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Il successo di Fastweb tra digitale e capitale umano

Passione, collaborazione e innovazione. Sono le tre parole chiave per il successo di un’azienda, secondo Matteo Melchiorri, nominato Human Capital Officer di Fastweb, dopo un recente passato nel ruolo di Head of Hr organization & operations. “Bocconiano” dal curriculum brillante che tra le esperienze professionali annovera quella all’interno di gruppi internazionali come Deutsche Bank e Microsoft.

In questa intervista, Melchiorri traccia il profilo di un’azienda proiettata nell’era digitale, pronta a intercettare le nuove tendenze e sfide che coinvolgono il mondo delle imprese, e a superarle per giocare d’anticipo sul futuro.

Non solo digitale, però. In Fastweb il ruolo centrale spetta alla persona, sia che si tratti del dipendente o del cliente, si sperimentano forme di collaborazione innovative e trovano spazio i giovani tra esperienze di alternanza scuola-lavoro, percorsi formativi e contest. Qui il binomio uomo-tecnologia è un meccanismo ben oleato che sembra funzionare perfettamente, al punto da poterla definire una “digital human centric company”.

 

Fastweb è un esempio tangibile di come la digital transformation sta riconfigurando il mondo del lavoro e dell’impresa. In quale direzione si sta sviluppando questo processo?

Digital transformation”: questa etichetta assume diverse declinazioni. In Fastweb, la nostra idea è quella di fare in modo che la tecnologia e il digitale siano fattori in grado di abilitare e aumentare la capacità di porre al centro il cliente, sotto l’aspetto business e customer, così come di rendere centrale il ruolo del dipendente all’interno dei processi e delle dinamiche. Sotto il profilo HR ci piace parlare di una digital human centric company, ovvero il binomio digitale-umano, ma da non intendersi in chiave contrappositiva, tutt’altro: il digitale come un elemento che permette alla persona di agire nel modo più efficace possibile all’interno del contesto aziendale. Stiamo attuando un processo di trasformazione digitale anche sui luoghi di lavoro, la nuova sede che inaugureremo a Milano nel 2019 sarà concepita in quest’ottica. Quello che stiamo costruendo è un nuovo modo di lavorare: la tecnologia avanzata favorirà nuove forme di collaborazione, il concetto di ufficio sparirà e sarà sostituito da un utilizzo dello spazio flessibile, fungibile e responsabile, a seconda delle esigenze lavorative del dipendente. Anche questo è smart working: una fruizione dello spazio che sia “smart” e consenta di lavorare in maniera agile. Lo smart working in senso stretto, inteso come la possibilità di lavorare da remoto, è un aspetto importante di questa nuova concezione.

A proposito di smart working, la vostra azienda ha anticipato i tempi sperimentando misure di lavoro agile tra i suoi dipendenti. Anche alla luce dell’entrata in vigore della recente legge, come sta funzionando nel vostro caso questa modalità lavorativa?

Siamo partiti con una fase pilota nel 2015 e dal 1° gennaio 2016 lo smart working è diventato una modalità operativa di lavoro a regime. Ad oggi è esteso a più del 60 per cento della popolazione aziendale (ndr, pari cioè a circa 1.690 dipendenti) e offre la possibilità di fruire di 4 giornate mensili; di queste, in media, ne vengono utilizzate 3. Per noi rappresenta un caso di successo e l’abbiamo inquadrato anche all’interno di politiche volte a favorire il work-life balance, ossia il bilanciamento tra la vita lavorativa e la vita privata, e che a loro volta si inseriscono in un più ampio programma di welfare aziendale che include agevolazioni assicurative e sanitarie, iniziative per l’istruzione, lo sport, la cultura e il tempo libero. Perché lo smart working funzioni sono sicuramente necessari due fattori: la collaboration, quindi l’uso di tecnologie che favoriscano la collaborazione anche a distanza, e la responsabilità, o per usare un termine inglese, l’accountability.

In un’ottica di open innovation, Fastweb guarda con attenzione anche al mondo delle startup, promuovendo iniziative come “Over the Cloud: call4innovation”. Quali i risultati di questa sinergia?

La call “Over the Cloud”, lanciata l’anno scorso in collaborazione con il business incubator Digital Magics, è stata un progetto pilota e di successo. Era una chiamata alle startup e pmi per progetti innovativi in ambito ICT-Cloud, sicurezza, mobility. È un percorso che ancora continua: le 4 startup scelte stanno lavorando con noi, abbiamo messo a loro disposizione la nostra rete di vendita; si sono messe subito in gioco, quindi, confrontandosi direttamente con il mercato. Realizzeremo un altro progetto simile proprio perché guardiamo sempre alle realtà imprenditoriali più giovani e innovative.

Un’altra iniziativa che mette insieme i giovani e il digitale è la Fastweb Digital Academy. Come nasce e con quali obiettivi?

La relazione di Fastweb con i giovani ha diverse sfaccettature. La Digital Academy, che è la scuola per le professioni digitali avviata nel 2016 in collaborazione con la Fondazione Cariplo, ha la finalità di accelerare l’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro attraverso percorsi gratuiti di formazione specialistica sulle nuove competenze digitali. Nel primo anno di attività, la nostra scuola ha certificato 970 studenti e ha erogato più di 1900 ore di formazione in 50 classi. Il target di riferimento è quello dei giovani tra i 20 e i 40 anni, un target molto ampio. I nostri partner sono istituti e società operanti in questo ambito come NetComm, Digital Bros, Cefriel e altri. Palermo è stata la prima città in cui abbiamo avviato questo progetto fuori da Milano e l’obiettivo è quello di organizzare corsi itineranti anche in altre città.

State realizzando, inoltre, percorsi di alternanza scuola-lavoro. Ci racconta la vostra esperienza?

Anche l’alternanza scuola-lavoro per noi è diventata una realtà. Abbiamo fatto una prima esperienza l’anno scorso ospitando un gruppo di tirocinanti; quest’anno, invece, abbiamo lanciato una call to action interna rivolta in primis ai dipendenti dell’azienda, per poi estenderla fino ad avere all’attivo 12 tirocini, 10 a Milano e 2 a Roma, nelle diverse funzioni aziendali. Questo per quanto riguarda i percorsi di formazione on the job, che costituiscono la componente più impegnativa dell’alternanza perché coinvolgono anche i manager dell’azienda e i tutor aziendali. Per il 2018 contiamo di incrementare il numero di tirocini da attivare e di sedi e funzioni da coinvolgere, proprio perché ci piace l’idea di accogliere i giovani, anche i giovanissimi, e di metterli in contatto con il mondo azienda. Come già nel 2017, anche nel 2018 continueremo anche a organizzare visite di studenti e professori presso alcune delle nostre sedi.

Sempre in tema di giovani, questa volta neolaureati, lo scorso ottobre avete organizzato anche un Recruiting Day, al termine di un percorso di selezione. Come si è svolta questa giornata?

Fastweb Young Graduate Day del 13 ottobre scorso ha rappresentato il momento finale della campagna di selezione, iniziata a luglio e rivolta ai neolaureati provenienti da diverse facoltà. Abbiamo ricevuto più di 700 application e strutturato un percorso di digital recruiting online per i candidati. I 70 giovani scelti sono stati invitati al Fastweb Young Graduate Day e di questi ne sono stati selezionati 25 che si stanno inserendo in azienda proprio in questi giorni. Svolgeranno uno stage di 6 mesi, al termine del quale, a prescindere da quale sarà il prosieguo, riceveranno un report strutturato che li aiuti a conoscersi meglio sotto il profilo professionale. È stato un percorso interessante anche per la fase di selezione più digitale rispetto al passato e per la finalità di orientamento dei ragazzi. Un’altra iniziativa affine a questa alla quale stiamo lavorando con Capgemini è #imiglioridavvero, un tour nelle Università di tutta Italia mirato, anche in questo caso, ad aiutare i giovani talenti a entrare nel mondo dell’impresa.

Per concludere, quali sono, secondo lei, le tre parole chiave per un’azienda di successo?

“Passione”. In Fastweb le persone sono mosse dalla volontà di realizzare un sogno. Ribadisco con forza anche il concetto di “collaborazione”, che porta a mettere la persona al centro e spinge i dipendenti a lavorare sinergicamente. Questa idea si collega al percorso di digital transformation dei luoghi di lavoro e di change management attraverso il co-design, che adotteremo anche nella nuova sede, come dicevo prima. La terza parola chiave è “innovazione” che ricollego, soprattutto, al principio di customer centricity.

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