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La trasformazione del lavoro spiegata dal CEDEFOP

Quali settori risentono maggiormente della trasformazione digitale? Come dovranno intervenire le prossime politiche sul tema? Quali competenze oltre a quelle digitali serviranno? Sono alcune delle domande a cui cerca di rispondere il rapporto “People, machines, robots and skills” del Cedefop – Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale.

Con l’avvento della Quarta Rivoluzione Industriale, la metà dei posti di lavoro nelle economie avanzate potranno essere automatizzati. Questa consapevolezza ha sviluppato preoccupazione e timori: la perdita del proprio posto di lavoro perché sostituiti dalle macchine, dai robot e la paura di non riuscire a trovare un lavoro adeguato nell’era digitale.

Secondo l’analisi dell’Ente di ricerca, la tecnologia sta cambiando il mondo del lavoro su tre assi principali: sostituzione, creazione, trasformazione del lavoro.

La paura che le nuove tecnologie possano sostituire definitivamente la manodopera, non è nuova: storicamente l’avvento della tecnologia ha avuto un impatto positivo sul lavoro, ha rimpiazzato la routine dei lavori manuali e ha creato molti nuovi posti di lavoro. Questa volta però è diverso: i cicli di innovazione sono molto più veloci e la capacità di adattamento del lavoratore rischia di non essere altrettanto rapida. 
Big data, Cloud Computing, Stampa 3D, Platform Economy, lo IoT – Internet delle Cose – la robotica, la nanotecnologia, sono tutti aspetti di questa trasformazione e stanno cambiando il mercato dei prodotti, i modelli di impresa e del lavoro. C’è pertanto la necessità di acquisire nuove abilità e skill in tutti i settori per restare al passo con i tempi.

Vent’anni fa non c’erano gli analisti del web, gli sviluppatori di applicazioni e gli specialisti di big data.
Negli ultimi dieci anni, la crescita dei posti di lavoro nel settore ICT nell'UE è stata tre volte superiore rispetto agli altri settori dell’economia e non è stato intaccato dalla crisi economica. Inoltre, e questa è sicuramente una buona notizia, entro il 2025 il Cedefop prevede un altro mezzo milione di nuovi posti di lavoro nelle attività ICT.

Poiché la tecnologia trasforma il lavoro, la domanda che bisogna porsi è se la popolazione europea adulta possa acquisire le competenze necessarie per trovare posti di lavoro nell'era digitale. L'evidenza dimostra che per tenere il passo con gli sviluppi digitali non basta semplicemente migliorare l'alfabetizzazione digitale. Le previsioni rispetto alle competenze, illustrate dal Cedefop, mostrano infatti come in futuro, sempre più posti di lavoro combineranno il digitale con altri tipi di skills.

La necessità di integrare le competenze digitali con altre abilità tecniche e, soprattutto, personali e comportamentali sul lavoro (le cosiddette competenze trasversali o soft skill), dimostra come i lavoratori e la tecnologia siano complementari.

La tecnologia, infatti, può aiutare il lavoratore ad eseguire compiti, raccogliere e sintetizzare dati rapidamente, ma alla fine saranno le persone, attraverso le loro capacità cognitive, come l’intelligenza e la creatività a decidere quali sono i compiti e quali dati rappresentano.

Come disse Pablo Picasso - si legge nel paper - “I computer sono stupidi, conoscono soltanto le risposte”.

Le politiche sul tema

I cambiamenti sono in corso. La repentina trasformazione del mondo del lavoro è una grande sfida per i responsabili politici degli Stati membri dell’Unione Europea, che dovranno continuare ad occuparsi di quella parte dei lavoratori adulti o gruppi più svantaggiati, che non riescono a tenere il passo con le tecnologie digitali richieste dalle proprie mansioni: le donne, i lavoratori più anziani e meno istruiti, e i professionisti in un campo specifico. Questi ultimi, svolgendo lavori molto specializzati, che presuppongono un alto livello di competenze e che hanno bisogno quindi di aggiornarle in modo continuo, sono soggetti a grandi lacune professionali.

Molti Stati membri hanno avviato un’elaborazione delle strategie nazionali per promuovere le competenze digitali. I datori di lavoro, le parti sociali, le istituzioni di apprendimento e i governi (a vari livelli) devono collaborare per sostenere l'istruzione e la formazione professionale (IFP).

La formazione nelle competenze digitali, combinata con altre competenze chiave, dovrebbe essere rivolta a gruppi specifici. Questa è l'idea alla base della nuova agenda delle competenze della Commissione europea, varata nel 2016

L’Infografica mostra quali sono i settori professionali che più hanno avvertito un cambiamento nelle tecnologie in uso nel proprio lavoro e quali sono le categorie dei lavoratori più soggette a lacune di competenze professionali:


 

 

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