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Intelligenza artificiale, dalla Ue il primo quadro giuridico al mondo

Regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno di un quadro normativo chiaro, per contenere gli effetti potenzialmente pericolosi di un processo tecnologico che contiene vantaggi sicuri ma anche non pochi lati oscuri in termini di controllo e privacy. E sostenere, di pari passo, lo sviluppo di un’intelligenza artificiale antropocentrica, sostenibile, sicura, inclusiva e affidabile, ricorrendo ai fondi europei della nuova programmazione 2021-2027, dal programma Digital Europe alla politica di coesione. È in questo contesto che la Commissione europea ha illustrato la proposta di Regolamento europeo per introdurre in tutti gli Stati membri nuove regole e azioni per l’utilizzo o il divieto di sistemi di IA.

L’obiettivo, ambizioso, è quello di garantire all’Unione di acquisire e preservare una leadership tecnologica, assicurandosi però che i cittadini europei possano beneficiare delle nuove tecnologie di IA senza rinunciare a valori e principi che costituiscono le ragioni più profonde della politica europea. Non va dimenticato, in questo senso, che l’Ue è la prima potenza al mondo a dotarsi di un regolamento su questi ambiti. La  normativa istituisce numerose novità nella gestione e nella verifica dei sistemi di IA utilizzati, in particolar modo, nel settore della videosorveglianza e del riconoscimento facciale, con punti di contatto con i principi fondamentali che sono alla base del GDPR, il General Data Protection Regulation) relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali. In particolare, l’IA sarà vietata quando rappresenta un rischio inaccettabile per la sicurezza, i mezzi di sussistenza e i diritti delle persone. In questi divieti rientrano anche i sistemi o le applicazioni che manipolano il comportamento umano per aggirare il libero arbitrio degli utenti  e i sistemi che consentono ai governi di attribuire un “punteggio sociale”.

Secondo il regolamento, le aziende che non si conformeranno alle norme Ue potrebbero incorrere in sanzioni fino al 6% del loro fatturato. Ma esiste anche il piano relativo ai finanziamenti del settore: per questo sono stati stanziati anche 150 miliardi per favorirne lo sviluppo. “Investimenti utili per garantire la nostra posizione di leader in tutto il mondo sull’intelligenza artificiale”, ha detto a questo proposito la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il nuovo piano coordinato con gli Stati membri utilizzerà i finanziamenti assegnati attraverso i programmi Digital Europe e Horizon Europe, nonché il dispositivo per la ripresa e la resilienza, che prevede un obiettivo di spesa per il digitale del 20%, e i programmi della politica di coesione al fine di creare le condizioni favorevoli allo sviluppo e all'adozione dell’IA, promuovere l'eccellenza, garantire che l'IA sia al servizio delle persone. Infine, lo scopo ultimo è creare la leadership strategica in settori e tecnologie ad alto impatto, compreso l'ambiente, concentrandosi sul contributo dell’IA alla produzione sostenibile, alla salute, ampliando lo scambio transfrontaliero di informazioni, nonché al settore pubblico, alla mobilità, agli affari interni e all'agricoltura e alla robotica.

Già, perché i sistemi di intelligenza artificiale, al di là dei rischi sui quali la Commissione ha lavorato promuovendo il Regolamento, contengono punti di forza innegabili. Basta pensare a progetti europei come B-CRATOS, acronimo di “Wireless Brain-Connect inteRfAce TO machineS“, nato con la prospettiva di combinare neuroscienze, bionica e intelligenza artificiale per la mano robotica. L’obiettivo è collegare il sistema nervoso con sistemi di segnalazione per stimolare varie funzioni, innanzitutto protesi, ma non solo. Infatti, l’orizzonte a lungo termine sarà di realizzare lo stesso tipo di connessione anche con muscoli e organi interni, ma soprattutto si lavora a migliorare le prestazioni riducendo sempre più l’invasività di elementi artificiali. Per fare questo B-CRATOS conterà sull’azione sinergica di sette partner provenienti da tutta Europa.

Tra questi l’Italia è ben rappresentata: per la parte robotica dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con il gruppo di Human-Robot Interaction coordinato dal ricercatore Marco Controzzi; la Fondazione LINKS di Torino si occupa, invece, di applicare tecniche di intelligenza artificiale per sviluppare sistemi di codifica e decodifica dei messaggi provenienti o diretti alla corteccia motoria. Il progetto europeo conterà su un budget di circa 4,5 milioni di euro.

Anche sul settore privato i grandi colossi della tecnologia si muovono. Microsoft ha da poco concluso l’acquisizione di Nuance Communications Inc, azienda americana che sviluppa, tra gli altri, software per il riconoscimento vocale basati sull’intelligenza artificiale. Si è trattato della più grande operazione in termini finanziari dai tempi in cui la società fondata da Bill Gates acquisì LinkedIn. Punto di forza di Nuance è il software Dragon, che detiene la leadership nel settore della trascrizione vocale per l’accuratezza con la quale riesce a trascrivere il parlato, adattandosi nel tempo in maniera sempre più precisa alla voce dell’utente. L’idea di base è quella di rivoluzionare il campo sanitario, facendo diventare Dragon il software di riferimento nel rapporto tra paziente e personale medico. Dragon, infatti, è in grado di trascrivere, col massimo grado di accuratezza al momento presente sul mercato, tutte le attività che comportano, per il medico specialista, la necessità di scrivere su pc o su supporto cartaceo i dati forniti dal paziente e rilevati nel corso della visita (a partire dall’anamnesi per finire poi alle prescrizioni di esito visita). E non c’è dubbio che proprio alla luce di questi movimenti la direzione intrapresa dalla Commissione, dotandosi di un regolamento, vada nella direzione più opportuna.

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