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Le nuove forme di lavoro in Europa

L’evoluzione del mercato del lavoro richiede risposte e modelli nuovi che vengano incontro alle diverse esigenze dei lavoratori e delle imprese.

La richiesta di flessibilità e l’adattamento agli attuali scenari macroeconomici rappresentano i due fattori che hanno portato ad una diversificazione delle forme di lavoro abituali, basate su un rapporto diretto ed univoco tra datore e dipendente, rigido nel tempo e nell’organizzazione.

Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ha analizzato come nell’Unione Europea e in Norvegia si stiano diffondendo nuove forme di occupazione, diverse da quelle che conosciamo comunemente. Il frutto di queste indagini è contenuto nel documento “New forms of employment”, pubblicato a marzo 2015; lo studio si sofferma anche su alcune forme di lavoro già ampiamente utilizzate nel nostro Paese, come ad esempio il lavoro accessorio o intermittente, ma di seguito è data rilevanza alle tipologie ancora poco conosciute a livello nazionale e ai loro potenziali vantaggi.

Secondo il rapporto di Eurofound, la rivoluzione del lavoro passa attraverso:

- Nuovi modelli di relazione. Il contratto di lavoro tradizionale sottoscritto da un singolo datore ed un lavoratore si evolve verso rapporti plurilaterali, basati anche sulla codatorialità. In Italia esiste, ad esempio, lo job sharing in cui due lavoratori sono coinvolti in solido nello svolgimento di una prestazione lavorativa. Da ultimo, tale modello è stato utilizzato per la “staffetta generazionale”, che prevede l’affiancamento di una figura esperta ad un neoassunto, per favorire il passaggio delle competenze. L’analisi di Eurofound si focalizza sull’employee sharing, una forma di codatorialità, ancora non pienamente sviluppata nel nostro Paese, in cui un singolo lavoratore è assunto da più datori di lavoro in previsione di uno specifico obiettivo comune, oppure, svolgendo la propria prestazione presso uno di loro a seconda delle esigenze, senza l’intermediazione di un’Agenzia per il Lavoro. Le assunzioni congiunte in agricoltura rappresentano un primo esperimento in tal senso, come anche la codatorialità prevista per i soggetti che hanno sottoscritto un contratto di rete. Gli esempi di employee sharing degli altri Stati evidenziano come in questo caso la multilateralità delle relazioni lavorative garantisca una stabilità al lavoratore operante in settori soggetti a stagionalità (agricoltura, edilizia, turismo ecc.). Inoltre tale forma di contratto permette al tessuto imprenditoriale di fruire delle competenze specialistiche di esperti, ammortizzandone i costi. I casi del Belgio e della Germania mostrano come la promozione di questa nuova forma di lavoro abbia ripercussioni positive sul territorio, permettendo una cooperazione regionale.

- Nuovi modelli di organizzazione. La flessibilità non incide solamente nei rapporti di lavoro ma soprattutto nelle modalità con cui questo è organizzato. In particolare, grazie ai cambiamenti legati alle nuove tecnologie, le aziende stanno sviluppando forme di telelavoro dove l’ufficio è sostituito da un luogo virtuale nel quale le informazioni sono condivise in cloud. Rispetto al telelavoro tradizionale, il dipendente non si trova necessariamente nella propria abitazione ma, tramite la connettività (tablet, smartphone ed altri dispositivi), riesce ad operare ovunque. Il lavoro “a distanza”, inoltre, rappresenta una realtà molto diffusa per i liberi professionisti che possono così gestire un numero maggiore di committenti. Parallelamente al mondo dei liberi professionisti, Eurofound si concentra su una nuova forma di occupazione dei profili altamente specializzati a disposizione di vari committenti: i temporary manager. In questo caso il consulente direzionale è assunto per un periodo di tempo prefissato col fine di occuparsi di uno progetto specifico. Rispetto ad un consulente esterno, l’interim management prevede l’integrazione del profilo nello staff avendo quindi poteri e responsabilità legati all’obiettivo definito. L’utilizzo di questo modello di leadership, nato in Gran Bretagna, Olanda e Germania, si sta diffondendo anche in altri Paesi comunitari non solo nei processi di ristrutturazione aziendale ma anche nella gestione delle fasi di espansione in cui l’apporto di una figura esterna è fondamentale in termini di dinamismo e innovazione. L’intermediazione, spesso, è gestita da Agenzie per il Lavoro specializzate, lasciando alle parti la negoziazione degli elementi contrattuali.

- Nuovi modelli di networking. La tecnologia ha avuto un ruolo determinante nella diffusione della sharing economy, la quale ha portato alla definizione di una nuova forma di lavoro: il crowdemployment. Clienti e fornitori possono mettersi in contatto tramite piattaforme online destinate all’incontro tra domanda ed offerta, che avviene in varie fasi: il cliente identifica il bisogno; un annuncio pubblicato sulla piattaforma individua istruzioni, obiettivi ed aspettative; il cliente valuta le proposte ricevute e si mette in contatto con il fornitore. Il panorama del crowdemployment è eterogeneo riguardo molteplici aspetti: settorializzazione, requisiti di accesso, approccio più o meno competitivo. Ecco alcuni esempi. Dove la piattaforma interessa settori particolari, c’è una suddivisione per compiti e per obiettivi. Rispetto ai requisiti degli iscritti, sono spesso richiesti ai lavoratori che vogliano accedervi delle referenze. In alcuni casi chi cerca il servizio lancia delle competizioni vere e proprie,  mentre in altri casi la piattaforma è solo uno strumento di contatto lasciando che il matching avvenga di persona. Come mostra l’analisi di Eurofound, le nuove forme di lavoro possono rappresentare un soluzione per colmare le imperfezioni di un mercato del lavoro a tratti troppo rigido, facendo così nascere da una necessità delle opportunità inaspettate sia per i lavoratori che per le aziende.

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