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Lingue straniere sempre più fondamentali per trovare lavoro

Investire tempo e risorse sulle proprie skill linguistiche può essere la chiave di volta (e di svolta), per la ricerca di un posto di lavoro di rilievo o un avanzamento di carriera. Da anni infatti è ormai basilare, per molte posizioni professionali aperte presso le aziende, la conoscenza di una o addirittura più lingue straniere.

Nel 2019 (e ormai stabilmente da decenni), l’inglese è per eccellenza l’idioma più richiesto e battuto in ambito internazionale; anche se non bisogna assolutamente sottovalutare lo spagnolo, che insieme all’arabo (soprattutto per quanto riguarda i settori finanza ed energia) e il francese sono le tre lingue straniere maggiormente richieste in ambito lavorativo nel mondo. L’elemento emergente, però, ormai da tempo non più outsider è senza ombra di dubbio il cinese mandarino, la lingua più parlata sul pianeta, da circa un miliardo di persone. Il fenomeno sociale che ha portato il cinese sull’olimpo delle lingue straniere utili per lo sviluppo efficace della propria professionalità è sicuramente caratterizzato dalla crescente forza dell’economia della Cina, che sta investendo da anni vari campi lavorativi, da quelli più tecnologici a quelli del terziario, settore che dati alla mano, attualmente occupa più di un terzo della popolazione nazionale.

Le professionalità maggiormente investite da questa revolution delle lingue straniere sono molteplici. Globalmente parlando ci sono tutte quelle inerenti la sfera comunicativa, dal giornalismo, alla traduzione, agli interpreti e docenti; ma anche turismo, organizzazioni internazionali e gli ambienti lavorativi prettamente legati alle vendite e il commercio richiedono sempre più, come skill di base, quella della buona conoscenza di almeno una lingua straniera.

Come per altri casi, anche stavolta il “segreto per essere migliori” e soprattutto competitivi è formarsi, tema che in questo caso abbraccia pure l’istruzione personale, che deve oggi più che mai basarsi anche su utili percorsi d’apprendimento linguistico. La formazione è quindi come al solito una leva fondamentale per il reskilling personale e lo sviluppo delle competenze strategiche del management aziendale. E l’apprendimento delle lingue straniere oggi non può non passare per l’utile sfruttamento del digitale, che ha trasformato il modo di imparare e trasmettere le nuove competenze, amplificandone e potenziandone i processi esecutivi. Le nuove tecnologie hanno infatti il grande vantaggio di permettere di formarsi in base alle proprie disponibilità, attraverso piani formativi sempre più personalizzati e focalizzati sul livello di partenza di ogni individuo, i suoi obiettivi da raggiungere e il tempo e in generale le risorse, che egli stesso potrà dedicarci.

Tra le recenti innovazioni che investono la formazione a tutti i livelli, compreso quello linguistico, ci sono sicuramente l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e quella aumentata (in inglese, le note VR e AR). Se l’obiettivo è quello di velocizzare i processi d’apprendimento, mantenendo alta la qualità formativa c’è da dire che l’elemento umano non sarà mai soppiantato del tutto dalla tecnologia. Un software può insegnare una lingua straniera e attraverso realtà virtuali e aumentate essere più incisivo e autentico possibile, ma non potrà mai sostituire il valore di un docente in carne e ossa, che in maniera assolutamente esclusiva, efficace e personale potrà insegnare al meglio la comunicazione vera e propria, il linguaggio non verbale e tutte quelle sfumature della lingua che solo attraverso una conversazione reale e concreta con un madrelingua si possono cogliere.

La conoscenza delle lingue straniere è insomma diventata nel tempo una skill fondamentale per accedere a maggiori opportunità lavorative nell’ultimo decennio. Potendo scegliere, un’azienda selezionerà positivamente, a parità di altri fattori, un candidato con maggiori competenze linguistiche rispetto a un altro. Se la proposta di lavoro prevede poi mansioni e ruoli professionali di livello internazionale, la conoscenza della lingua parlata nel Paese fuori confine diventa, a tutti gli effetti, una discriminante di primo ordine.

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