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Il rapporto sul mercato del lavoro

L’edizione 2014 del rapporto sul mercato del lavoro presentato dal Consiglio Nazionale Economia e Lavoro (CNEL) si colloca nell’ambito del semestre italiano di presidenza del Consiglio UE. Il Rapporto oltre a fornire una valutazione di bilancio degli anni della crisi iniziata nel 2007, e protratta per sette anni, individua misure di policy e linee di intervento per stimolare la crescita economica e l’occupazione.

L’economia mondiale è attraversata da un lento recupero dopo la fase di indebolimento determinata sino alla prima metà del 2013 dalla crisi dei paesi della periferia europea. Laddove gli interventi delle autorità monetarie sono stati più decisi, ad esempio in America, la ripresa ha preso slancio. Se confrontiamo le due aree – Usa ed Euro – è cresciuta la divergenza a svantaggio dell’Europa. La ripresa europea si è anche caratterizzata da una significativa differenza fra i diversi paesi. Tali differenze si riflettono sulle tendenze dei mercati del lavoro, determinando andamenti differenziati dell’occupazione e dei tassi di disoccupazione.

L’economia italiana ha iniziato a manifestare i primi segnali di ripresa, ma incontra ancora difficoltà nel sostenere la crescita della domanda interna, con ampie differenziazioni territoriali.

Quali misure di policy e linee di intervento sono necessarie per favorire la crescita, la produttività e l’occupazione in Italia?
  Occorrono politiche economiche di sviluppo, recuperare lo skill gap tra formazione e lavoro, ridurre il costo del lavoro in modo stabile, spostare le risorse verso le politiche attive, misure più flessibili per uscire dal mercato del lavoro, semplificare la tipologia dei contratti e ridurre i dualismi di tutela.

È importante rilanciare una crescita più sostenibile, attenta alla qualità e all’inclusione sociale. L’innovazione tecnologica e organizzativa sono in grado di rilanciare la produttività e l’occupazione. Lo dimostrano i paesi più dinamici come gli Stati Uniti e la Germania.

Il rapporto CNEL evidenzia che lo skill gap italiano, ossia il divario tra le competenze richieste del mercato del lavoro e l’offerta di candidati, è uno degli ostacoli più gravi alla competitività del paese. Si fa poca formazione permanente. La crescente importanza delle competenze tecniche deve essere riconosciuta e riflessa nei sistemi di istruzione, fino al livello terziario, come avviene in altri paesi e si è cominciato a fare in Italia. Altro intervento necessario riguarda il costo del lavoro. Il problema non è tanto il costo, ma il peso del cuneo fiscale ovvero la differenza proporzionale tra il costo di un lavoratore sostenuto dal datore di lavoro (salario e contributi sociali, ovvero il costo totale del lavoro) e il reddito netto percepito dal lavoratore (una volta quindi pagate le imposte personali sul reddito e i contributi sociali a carico del lavoratore, considerando anche i benefici derivanti dal carico familiare).

Rivedere l’intero assetto dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, a partire da una razionalizzazione degli incentivi attualmente esistenti, rafforzando il sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità. I dati mostrano un divario fra politiche passive, che sono cresciute nel corso della crisi, e politiche attive deboli rispetto ai paesi vicini. Una delle più rilevanti indicazioni ricavabili a livello comunitario riguarda la modernizzazione dei servizi pubblici per l’impiego, in diretta connessione con l’esigenza di favorire efficienti politiche attive del lavoro, a discapito di quelle passive.

Dal rapporto emerge che l’ingresso di nuovi lavoratori nell’area dell’occupazione è anche frenato dal ridimensionamento della naturale evoluzione della domanda sostitutiva di lavoro, a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile. Dunque, bisogna avviare serie politiche di active ageing, favorire interventi formativi mirati all’acquisizione di competenze specifiche o alla riqualificazione professionale, nell'interesse reciproco degli individui, delle istituzioni pubbliche e delle imprese.

In questo contesto si inserisce la 
Garanzia Giovani diretta a intervenire immediatamente in favore dei giovani colpiti dalla crisi occupazionale. La debole efficacia dei servizi per l’impiego nel suo complesso, rende l’implementazione del programma comunitario una sfida ardua. Particolarmente rilevante è l’ipotesi di costituire un’Agenzia Nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche attive e passive del lavoro e dei servizi per l’impiego, partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e vigilata dal Ministero del lavoro, con il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali, intervenendo secondo il criterio della sussidiarietà nelle situazioni nelle quali si registrano livelli bassi di efficienza dei servizi per l’impiego (che resterebbero comunque di competenza di regioni e province).

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