfabetizzazione digitale adeguata.

5. Assicurare la salute mentale e il benessere. Un numero significativo e crescente di giovani soffrono di stress, ansia, depressione e altre malattie mentali. Spesso l’origine di questi problemi è l’enorme pressione sociale che i ragazzi affrontano quotidianamente. Bisogna, quindi, diffondere una mentalità meno competitiva e favorire l’autocoscienza dei propri punti di forza e abilità. Lo stigma legato alle malattie mentali deve essere, inoltre, cancellato attraverso apposite campagne di sensibilizzazione e invitando i ragazzi a rivolgersi ai centri specializzati.

6. Sostenere i giovani che vivono nelle zone rurali. Nonostante quasi un terzo della popolazione dell'UE viva nelle aree rurali, esistono differenze evidenti tra la vita in questi contesti e in quelli urbani. Per eliminarle e assicurare che quindi tutti i giovani possano esprimere al massimo il proprio potenziale – senza essere condizionati da dove vivono – è importante creare delle strutture di servizi pubblici adeguate e un accesso eguale per tutti alle informazioni utili per il loro futuro. Un lavoro e una formazione di qualità giocano, infatti, un ruolo chiave per assicurare a tutti le medesime opportunità. I punti 7 e 8 ci spiegano perché. 

7. Sì a un’occupazione di qualità… La mancanza di informazioni e di adeguate competenze impediscono ai giovani di integrarsi nel mercato del lavoro, incidendo negativamente sulla possibilità di trovare un futuro impiego adeguato alle loro capacità. Devono essere adottate, quindi, quelle misure utili a garantire un lavoro di qualità, un giusto salario e un’adeguata protezione sociale. Come capire quali sono? Coinvolgendo in primis le organizzazioni giovanili nella definizione delle politiche occupazionali.

8. …insieme a una formazione di qualità per tutti. L'istruzione è lo strumento che permette ai ragazzi di affrontare il futuro e le sfide che impone il cambiamento, come ricordato nella New Skills Agenda. Ecco perché è necessario concentrarsi sulle competenze trasferibili, sull'educazione non formale e su una formazione personalizzata e incentrata sul singolo individuo, rendendolo in grado di sfruttare al meglio il proprio pensiero critico e la propria creatività. La formazione comprende anche l’educazione civica, la cui conoscenza diventa indispensabile per una vera partecipazione attiva al sistema democratico.

9. Spazi e partecipazione. Ai giovani deve essere assicurata una loro equa rappresentanza nel processo elettorale ma anche negli altri organi dove vengono prese decisioni che li riguardano direttamente. La partecipazione non è poi solo un concetto astratto. C’è bisogno di accedere a veri e propri spazi fisici - cd. “spazi giovanili”- creati dai ragazzi per i ragazzi per sostenere il loro sviluppo personale, culturale e politico. 

10. Un’Europa verde e sostenibile. La società deve agire contro i cambiamenti climatici ma per risolvere un problema bisogna anche riconoscerlo. Anche i giovani devono iniziare ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni e capire come la sostenibilità non sia una scelta, bensì un obbligo. Da dove partire? Dalla consapevolezza, facendo conoscere ai ragazzi l’impatto delle loro azioni, favorendo forme di volontariato ambientale e permettendo la loro partecipazione nei processi decisionali. I giovani possono essere i veri portatori del cambiamento, attraverso lo studio di nuove soluzioni e tecnologie già dalla scuola.

11. I programmi europei e le organizzazioni giovanili. Sono questi due fattori la base per costruire una società basata sugli stessi valori e per creare una vera identità europea. Tuttavia, i finanziamenti non sono sempre adeguati. La possibilità di accesso ai programmi europei deve essere uguale per tutti i ragazzi, anche quelli appartenenti a fasce più vulnerabili. Stesso discorso vale per la creazione di organizzazioni giovanili. Per questo bisogna ampliare la varietà di sovvenzioni e le iniziative offerte a questo tipo di realtà.

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