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Istituzioni e reti dal basso: tutti uniti contro il digital divide

Correva l’anno 1996, con la rivoluzione digitale ancora agli albori, quando Al Gore, all’epoca vicepresidente di Bill Clinton alla guida degli Stati Uniti, usò per primo una formula destinata a diventare paradigmatica. Parlando del divario che andava formandosi già allora tra gli “information haves” e gli “have not”, l’uomo politico americano metteva in allarme dai rischi sociali che questo divario avrebbe potuto comportare. Dal discorso di Al Gore (“...che i nostri figli non siano mai separati da un divario digitale”, avvertiva) sono passati quasi 25 anni; nel frattempo la tecnologia digitale è diventata protagonista essenziale delle nostre vite. Eppure le differenze restano, praticamente in ogni nazione del mondo. Anche l’espressione “digital divide” si è evoluta nel tempo: oggi viene utilizzata per sottolineare la divisione della popolazione mondiale in due parti, ovvero tra chi può godere dei benefici dell’avvento della società digitale e chi ne resta escluso; una distinzione che causa inevitabilmente fratture di natura socio-economica oltre che culturali, se pensiamo alla quantità di utilizzi della Rete introdotti da quel lontano 1996, dall’e-commerce fino ai social network e alla nascita di figure professionali legate esclusivamente al mondo digitale. In epoca di Covid-19, inoltre, con l’isolamento “forzato” per cause sanitarie, l’imprescindibilità delle tecnologie digitali è diventata palese, addirittura essenziale.

Proprio per lavorare attivamente nell’opera di rimozione di questa barriera invisibile – eppure dalle implicazioni molto forti – il governo italiano è entrato da aprile nella Coalizione per le competenze e le professioni digitali della Commissione europea, con il compito collegiale di promuovere e sviluppare nuove competenze professionali al fine di migliorare le capacità digitali dei cittadini, in modo da colmare il divario presente sul territorio. L’adesione italiana rientra nel programma Repubblica Digitale, lanciato a maggio 2019 dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione: un piano che ha portato a diverse iniziative nell’arco degli ultimi mesi, ispirate a cinque linee d’azione principali:

  • attivare, supportare, rafforzare, valorizzare iniziative locali e nazionali per lo sviluppo delle competenze per la cittadinanza digitale nei territori e nelle scuole;
  • fornire ai cittadini gli strumenti di auto-sviluppo delle competenze digitali;
  • attivare, supportare, rafforzare, valorizzare iniziative locali e nazionali per skilling, upskilling e reskilling;
  • comunicare l’importanza delle competenze digitali e della cultura digitale;
  • coordinare l’iniziativa, monitorare l’evoluzione del fenomeno e l’efficacia delle politiche di intervento.

La Coalizione europea, d’altro canto, ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’azione di contrasto al digital divide, considerando che secondo le stime dell’Ocse in Italia circa il 26% della popolazione, tra i 16 e i 74 anni d’età, non ha mai navigato in rete. Fondamentale anche l’intervento in chiave scolastica: secondo il programma stilato dal Comitato banda ultra larga entro due anni tutte le scuole statali superiori e medie dell’intero territorio nazionale dovranno essere connesse con collegamenti in fibra ottica a 1 Gbps, necessari per l’adozione di forme sistemiche di teledidattica. Al Comitato partecipano il Ministro per lo Sviluppo Economico, il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, il Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Ministro per il Sud e la coesione territoriale, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Oltre alle iniziative istituzionali, anche in chiave locale – come nel caso della Sardegna, candidata a essere il polo strategico nazionale per la gestione dei data center pubblici, partecipando anche alla fase pilota della piattaforma ideata per contrastare gli attacchi informatici diretti contro la PA – bisogna sottolineare anche gli interventi “dal basso”. Come nel caso di Tutti Connessi, il progetto nato dalla collaborazione tra le associazioni torinesi SYX, Tékhné, Informatici Senza Frontiere e MuPIN – Museo Piemontese dell’informatica per la raccolta solidale di strumenti digitali per gli studenti in difficoltà. L’iniziativa è partita con un crowdfunding su che mira a rispondere alla necessità di dispositivi e di SIM per la connettività internet, e va incontro alle tante proposte di donazione in denaro arrivate privati cittadini ed aziende. Tutte iniziative che andranno ulteriormente sostenute e rafforzate, per scongiurare definitivamente quella barriera su cui ragionava anni fa Al Gore.

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