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Lavoro agile, capire cos'è e i suoi vantaggi

L’email, i dispositivi come smartphone e tablet sono entrati a far parte delle nostra quotidianità, dentro e fuori l’ufficio. Il loro avvento ha portato dei cambiamenti soprattutto nel modo di concepire il luogo di lavoro.

Il lavoro agile (smart working) non è però solamente telelavoro. La Legge n. 81/2017  fornisce una definizione più ampia, includendo tutte le modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti caratterizzato da due aspetti: l’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi. La legge continua spiegando come la prestazione lavorativa venga eseguita, in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Nasce così una nuova concezione del lavoro subordinato che si adegua alle esigenze di conciliazione dei tempi di vita-lavoro e all’evoluzione tecnologica. Difatti la norma parla proprio di strumenti tecnologici per svolgere l'attività lavorativa che non è ancorata all’ufficio “fisico” ma al suo fine progettuale. Sarà il datore di lavoro ad assegnare e assicurare il buon funzionamento di questi strumenti.

Rispetto al passato, il lavoro agile condivide con il telelavoro l’aspetto della volontarietà delle parti, lasciando all’azienda e al dipendente come strutturare le modalità di esecuzione delle sua prestazione. L’accordo scritto dovrà contenere, nello specifico, come si svolgono le attività al di fuori dei locali aziendali e come viene esercitato il potere direttivo. La sua durata potrà essere a tempo determinato o indeterminato, in quest’ultimo caso il preavviso dal recesso dovrà essere di almeno trenta giorni (novanta se il lavoratore è disabile). Il recesso senza preavviso – prima del termine fissato - è ammissibile, per entrambi, alla presenza di un giustificato motivo.

Un altro elemento in comune è l’aspetto delle tutele: il lavoratore “agile” mantiene gli stessi diritti dei suoi colleghi sia sotto l’aspetto retributivo e normativo che sui limiti orari che restano quelli del Decreto Legislativo n.66/2003 e delle disposizioni contenute nei contratti collettivi. Lo stesso accordo dovrà assicurare la disconnessione del lavoratore attraverso delle idonee misure di tipo tecnico e organizzativo che assicurano gli adeguati tempi di riposo. Di fianco alla funzione garantista, l’accordo ne avrà anche una regolatoria per quanto riguarda il potere di controllo del datore di lavoro sulle prestazioni rese fuori dall’ufficio, il quale sarà esercitato sempre nel limite delle disposizioni contenute nello Statuto dei lavoratori (articoli 4 e 7).
Come anticipato, grazie al riconoscimento della parità di trattamento, i lavoratori “agili” avranno diritto alla tutela prevista in caso di infortuni e malattie professionali anche per quelle prestazioni rese all’esterno dei locali aziendali e nel tragitto tra l’abitazione ed il luogo prescelto per svolgere la propria attività. Inoltre, è ammessa la possibilità di riconoscere al lavoratore il diritto alla formazione continua, nel sue diverse modalità (formali, non formali ed informali) e alla periodica certificazione delle competenze.

Pubblico e privato sono coinvolti di pari passo in questo processo di cambiamento. Gli accordi sullo smart working potranno essere sottoscritti anche nelle PA. Questa possibilità di fatto contribuirà alla riforma del pubblico impiego iniziata con la Legge n.124/2015.

 

 

Leggi il primo piano dedicato al lavoro autonomo per conoscere le cinque principali novità previste dalla Legge n. 81/2017  per i professionisti

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