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Lavoro autonomo, le cinque novità della nuova legge

Continua con la Legge n. 81/2017 il rinnovamento del quadro normativo italiano in tema di lavoro. La legge per il suo approccio onnicomprensivo sui vari aspetti del lavoro non subordinato è stato considerata come il Jobs Act del lavoro autonomo, un secondo tassello della riforma avviata con la Legge delega n.183/2014 che ha portato all’adozione di otto decreti legislativi di attuazione nel 2015.

In realtà la norma si suddivide in due parti di cui la prima dedicata al lavoro autonomo non imprenditoriale,  ai sensi dell’articolo 2222 del Codice Civile (Capo I), mentre la seconda affronta per la prima volta in un testo di legge lo smart working o “lavoro agile” per i lavoratori dipendenti (Capo II).

Il primo Capo della Legge interviene offrendo un quadro strutturato di tutele che partano dal momento della stipula del contratto, alla sua esecuzione fino ai diritti per i genitori lavoratori ed ai servizi di politica attiva. L’obiettivo è l’eliminazione delle sperequazioni fino ad oggi esistenti rispetto ai lavoratori subordinati. Un processo di cambiamento in costante evoluzione come dimostrato dall’istituzione del tavolo tecnico di confronto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dove si incontreranno le associazioni sindacali e quelle di categoria comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Il loro compito sarà quello di formulare proposte ed indirizzi operative sul tema della previdenza, del welfare e della formazione professionale.

Analizziamo di seguito alcuni dei principali aspetti innovativi delle disposizioni rivolte alle partite IVA.

Il contratto di incarico. La forma scritta diventa obbligatoria per il committente se richiesta dal professionista. Innanzitutto, sono considerare prive di efficacia le clausole che gli attribuiscono la possibilità di modificare unilateralmente le condizioni del contratto e di recedere dalle prestazioni continuative senza un congruo preavviso. Sono, inoltre, inefficaci le clausole del contratto che prevedono pagamenti, da parte del committente, oltre i 60 giorni dal ricevimento della fattura o da un’equivalente richiesta di pagamento. Più in generale, viene affermato il principio che vieta l’abuso di dipendenza economica del lavoratore autonomo nei confronti della controparte tramite uno squilibrio dei diritti e degli obblighi presenti nel contratto (articolo 9 della Legge n.192/1998). Affermando un principio già consolidato, è poi specificato come i diritti di utilizzazione economica di apporti originali ed invenzioni realizzati durante la prestazione spettano al lavoratore autonomo, salvo che questi non siano l’oggetto stesso del contratto.
Per tutelarsi dai mancati pagamenti i professionisti a partita IVA possono stipulare delle polizze o dei contratti che li proteggono da questo particolare tipo di rischio legato alla loro attività. In questo caso sarà possibile dedurre fiscalmente gli oneri legati a questi strumenti di garanzia, secondo il principio di cassa ossia l’anno in cui avviene il pagamento del premio. Inoltre, in caso di mancato pagamento da parte del committente, si vedranno applicati i termini legali per il pagamento degli interessi di mora secondo la disciplina comunitaria vigente, applicabili quando non esista già una specifica clausola contrattuale.

Il sostegno al reddito. È ampliato il campo di intervento della DIS-COLL, introdotta nel 2015 sperimentalmente e prorogata negli anni successivi, diventa un ammortizzatore sociale strutturale per i lavoratori parasubordinati, iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata, che si trovino in uno stato di disoccupazione involontaria. Con la Legge n. 81/2017, a partire dall’1 luglio 2017, potranno richiedere la DIS-COLL anche gli assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa di studio disoccupati.
Un’altra importante novità su questo fronte, è l’introduzione di una delega per il Governo nel permettere che gli enti di previdenza di diritto privato possano attivare delle prestazioni sociali per aiutare i professionisti che subiscano una significativa riduzione del proprio reddito per ragioni indipendenti dalla propria volontà, oppure, che siano colpiti da gravi patologie.

I diritti dei genitori. È prevista una delega al Governo per adottare dei decreti  legislativi che riducano i requisiti di accesso alle prestazione legate alla maternità, ampliando il periodo di riferimento per calcolare le tre mensilità di contribuzione dovuta. Parallelamente, saranno rivisti i minimali ed i massimi previsti per questo tipo di prestazioni. 

Il Testo unico sulla genitorialità (D.lgs. 151/2001) viene aggiornato permettendo alle lavoratrici madri di emettere fattura durante il periodo di astensione obbligatoria.
Infine, durante i primi tre anni di vita del bambino sarà possibile per i genitori lavoratori – anche adottivi o affidatari - richiedere il congedo parentale per un periodo massimo di sei mesi. Per accedere a questo trattamento, riservato agli iscritti alla Gestione Separata, è necessario avere accreditate almeno tre mensilità di contribuzione maggiorata nei 12 mesi precedenti. Questo requisito contributivo non viene richiesto, invece, se i periodi di congedo sono fruiti entro il primo anno di vita del bambino.

Le opportunità. La Legge n. 81/2017 integra il Decreto Legislativo n.150/2015 che ha riformato il quadro delle politiche attive nel nostro Paese. È prevista l’istituzione di uno sportello dedicato al lavoro autonomo nei centri per l’impiego e presso i soggetti privati autorizzati all’attività di intermediazione. Si crea così un punto di riferimento per conoscere nuove opportunità di business presso i privati o le pubbliche amministrazioni. Ma non solo. Di fianco ai servizi relativi all’incontro tra domanda e offerta di lavoro, si potranno avere  informazioni su come aprire una propria attività insieme alle modalità di accesso alle agevolazioni oppure ai finanziamenti di livello nazionale o locale. In particolare, per i professionisti disabili, i centri per l’impiego potranno avvalersi dei servizi per il collocamento mirato nella loro attività di consulenza e supporto.
Le novità interessano, poi, il settore pubblico. L’attività di promozione per far partecipare i lavoratori autonomi agli appalti pubblici sarà svolta dalle stesse stazioni appaltanti: le pubbliche amministrazioni. Nel concreto, per accedere ai piani operativi realizzati con i fondi strutturali comunitari, i professionisti saranno equiparati alle PMI. La partecipazione ai bandi e il concorrere all’assegnazione di incarichi sarà coadiuvata permettendo ai singoli professionisti la possibilità di costituire delle reti di esercenti/di imprese, dei consorzi stabili professionali, oppure, delle associazioni temporanee professionali.  

La formazione. La formazione continua è un fattore indispensabile non solo per i lavoratori subordinati ma anche i professionisti. Con questa norma i lavoratori autonomi potranno detrarre del tutto i costi legati alla partecipazione a convegni, congressi e l’iscrizione a master e corsi di aggiornamento nel limite massimo di 10.000 euro annui. La deducibilità fiscale è totale anche per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità, fino ad un massimo di 5.000 euro.

 

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