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Lavorare nella cooperazione internazionale

Secondo la definizione di INAPP, la cooperazione internazionale ha come obiettivo quello di contribuire a ridurre le disuguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo, ponendosi come “ponte” tra i bisogni delle popolazioni che vivono nei paesi in via di sviluppo e i servizi che quelli più industrializzati sono disposti a offrire. Le cose stanno però cambiando e il fenomeno non riguarda più solo le aree povere del mondo, ma anche progetti che mirano a contrastare l’esclusione sociale in vari Paesi occidentali, fra cui l’Italia.

Tutto questo ha conseguenze specifiche sulla dimensione organizzativa del settore e sul tipo di professionalità coinvolte. Certamente si ampliano i profili professionali ricercati, che riguardano spesso giovani che ambiscono a inserirsi nel Terzo Settore, attratti dapprima dal mondo del volontariato e dall’esperienza di Servizio Civile Universale, ma anche desiderosi di intraprendere un percorso di crescita che porti a un reale inserimento nel mercato del lavoro.

A tal proposito, la Legge 125 dell’11 agosto 2014, che riguarda la Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo definisce i ruoli professionali presenti nei progetti di cooperazione finanziati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), stabilendo alcune regole:

  • Il volontario internazionale riceve dallo Stato un trattamento previdenziale, assicurativo ed economico definito in base al costo della vita del Paese di destinazione (permanenza non inferiore a due anni);
  • Il cooperante è un professionista in possesso delle conoscenze tecniche e dell'esperienza necessarie per l'espletamento di compiti di rilevante responsabilità tecnica e organizzativa con esperienza nei Paesi in via di sviluppo (le missioni possono durare pochi mesi, ma anche due anni);
  • L’esperto in progetti di cooperazione svolge attività di ricerca in campo sociologico, antropologico ed economico, finalizzate alla realizzazione di programmi di sviluppo da lui progettati e coordinati.

Al di là di questa specifica di legge, il tipo di profili ricercati spaziano dall’area medico-sanitaria (veterinari, medici, infermieri, biologi e nutrizionisti), a quella tecnica (ingegneri, architetti, geometri e agronomi), da quella economico-finanziaria (amministratori) a quella psicosociale (psicologi, educatori, formatori e sociologi) e gestionale (capo progetto, capo missione e assistente al coordinamento).

In generale, per tutti i profili richiesti occorre la conoscenza di almeno due lingue straniere (normalmente inglese e un’altra lingua possibilmente legata all’area geografica di interesse), la disponibilità a viaggiare frequentemente anche in aree disagiate, capacità di adattamento in contesti difficili, competenze di problem solving, capacità progettuali (gestione di tutte le fasi di un progetto).

Non da ultimo occorre certamente avere una formazione adeguata. Il percorso formativo è molto importante poiché lavorare nel Terzo Settore richiede anche una certa quantità di esperienza sul campo. Per velocizzare i “tempi formativi” ad esempio è possibile fare un tirocinio su un progetto collegato al proprio percorso universitario o post-universitario o iniziare il prima possibile a percorrere la strada del volontario.

Per il tipo di università da scegliere, dipende certamente dall’ambito in cui si vuole operare e quindi dalle competenze richieste. A seconda del profilo che si desidera avere ad esempio, si può decidere di prendere una laurea in Medicina, Economia o Ingegneria. In generale, esistono anche dei corsi specifici proposti dalle università italiane: il triennale in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace e il percorso di laurea specialistica in Scienze per la cooperazione allo sviluppo.

Il conseguimento di una specializzazione post-laurea per acquisire competenze tecniche e una prima esperienza sul campo legata al progetto formativo è poi sempre auspicabile. In materia i master universitari e non e i corsi proposti dalle ONG sono moltissimi; nel percorso post laurea è utile selezionare corsi che prevedano la presenza di professionisti provenienti dal mondo della cooperazione in grado di fornire informazioni pratiche e riportare best practice.

Per i più giovani interessati ad entrare presto nel mondo della cooperazione per acquisire esperienza sono inoltre consigliati percorsi di stage e volontariato, come il Servizio Civile Universale. Per partecipare occorre rispondere ai bandi nazionali e regionali pubblicati periodicamente oppure è possibile prendere contatti direttamente con le ONG.

È possibile visionare la posizione richiesta, il Paese di destinazione e la scadenza all’interno dei siti dei seguenti enti/associazioni principali: 

  • Il portale del MAECI ha un database, con motore di ricerca, dei profili professionali richiesti dal Ministero ma anche dalle ONG e dalle Organizzazioni internazionali con sede in Italia: web.esteri.it
  • Bandi di incarico dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e delle sue sedi estere. In Italia l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo è l'istituzione di riferimento per il settore
  • VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo ospita le offerte di ONG e associazioni per progetti di cooperazione in tutto il mondo.
  • Le opportunità di lavoro di Info cooperazione, la community italiana della cooperazione internazionale
  • Le opportunità di COOPI, l'organizzazione non governativa italiana, fondata a Milano il 15 aprile 1965
  • Devex International Development Business è un sito al servizio di professionisti della cooperazione, agenzie e ONG di oltre 100 paesi del mondo. È possibile consultare le offerte  di lavoro e seguire webinair dedicati alla carriera in questo settore, oltre a trovare informazioni sui progetti finanziati e in corso

Per dare qualche ulteriore informazione, nel 1997 è stata costituita l'Associazione ONG italiane che coordina la maggior parte delle ONG con idoneità MAECI.

Esistono inoltre due federazioni nazionali:

  • COCIS - Coordinamento delle ONG per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo
  • FOCSIV - Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario

Negli ultimi anni, anche la digitalizzazione ha investito questo settore, ampliando ulteriormente le opportunità di formazione e lavoro. E’ così che sono nate realtà che applicano le tecnologie ai progetti di cooperazione; come Ong 2.0, un network di enti del non profit e dell‘innovazione tecnologica che grazie alla loro sinergia supportano e sperimentano l’uso delle tecnologie digitali in progetti sociali e di cooperazione allo sviluppo.

Tra i progetti più significativi di Ong 2.0:

  • Digital Transformation per lo Sviluppo Sostenibile. Percorsi formativi sull’uso consapevole delle tecnologie digitali per l’Educazione alla Cittadinanza Globale”, un progetto cofinanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale e da Compagnia di San Paolo, che mira a formare e coinvolgere docenti e studenti di scuola secondaria e dell’Università, animatori, operatori del terzo settore e leader della diaspora
  • “Lavorare nella Cooperazione Internazionale”,un percorso di formazione avanzata sulla cooperazione internazionale. Il percorso negli anni ha formato oltre 700 cooperanti e professionisti del terzo settore permettendo loro di acquisire competenze e strumenti immediatamente spendibili nel lavoro
  • L’impatto dei dati sul settore. Nella cooperazione sono due i filoni in cui applicare strumenti e tecniche di data analysis : business intelligence e mapping. Per saperne di più

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