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I nuovi trasporti nel segno della transizione energetica

Accelerare la transizione energetica e rilanciare aree industriali in crisi. Con questo obiettivo come punto fermo, in diverse aree italiane si moltiplicano città, regioni, aziende e centri di ricerca che lavorano su soluzioni innovative in tema di trasporto pubblico, immaginando uno dei passaggi chiave su cui si gioca il nostro futuro. È il caso della Regione Sicilia, dove è stata siglata una concessione del valore di oltre 22 milioni di euro tra l’Autorità portuale del Mare di Sicilia occidentale e RTI, il raggruppamento di imprese costituito da Free Energy Saving srl, Luxmaster srl e Free Energia spa, società specializzate nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni innovative incentrate sui temi delle smart city, della sostenibilità e dell’economia circolare.

Si tratta di un project financing che introduce un vero e proprio modello in ambito portuale denominato “Smart Port”, e che prevede la realizzazione di interventi integrati di efficientamento energetico delle strutture portuali di Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle, oltre all’introduzione di tecnologie smart e IoT. È un passo deciso verso la creazione di un modello di gestione sostenibile e connesso: nel mirino, l’ambizioso traguardo delle emissioni zero.

Dal mare della Sicilia al cuore dell’Italia, in Umbria, dove la città di Terni sta lavorando a un programma che fa parlare della nascita di una hydrogen valley. Lavorando in collaborazione con le storiche acciaierie, e con un finanziamento di circa sette milioni di euro arrivati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nella città umbra si lavora all’acquisto di autobus a idrogeno e per la realizzazione delle infrastrutture necessarie, come la stazione di pompaggio e di distribuzione. Sempre nel centro Italia, è interessante quello che è in cantiere a Ravenna: il comune romagnolo ambisce al titolo di “città della transizione energetica” in virtù di un nuovo hub energetico nel mare Adriatico. Il progetto, denominato Agnes e presentato da Saipem e Qint’x, unisce la produzione di energia elettrica partendo da diverse fonti di energia naturale, dal sole al vento. Nel dettaglio, il programma prevede aerogeneratori di ultima generazione per sfruttare al massimo la ventosità al largo delle coste di Ravenna, una grande area dedicata al fotovoltaico e un distretto specializzato nella produzione di idrogeno verde. I numeri del progetto indicano una capacità a regime di produrre circa 620 mw da energia eolica e solare, alla quale si accompagna una produzione di oltre 4000 tonnellate all'anno di idrogeno verde, una quantità capace di soddisfare il consumo di oltre 2000 bus a idrogeno. Un totale di 1.5 terawattora di elettricità prodotta annualmente da eolico e solare, sufficiente per il fabbisogno di più di 500 mila famiglie. Soluzioni che garantiranno nuovi posti di lavoro, oltre alle positive ricadute in termini di impatto ambientale.

Anche nella Regione Lazio il tema dell’idrogeno ha guadagnato una centralità. Soprattutto grazie al Dipartimento tecnologie energetiche e fonti rinnovabili del Centro di ricerca dell’Enea, impegnato nello sviluppo di processi e tecnologie relative all’intera catena del valore dell’idrogeno e capofila di diversi progetti europei. E se in Alto Adige è stato testato il primo gatto delle nevi a idrogeno a emissioni zero, resta affatto marginale il ruolo dell’eolico: secondo il rapporto  “Wind energy and economic recovery in Europe”, diffuso in Italia dall’Anev – l’Associazione nazionale energia del vento, sono 14 i miliardi di euro investiti in nuovi progetti. La ripresa economica post pandemia passerà anche da qui: il settore eolico ha creato fino ad oggi 300mila posti di lavoro (in Italia sono oltre 27mila gli addetti), tagliando 118 milioni di tonnellate di Co2 nel 2019. Un settore che contribuisce con 37 miliardi di euro al Pil dell’Unione europea, e che è destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni.

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