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Inclusione socio-lavorativa: interventi contro le disuguaglianze

Tutti gli individui devono poter vivere e lavorare in uno stato di equità e di pari opportunità, indipendentemente dalla presenza di disabilità o di povertà. È l’assunto da cui parte il concetto di inclusione sociale, su cui si basano tutti gli interventi e le iniziative volte a cambiare il sistema culturale e favorire la partecipazione attiva di tutte le persone. Inclusione sociale che ha come componente fondamentale l’inclusione lavorativa: è sul luogo di lavoro che principalmente si gioca la partita delle pari opportunità e dell’accesso equo al mondo del lavoro. Un principio che vale in modo particolare per le categorie svantaggiate come i giovani e le donne che possono subire maggiori discriminazioni.  

Anche l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu promuove le diversità di ogni individuo e contiene al suo interno un capitolo specifico su “inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro”; sancisce principi cardine per “assicurare pari opportunità e riduzione delle disuguaglianze nei risultati”, spingendo gli stati aderenti ad “adottare politiche, in particolare fiscali, salariali e di protezione sociale, per raggiungere progressivamente una maggior uguaglianza”. Indicazioni che se seguite portano a vantaggi tangibili in termini di produttività. Secondo l’ILO (International Labour Organization) le organizzazioni che promuovono una pratica e una cultura inclusiva hanno il 57,8% di probabilità in più di rafforzare la propria reputazione.

Lungo queste direttive si sono avviate recentemente alcune iniziative a livello territoriale che mirano proprio all’inclusione socio-lavorativa di persone svantaggiate. A questo proposito, la Regione Sardegna promuove l’Avviso pubblico “Includis 2021”, per sostenere “Progetti di inclusione socio-lavorativa di persone con disabilità”: l’obiettivo è aumentare l’occupabilità e la partecipazione al mercato del lavoro delle persone maggiormente vulnerabili con la presa in carico di progetti personalizzati e interventi di politica attiva specificatamente rivolti alle persone con disabilità. Sempre nel Mezzogiorno, un’altra iniziativa degna di nota è il progetto CA.T.A.N.I.A.Capacitybuilding, messo in campo dal Comune di Catania e finanziato dal Ministero dell’Interno. Un vero “Patto per l'Inclusione Sociale”, con più di 20 Enti, tra Istituzioni, realtà locali del Terzo Settore e organismi internazionali, che hanno condiviso un documento con obiettivi e azioni per rimettere al centro il sistema di accoglienza e inclusione in un’ottica di impegno e responsabilità collettiva. Aderiscono al Patto, come osservatori, anche l’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), l’UNHCR e l’UNICEF. Un Patto che mira a creare una rete territoriale dei servizi in modo che i diversi enti possano dialogare tra di loro e migliorare il sistema di accoglienza.

Di respiro più internazionale, sullo stesso tema, è attivo il bando europeo del Programma di lavoro 2021-2022 del Cluster “Culture, creativity and inclusive society” di Horizon Europe. L’Avviso prevede un budget complessivo di quasi 50 milioni di euro. Tra gli obiettivi del bando, vi è la salvaguardia dei diritti fondamentali per rafforzare la cittadinanza attiva e inclusiva, e di conseguenza la responsabilità, la trasparenza, l’efficacia e l’affidabilità delle istituzioni e delle politiche basate sullo Stato di diritto. Le attività mireranno anche ad espandere la partecipazione politica, il dialogo sociale e l’inclusione sociale, l’impegno civico e l’uguaglianza di genere.

A proposito di uguaglianza di genere, il Report “Diversity Wins. How inclusion matters” di McKinsey&Company illustra l’importanza di valorizzare la diversità, anche sul luogo di lavoro. Secondo il Rapporto, le aziende che lavorano sui temi della diversità di genere hanno il 25% di probabilità di avere una redditività superiore alla media rispetto alle aziende meno impegnate. Del resto, i due generi hanno due modalità di approccio al lavoro diverse che se integrate possono portare a un forte valore aggiunto. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza affronta le diseguaglianze di genere in maniera trasversale: affianca, ai tre assi strategici condivisi a livello europeo (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale), tre priorità trasversali, tra cui proprio quella di promuovere la parità di genere. Gli interventi del Piano sono classificabili come misure “mirate alle donne” (pianificate cioè con l’obiettivo specifico di intervenire in favore delle donne) e altri come misure “indirettamente riconducibili alla riduzione delle diseguaglianze” (ossia che potrebbero avere un impatto, anche indiretto, nella riduzione delle disuguaglianze a sfavore di donne). La speranza è che con l’aumento sempre maggiore di interventi a livello territoriale, nazionale e internazionale si possano raggiungere i livelli di uguaglianza proclamati dai documenti, carte e agende.

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