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I finanziamenti europei creano opportunità in ricerca e innovazione

Saper trovare il bando giusto e accedere alle relative risorse a volte è fondamentale per far partire progetti professionali, soprattutto nell’ambito della ricerca e dell’innovazione, che possano creare occupazione e opportunità per il territorio. Enti, consorzi, centri di ricerca, università partecipano a bandi nazionali ed europei per trovare fondi finalizzati alla realizzazione del progetto, ma spesso si riscontrano  problemi legati alla disponibilità delle risorse economiche. Negli ultimi decenni però, oltre alle istituzioni nazionali e locali ed agli enti privati, vengono in aiuto i fondi dell’Unione Europea. Finanziamenti europei che anche grazie alle ingenti somme permettono di realizzare grandi progetti. In merito, la Commissione Europea ha pubblicato proprio il 18 marzo scorso la nuova versione del programma dei lavori Enhanced European Innovation Council pilot per il biennio 2019-2020, con un budget stanziato di circa 2 miliardi di euro di finanziamenti per l’innovazione a sostegno di progetti di diffusione tecnologica; senza dimenticare l’ambiziosa programmazione di Horizon Europe 2021-2027, che prevede l’investimento europeo di 100 miliardi di euro in progetti di ricerca e innovazione, al fine di sostenere l’eccellenza scientifica nel Vecchio Continente.

Una testimonianza italiana di questo processo di sviluppo sono i casi di Catanzaro e di Pisa che sono solo alcuni esempi delle varie iniziative che interessano la nostra Penisola. In entrambe le situazioni, le risorse derivanti dall’Ue sono state fondamentali per far avviare e sviluppare progetti di ricerca che altrimenti non sarebbero potuti partire o sarebbero partiti ma in maniera decisamente ridimensionata.


“Polo di innovazione tecnologie della salute” di Catanzaro: si fa ricerca anche grazie ai fondi europei.

Facendo un tuffo nel passato, nel 2011 è stato grazie ai 6 milioni di euro arrivati dall’Ue che è sorto a Catanzaro il polo di ricerca Biotecnomed, incubato all’interno della locale Università Magna Graecia e che poneva al centro delle proprie attività il tema della salute umana. Anni dopo, la realtà sentì l’esigenza di rendersi indipendente dal sistema universitario e acquistando uffici e laboratori di ricerca propri, si è trasformata nell’attuale società consortile composta da enti pubblici di ricerca e 57 piccole, medie e grandi imprese. Oggi la società gestisce il nuovo “Polo di innovazione tecnologie della salute”, nato in Calabria anche grazie a diversi milioni di euro giunti dall’Ue che finanzia progetti di ricerca. Senza queste risorse, per il Polo sarebbe stato impossibile nascere e ampliarsi, al fine di mettere a disposizione del territorio strumenti, idee e risorse capaci di favorire la cultura dell'innovazione e creare nuove opportunità di business e di crescita collaborativa per aziende, università e centri di ricerca regionali. Basti pensare che attualmente (e il dato è in crescita), numerose attività e progetti per realizzare nuovi prototipi in campo biomedico e biomeccanico sono possibili proprio grazie ai finanziamenti europei. Proprio come il caso del braccialetto innovativo Mate (Multifunction assistant for little kids and the elderly), cinturino intelligente multiuso, programmabile a distanza per supportare al meglio le necessità di vita quotidiana delle fasce più deboli della popolazione (bambini, anziani e malati). Il dispositivo hi-tech è in grado di ricevere e inviare messaggi e raccogliere in tempo reale dati trasmessi dallo strumento stesso, monitorando così i “pazienti” ed eventualmente ricordandogli, con dei semplici alert, di assumere o meno dei farmaci specifici.


Università di Pisa: quasi 40 milioni di euro dall’Europa.

L’ateneo toscano è ormai da anni attento ai finanziamenti internazionali, come dimostrano i numeri: dal 2014 a oggi, oltre 110 progetti approvati in vari bandi, per un totale di 36,5 milioni di euro ricevuti dalla sola Unione Europea. Un trend in crescita fra l’altro, dato che lo scorso anno, le risorse giunte (17,4 milioni di euro) sono triplicate rispetto alla media di quelle recepite nei tre anni precedenti. I finanziamenti sono arrivati per l’Università di Pisa non solo in qualità di capofila, ma anche come coordinatrice di vari progetti di ricerca europei, fra cui spiccano quelli dell’European Research Council, soggetto che premia la ricerca d’eccellenza nei settori medico-comportamentale, chimico e di ingegneria dell’informazione. Pisa è così un esempio concreto di efficienza, in cui docenti e università collaborano attivamente per promuovere la ricerca internazionale. Come spiegano dall’Università, la ricerca oggi è sempre più globalizzata e si deve svolgere all’interno di un panorama più ampio del singolo ateneo, mettendo in relazione fra loro insegnanti, centri di ricerca, università ed enti di tutto il mondo e in questo caso specifico dell’Unione Europea.

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