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La rete al tempo del Covid-19, tra lavoro "smart" e sicurezza

Come stiamo sperimentando ormai da settimane, l’emergenza scaturita dalla diffusione del Covid-19 ha portato con sé un notevole catalogo di luoghi sovvertiti, ha cambiato stili di vita e mutato azioni radicate nel tempo. Il mondo del lavoro, ad esempio, è risultato come uno degli aspetti più travolti dalla diffusione del Coronavirus. E laddove si è potuto, la risposta di enti pubblici e aziende è stata lo spostamento del lavoro in modalità smart working, lavoro agile o “da remoto”. Tutto questo ha svuotato – momentaneamente – i luoghi fisici; ma ha d’altro canto riempito in una modalità fino a poco tempo fa sconosciuta l’infrastruttura di rete, lo snodo da dove passa il traffico di informazioni che alimenta le nostre connessioni – e quindi, in questa fase, anche il nostro lavoro sui computer.

Basta pensare che secondo l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, la compagnia ha “registrato un aumento di oltre il 70% del traffico internet sulla rete fissa”. Va da sé che all’interno di questa iperattività digitale non rientrano solo gli scambi lavorativi, ma anche la grande massa di contenuti di svago disponibili online, dai film ai videogame fino alla musica e allo shopping: con l’obbligo di rimanere a casa per limitare il più possibile il contagio, un numero esponenziale di persone ricorre alla rete per lavorare, certo, ma anche per distrarsi o divertirsi. Tant’è che a proposito di svago, Netflix ha annunciato di aver ridotto il bitrate per 30 giorni per limitare del 25 per cento l’impatto del traffico sulle reti europee. Per essere più precisi, Audiweb ha registrato una crescita media del traffico del 102 per cento sui siti di informazione e del 51 su quelli di intrattenimento (sul sito sono consultabili i report dettagliati). Va detto che non si tratta di un problema esclusivamente italiano, se è vero che anche gli USA, come ha scritto la rivista Fortune, hanno mostrato preoccupazione riguardo la possibilità di rallentamenti diffusi.

Oltre a Tim, anche altre aziende specializzate nella connessione a banda larga hanno confermato l’aumento “eccezionale” del traffico online. “A partire da martedì 10 marzo il traffico registrato da Fastweb è passato dai consueti 2,5 terabyte al secondo a 3,2 terabyte al secondo. Quasi il 30% in più, una “crescita che di solito si registra lungo un anno intero”, ha spiegato il cto della società, Andrea Lasagna. Aggiungendo che l’impatto dello smart working sull’incremento delle connessioni è pari al 5-10% in più: è questo, infatti, il dato registrato da Fastweb nelle ore lavorative. Ore in cui, peraltro, bisogna aggiungere anche il traffico derivato dalle lezioni on line, dai corsi universitari o di formazione, anch’essi migrati in massa sulla rete soprattutto sotto forma di webinar. Massimo Carboni, dirigente del Dipartimento Infrastrutture di GARR, la rete italiana dell'istruzione e della ricerca (17000 km in fibra con una capacità complessiva di 3.5 Terabit), ha raccontato come “l’accesso degli studenti agli streaming video delle lezioni e ai contenuti online ha generato un aumento del traffico in upload del 60% rispetto alla media annuale”.

Il dato emergenziale riguarda anche l’uso delle virtual private network o VPN, i software che consentono un accesso diretto e sicuro ai server aziendali. Tra i vantaggi di un’infrastruttura basata su VPN, vi è quello di essere facilmente adattabile alle necessità di cambiamento delle reti, oltre a una notevole flessibilità (in quanto può realizzare una rete privata sia tra sedi fisse e remote che tra terminali remoti). E in questo periodo il “consumo” di questi software è aumentato vertiginosamente, toccando punte del 112%. Da questo punto di vista, il picco di domanda pesa sui network sia fissi che mobili, a prescindere dalla tecnologia che li sostiene. Ad andare in sofferenza sono tanto le reti in rame quanto quelle miste fibra-rame FTTC e FTTH, ovvero le infrastrutture in grado – teoricamente – di garantire prestazioni di livello migliore per quanto riguarda la telepresenza e la trasmissione di contenuti in streaming. Per impedire o limitare rallentamenti (oppure, scenario peggiore, blackout momentanei), le aziende hanno avviato e proseguiranno in una serie di interventi per ampliare le riserve di rete che possono sostenere l’incremento di traffico: gli operatori si stanno impegnando per tarare la portata delle reti ampliando i “bocchettoni” che permettono il collegamento della rete di trasporto con quella di accesso alle case.

Insomma, si può dire che tra gli stravolgimenti portati dall’emergenza Coronavirus quello che riguarda la tutela delle infrastrutture di rete è decisamente essenziale, e che occorre un progetto per potenziare e metterla in sicurezza anche in ottica futura, pensando alla possibilità di aumentare le modalità di lavoro agile anche quando il virus sarà sconfitto. In questo senso, un appello è arrivato dall’Associazione italiana internet provider, che ha chiesto al Governo di tutelare le telecomunicazioni e di ritenerle come servizi di primaria sussistenza al pari di farmacie, alimentari e i servizi di luce, gas ed energia elettrica: una sfida che sarà primaria nei prossimi mesi.

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