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La bioeconomia tra resilienza e opportunità di sviluppo

È stato il settore economico più resiliente, un comparto capace di perdere meno di altri durante la pandemia da Covid 19 che ha segnato gli ultimi mesi in Europa. Stiamo parlando della bioeconomia, un settore in ascesa da tempo, con caratteristiche peculiari a livello di potenziale tanto economico quanto sociale e ambientale, con ricadute estremamente positive in termini di sostenibilità.

Sono le cifre a dirlo: nel 2020, secondo il Rapporto annuale
Assobiotec-Federchimica ed ENEA “Le imprese di biotecnologie in Italia”, questo comparto ha generato circa 317 miliardi di euro, riuscendo ad occupare poco meno di due milioni di persone. Numeri importanti, in linea con i dati registrati negli ultimi anni: dopo aver chiuso il 2019 in Italia con un incremento dell’1,4%, nel 2020 la bioeconomia ha perso nel complesso il 6,5% del valore della produzione, rispetto al -8,8% dell’intera economia: il suo peso in termini di produzione è dunque salito al 10,2% rispetto al 10% del 2019 e al 9,9% del 2018.

A fine 2020, del resto, e si tratta di un dato provvisorio, erano 721 le imprese biotech attive in Italia, mentre nel 2019 il numero si è definitivamente consolidato a 751, di cui 404 le aziende dedicate alla R&S biotech e 382 quelle a capitale italiano. La filiera agro-alimentare, in particolare, settore che nel nostro Paese rappresenta oltre il 60% del valore della bioeconomia, ha finito con il risultare tra i meno colpiti dalla crisi sanitaria, così come i settori di energia, acqua, rifiuti e la filiera della carta; quest'ultima anche e soprattutto grazie al sostegno dei prodotti per utilizzi sanitari e del packaging, alla luce del boom che ha segnato il commercio online.

Scendendo nel dettaglio del rapporto, si può notare come la quota di imprese di micro o piccole dimensioni superi l’80% del totale del settore, mentre le grandi imprese rappresentano il 9% dell’intera popolazione in analisi. Da sottolineare inoltre che, con una quota in continua crescita sul totale, pari a oltre il 20% nel 2020, le start-up innovative contribuiscono significativamente all’espansione in termini di numero di imprese del settore delle biotecnologie in Italia.

L’attività delle imprese biotech si conferma concentrata prevalentemente nell’ambito della salute umana (50%). Tuttavia, tra il 2014 e il 2019, si registra una tendenziale espansione delle quote relative alle imprese che sviluppano applicazioni biotecnologiche per l’industria e l’ambiente (30%) oltre che per l’agricoltura e la zootecnia (8%). Per quanto riguarda il livello territoriale, l'assetto del settore non presenta modifiche sostanziali. La presenza delle imprese biotech italiane è diffusa su tutto il territorio naturale, con una crescita di quota delle regioni del Mezzogiorno. Con una concentrazione pari ad oltre l'85% del fatturato da attività biotech il cuore del settore è situato in tre regioni, ovvero Lombardia, Lazio e Toscana.

Presente nel rapporto annuale Assobiotec-Federchimica sulla bioeconomia, inoltre, un focus sulla situazione italiana della chimica bio-based, quella parte della chimica che utilizza materie prime biologiche rinnovabili invece che fossili. Restando alla composizione geografica, la chimica bio-based risulta nel complesso ben presente lungo tutta la penisola. Tra le regioni che si distinguono, declinando le loro specializzazioni territoriali in ottica sostenibile e circolare, spicca in particolare la Regione Lombardia, con circa il 20% dei soggetti identificati (su 830 totali tra università e centri di ricerca, imprese, molte delle quali startup e altre istituzioni e associazioni con ruolo di supporto e promozione); segue il Piemonte, soprattutto per il coinvolgimento delle imprese dei settori ingegneristici nell’economia circolare, e a seguire regioni del Nord Est come Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia-Giulia.

"Il Rapporto Assobiotec-ENEA conferma il trend di cambiamento strutturale in corso nel settore, con la progressiva crescita delle applicazioni biotecnologiche per l’industria, l’ambiente, l’agricoltura e la zootecnia", ha spiegato Gaetano Coletta (ENEA), responsabile Servizio Offerta e Valorizzazione Servizi di Innovazione, Direzione Innovazione e Sviluppo. "Una dinamica, questa, strettamente legata ai processi innovativi volti ad una maggiore sostenibilità ambientale che stanno caratterizzando molti comparti industriali, non di rado "tradizionali", e per i quali il contributo delle biotecnologie è spesso cruciale".

Con la crescita della popolazione mondiale e l’aumento dei consumi, del resto, è quantomai strada obbligata la lotta per giungere ad un uso più sostenibile e circolare delle risorse che abbiamo a disposizione, come comunità e come società economica. Agendo in questa direzione, saremo in grado di garantire la sicurezza alimentare globale e fonti di carburante stabili, arrivando all'obiettivo di attenuare i cambiamenti climatici e mantenere un alto tasso di sviluppo.

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