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Lo Sharing aiuta l'ambiente e crea lavoro

L’anno da poco concluso è stato “nero” in quanto a qualità dell’aria. Secondo l’ultimo report di Legambiente di fatto sono stati 26 i centri urbani in Italia con rilevamenti “fuorilegge” in merito ai livelli di polveri sottili (PM10) e ozono. Sempre questi dati evidenziano inoltre come dal 2010 al 2019, il 28% delle città monitorate ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10.

Queste statistiche allarmanti non sono certamente frutto del solo inquinamento atmosferico causato della filiera automotive, ma da qualche parte si deve pur partire e proprio in questa direzione si pongono i progetti di car sharing, car pooling aziendale (per il quale i lavoratori, anche di aziende diverse possono condividere un mezzo di trasporto per il tragitto quotidiano casa-lavoro) e in generale tutte quelle iniziative che interessano il tema della mobilità sostenibile (come quella elettrica).

Condividere i mezzi di trasporto o noleggiarli, anche a fronte di un uso più razionale e massiccio dei mezzi pubblici è un fenomeno in ascesa, che non solo consente di risparmiare tempo e risorse e salvaguardare l’ambiente; ha anche favorito negli anni la nascita di nuove professionalità legate alla sharing economy in ambito mobility. Si tratta in particolare di figure manageriali, che trovano lavoro maggiormente nelle medie e grandi imprese, ma che col tempo e le varie “declinazioni” possibili si stanno rendendo sempre più appetibili anche per le Pmi. Fra queste mansioni vi sono ad esempio:

  • Fleet Manager che si occupa della gestione delle flotte aziendali, al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare il benessere dei lavoratori
  • Travel Manager, responsabile della gestione dei viaggi aziendali
  • Mobility Manager che ha il compito di verificare le modalità degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti della propria azienda e di trovare delle alternative all'uso della macchina privata
  • Bike manager che avvia strategie e piani operativi per attivare percorsi di cicloturismo sul territorio

In questo scenario articolato nascono poi app innovative, come Jojob che facilita il welfare fra aziende e lavoratori stessi, che con qualche tocco di dita possono organizzare tragitti di lavoro condivisi, che siano in auto, a piedi, con navette aziendali o in bici, un mezzo sempre più utilizzato, anche perché incentivato proprio negli ultimi anni da numerosi finanziamenti a livello territoriale, soprattutto in Emilia Romagna e Lombardia. Secondo l’ultima ricerca effettuata da Jojob, l’utilizzo della bici è quintuplicato dal 2018 a oggi e il carpooling aziendale ha macinato nel solo 2019 quasi 6 milioni di chilometri, l’88% in più rispetto all’anno prima. Un segno evidente di come sia cambiata la sensibilità sul tema e anche aumentata la voglia di non sprecare risorse, con un coinvolgimento sicuramente più proattivo da parte delle aziende stesse.

Anche sul fronte startup c’è effervescenza in Italia: recentemente sono stati i giovani italiani classe ’93 di 2hire a riscuotere successo, registrando un investimento complessivo di oltre 6 milioni di euro. La realtà romana ha sviluppato una tecnologia in grado di connettere qualsiasi tipo di veicolo e abilitare servizi di mobilità condivisa. Un esempio è la possibilità di guidare un veicolo senza l’utilizzo delle chiavi, utilizzando soltanto il proprio smartphone. Inoltre, la connessione fra mezzi di trasporto consente di semplificare e potenziare la gestione amministrativa, la manutenzione dei veicoli stessi e la sicurezza per gli utilizzatori finali. La piattaforma 2hire connette già più di 10mila veicoli in tutto il mondo, fra Europa e Sud America. Insomma, il cosiddetto settore “mobility as a service” si sta trasformando a ritmi elevatissimi e secondo l’ultima analisi di Accenture, Mobility Report 2018, entro il 2030 avrà un valore stimato in circa 3,4 trilioni di euro a livello mondiale.

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