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Lavoro e inclusione nella Legge di Stabilità 2016

Entrata in vigore il 1° gennaio, la Legge n.208/2015 prevede numerose disposizioni sul tema delle politiche sociali e del lavoro. Tra le priorità individuate dalla legge, la lotta alla povertà e il sostegno al lavoro - sia di tipo subordinato che autonomo - rappresentano due obiettivi centrali per l’assegnazione delle risorse messe a bilancio per l’anno 2016 e per il triennio 2016- 2018.

Per raggiungere questi risultati si passa dai nuovi incentivi a favore della diffusione dei contratti a tempo indeterminato, tramite un esonero contributivo parziale, alle misure di sostegno alla genitorialità. È, inoltre, istituto un fondo specifico per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e per il sostegno della flessibilità nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato: sono stanziati 10 milioni di euro per l'anno 2016 che passeranno a 50 milioni di euro annui dal 2017.

Nuove disposizioni - aggiuntive a quelle legate ai contratti di solidarietà espansivi – sono previste per sostenere il ricambio generazionale tramite la graduale uscita dei lavoratori che si avvicinano alla pensione e il riconoscimento di benefici fiscali e previdenziali per chi decida di ridurre il proprio orario di lavoro.

Nel quadro complessivo del provvedimento è evidente come la maggiore inclusività socio-economica sia l’obiettivo primario: il legislatore non solo ha deciso di stanziare maggiori risorse per combattere la povertà ma nello stesso tempo ha programmato un riordino complessivo degli strumenti d’assistenza esistenti che attraverso la via della semplificazione e razionalizzazione sono resi più fruibili per il cittadino.



Vediamo nel dettaglio alcune delle aree di intervento della Legge di Stabilità 2016


La Legge n.208/2015 ha introdotto un incentivo per favorire la creazione di occupazione stabile: un’agevolazione contributiva per le assunzioni a tempo indeterminato. L’incentivo riprende l’obiettivo di quello già previsto dalla Legge di Stabilità 2015 (Legge n.190/2014) ma si articola in maniera diversa.

Per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 è riconosciuto ai datori di lavoro privati un esonero contributivo parziale del 40% per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (ad eccezione dei premi INAIL). La durata del beneficio è biennale e per un importo annuo non superiore ai 3.250 euro. La riduzione degli oneri sociali non avrà, comunque, ripercussioni sull’accontamento pensionistico del dipendente.

La fruizione dell’esonero non è possibile nei seguenti casi:
  • per lavoratori assunti da qualsiasi datore di lavoro con contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti;
  • per lavoratori per cui il datore di lavoro abbia già usufruito del beneficio in questione;
  • per lavoratori già assunti nei tre mesi precedenti dallo stesso datore di lavoro, prendendo in considerazione anche società controllate o collegate al datore di lavoro richiedente l’esonero.
Per il settore agricolo sono previste alcune disposizioni specifiche. Di fatto sono individuate delle coperture finanziarie ad hoc e l’agevolazione non è concessa per le assunzioni di lavoratori che nell'anno 2015 siano risultati occupati a tempo indeterminato, oppure, assunti a tempo determinato e iscritti negli elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro superiore a 250 giornate.

Per l’anno 2015, l’INPS aveva già fornito alcuni chiarimenti rispetto all’esonero contributivo totale con la circolare del 29 gennaio 2015 n.17.

La Legge di stabilità 2016 ha previsto, inoltre, l’estensione dell’incentivo anche alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nell’anno 2017, ma solo per i datori di lavoro privati operanti nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. Per l’operatività della misura è necessaria l’emanazione di un apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, che potrebbe rivedere alcuni aspetti della misura. 
Con la Legge di Stabilità 2016, i neo papà continueranno ad avere diritto a due giorni di congedo obbligatorio e due di congedo facoltativo, per l’anno in corso.

I due giorni di congedo obbligatorio – aumentati rispetto alla previsione della Legge n.92/2012 e fruibili anche in maniera non continuativa - vanno usati dal padre entro il quinto mese di vita del bambino. Sarà possibile, poi, richiederli anche qualora la madre non stia beneficiando del congedo e/o il padre non stia fruendo già del congedo di paternità previsto dall'articolo 28 del D.Lgs. n. 151/2001. I giorni di congedo facoltativo per il padre sono alternativi a quelli utilizzabili dalla madre e pertanto in tal caso la madre dovrà rinunciare ad altrettanti giorni del congedo obbligatorio che le spetta affinché il padre possa accedervi.

Per il 2016 è stata prorogata la misura sperimentale di un contributo per l'acquisto dei servizi per l'infanzia (cd. voucher baby-sitting), prevista in via sperimentale nella Legge n.92/2012, nel limite complessivo di 20 milioni di euro. Si continuerà ad applicare la disciplina attuativa di cui al Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali 22 dicembre 2012 e al Decreto Interministeriale del 28 ottobre 2014, il quale fissa a 600 euro il valore mensile del voucher e la sua durata massima pari a sei mesi.

Il voucher può essere richiesto dalle madri, al termine del periodo di congedo obbligatorio, per gli undici mesi successivi in alternativa al congedo parentale. Il contributo viene erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro per il servizio di baby-sitting, oppure, versato direttamente dall’INPS alla struttura accreditata scelta dalla madre.

La platea delle potenziali beneficiarie è stata ampliata con l’intervento della Legge n.208/2015. Alle lavoratrici dipendenti (del settore pubblico e privato) e alle iscritte alla Gestione Separata, si aggiungono le lavoratrici autonome e le imprenditrici. Per queste ultime, il godimento della misura è condizionata all’emanazione di un apposito decreto attuativo del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, che definirà i criteri di accesso e le modalità di utilizzo del beneficio.
Il provvedimento sarà adottato entro l'1 marzo 2016.

Infine la Legge di Stabilità riserva ulteriori due novità a favore dei genitori. Il periodo di congedo obbligatorio della madre sarà utile ai fini del riconoscimento dei premi di produttività e sarà possibile la cumulabilità tra il riscatto degli anni di laurea con il riscatto del periodo di maternità facoltativa, fuori dal rapporto di lavoro, anche per periodi antecedenti al 2016.
Il contratto di solidarietà espansivo disciplinato dal Decreto Legislativo n.148/2015 ha la finalità di incrementare gli organici aziendali mediante l’assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale e la contestuale riduzione stabile dell'orario di lavoro e conseguentemente della retribuzione.

Il nuovo disposto normativo del decreto di attuazione della Legge n.183/2014, in tema di ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro, ha confermato che per ogni lavoratore assunto, sulla base di un accordo siglato in sede sindacale, sarà riconosciuto un contributo al datore di lavoro a carico della Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali istituita presso l'INPS. Questo contributo, per i primi dodici mesi, è pari al 15% della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo applicabile, e si riduce rispettivamente al 10% e poi al 5% per i successivi due anni. Sono inoltre incentivati gli inserimenti dei giovani con un’età compresa tra i 15 ed i 29 anni; in questi casi il datore di lavoro verserà per tre anni la medesima aliquota contributiva prevista per gli apprendisti.

L’idea di sostenere la staffetta generazionale è confermata anche nella Legge di Stabilità 2016 con una particolare misura rivolta a favorire la riduzione dell’orario di lavoro per chi si avvicina al pensionamento. In particolare la disposizione interessa chi lavora nel settore privato con contratto a tempo indeterminato e orario full-time, matura i requisiti per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 e decide di ridurre il proprio orario di lavoro tra il 40 e il 60%.

La norma prevede in questi casi che il datore di lavoro versi al lavoratore una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici relativa alla prestazione lavorativa non effettuata. La somma non è soggetta ad aliquote contributive e fiscali e non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Rispetto ai contratti di solidarietà espansiva, in questo caso l’accordo è bilaterale ed è quindi formalizzato direttamente dal lavoratore e dal suo datore di lavoro.

L'agevolazione previdenziale è riconosciuta, su autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro, nel limite delle risorse disponibili pari a 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018. Le modalità per presentare l’istanza saranno definite da un apposito decreto interministeriale che sarà emanato entro il 1° marzo 2016.
Nuove risorse e nuovi strumenti per combattere la povertà saranno disponibili a partire da quest’anno. Sono previste una serie di misure programmatiche, da un lato, per la pianificazione degli interventi a medio termine e, dall’altro, per un riordino complessivo della normativa e degli strumenti assistenziali esistenti.

Il Piano nazionale per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale individuerà gli step graduali per il raggiungimento di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali per contrastare la povertà, le quali dovranno essere garantite su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento sarà adottato con cadenza triennale mediante decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, d'intesa con la Conferenza unificata tra Stato e Regioni.

L’attuazione del Piano è garantita da un apposito fondo denominato «Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale», al quale sono assegnate risorse per 600 milioni di euro per l'anno 2016 e di 1.000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017.

Un primo obiettivo del Fondo è quello di finanziare un Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia. Le finalità del Programma interessano sia il miglioramento degli spazi urbani, da realizzare attraverso il ri-uso e la ri-funzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti da parte di soggetti pubblici e privati, sia l’accrescimento della sicurezza territoriale e della capacità di resilienza urbana. Saranno così sostenute le iniziative di mobilità sostenibile e lo sviluppo di pratiche, come quelle del terzo settore e del servizio civile, per l'inclusione sociale e la realizzazione di nuovi modelli di welfare metropolitano.

Per il 2016 le risorse suddette saranno destinate anche all’incremento di 220 milioni di euro della spesa legata all'assegno di disoccupazione (ASDI). Ulteriori risorse sono destinate, inoltre, alla prosecuzione dell’iniziativa #diamociunamano che incoraggia chi fruisce di una misura di sostegno al reddito a svolgere attività di volontariato, nell'ambito di progetti realizzati congiuntamente da organizzazioni del terzo settore e da Comuni o Enti locali.

Negli anni successivi tali risorse saranno destinate al finanziamento di uno o più provvedimenti legislativi che avranno lo scopo di riordinare la complessa normativa in materia di trattamenti, indennità, integrazioni di reddito e assegni di natura assistenziale e di accesso alle prestazioni sociali.

L’obiettivo è quello di razionalizzare e semplificare gli strumenti esistenti, mediante l’introduzione di un'unica misura nazionale di contrasto alla povertà, la quale sarà parametrata in base al reddito familiare del beneficiario e alla soglia di povertà assoluta.

Per i giovani provenienti da famiglie meno abbienti, il Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio universitarie del Ministero dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca è incrementato di 54.750.000 euro per l'anno 2016 e di 4.750.000 euro annui a decorrere dall'anno 2017. 

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