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Luigi Bobba illustra il fondo per le imprese sociali

“Ho sempre detto che ero disposto a discutere e affrontare le modifiche più opportune per questo decreto, ma che non potevamo permetterci il lusso di ripetere quello che è accaduto in questo ultimo decennio: cioè che le imprese sociali, nate a seguito della legge 155/2006, sono cresciute poco, rispetto invece alle cooperative sociali. Non potevamo sprecare quest’occasione: ora abbiamo le risorse, stiamo costruendo nuove regole e creando le condizioni per chi vuole investire e innovare con lo strumento dell’impresa sociale”.
Così il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Luigi Bobba, con delega al Terzo settore, spiega il senso del decreto interministeriale per lo sviluppo delle imprese sociali, frutto dell’impegno tra Ministero del lavoro, Dicastero dello sviluppo economico e del Ministero dell’economia e finanze. Il decreto, di prossima pubblicazione in Gazzetta, prevede una dote finanziaria di 200 milioni per il sostegno e gli investimenti in ricerca di imprese sociali, cooperative sociali e cooperative aventi la qualifica di onlus.  A tal fine è prevista la creazione di uno sportello a supporto delle imprese sociali, che avverrà entro la pausa estiva con l’arrivo dei decreti attuativi di natura direttoriale.  

 

Sottosegretario Bobba, in cosa consiste questa misura e quali sono gli aspetti più innovativi?

Il provvedimento si inserisce nel contesto della legge delega di riforma del Terzo settore e prevede che una quota del FRI, il Fondo rotativo per il sostegno alle imprese, pari a 200 milioni, possa essere erogato alle imprese sociali e alle cooperative sociali, nonché alle società cooperative aventi qualifica di onlus , per la realizzazione di programmi di investimento atti a sostenerne la crescita e lo sviluppo. Il finanziamento complessivo del progetto, che coprirà l’80% delle spese ammissibili, si compone di una parte di finanziamento agevolato nella misura del 70% affiancata, per il restante 30%, da un finanziamento bancario ordinario a tasso di mercato entrambi della durata massima di 15 anni. Uno degli elementi di maggiore novità dell’intervento è dato dalla previsione di selezionare i progetti ammissibili in funzione soprattutto dell’impatto socio-ambientale degli stessi. La richiesta dell’impresa sociale sarà infatti ritenuta ammissibile grazie alla valutazione di un comitato tecnico di cui farà parte il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero del Lavoro e ABI. Essa dovrà dimostrare di essere aderente a tre criteri squisitamente sociali: l’incremento occupazionale delle categorie svantaggiate; l’inclusione sociale di soggetti vulnerabili e il raggiungimento di obiettivi volti alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dei beni storico-culturali. Rispetto alle innovazioni, partiamo dal fatto che una parte del fondo rotativo per le imprese, viene destinato, per la prima volta, all’economia sociale: è il primo stanziamento specifico per l’accesso al credito agevolato. Il secondo aspetto innovativo risiede nel fatto che questa misura è accompagnata dalla messa a disposizione di un altro fondo di minore dimensione, 23 milioni  per la copertura finanziaria di un contributo a fondo perduto - a cui le imprese possono accedere nella misura massima del 5% del valore dell’investimento: se una cooperativa, o impresa sociale richiederà 200mila euro, potrà avere fino a 10mila per accompagnare, a fondo perduto, il relativo progetto. La terza novità è nelle voci eleggibili per gli investimenti: non ci sono solo i mezzi, il suolo, le attrezzature tecnologiche o il fabbricato, ma anche il software, la formazione per i dipendenti, consulenza e assistenza tecnica“.

L’economia sociale occupa 540mila addetti, a cui si aggiungono 45mila volontari: rappresentando il 10% del PIL italiano, per un valore annuo di 10 miliardi di euro di valore di produzione. Che ricadute può avere sull’economia italiano, un Terzo settore rafforzato negli investimenti, anche con questa misura?

“Già in questi anni di crisi si è visto che il Terzo settore, associazioni e imprese, hanno avuto una significativa tenuta sia nei fatturati che nell’occupazione: in controtendenza con quello che accadeva nel mondo delle aziende, in generale. L’economia sociale ha dimostrato una capacità di resistenza che va sostenuta ed accompagnata. Ecco perché, una misura di questa natura può dare ancora più slancio allo sviluppo dell’ecosistema, a maggior ragione con l’arrivo di un decreto legislativo in via di emanazione, in applicazione dell’articolo 6 della riforma del Terzo settore, che ridisegnerà le condizioni, le modalità e i campi di attività e la composizione delle imprese sociali. E lo facciamo sia per modernizzare la nostra strumentazione legislativa, sia per consentire a questi soggetti di cogliere nuove opportunità e, infine, perché vogliamo introdurre misure di sostegno all’investimento sulla falsariga delle PMI innovative e delle startup tecnologiche.  Nel nostro caso l’innovazione, che diventa sociale, sarà realizzata attraverso due leve: il decreto per l’accesso facilitato al credito e quello in arrivo, con provvedimenti fiscali ad hoc per coloro i quali investono nelle imprese sociali.  Le due cose insieme ci auguriamo contribuiranno a produrre una nuova generazione di imprese sociali favorendo anche la trasformazione in forme di imprese di quegli enti non profit c.d. “market oriented”, caratterizzati cioè dal fatto di ricavare la maggior parte delle risorse economiche attraverso scambi di mercato.

Ci può dare altre anticipazioni rispetto al decreto legislativo in via di definizione?

“L’orizzonte delle imprese sociali in cui stiamo operando è molto vasto, per questo ci stiamo muovendo con più misure, anche se nell’ambito di un unico disegno. Vogliamo che le imprese, le cooperative sociali e le onlus – nate da meno di tre anni – possano crescere e diventare attrattive per gli investitori, seguendo i criteri che abbiamo fornito per ridisegnare i campi di attività, le condizioni e le modalità: dal commercio equo e solidale, al micro credito, all’alloggio sociale, all’agricoltura sociale. Del resto il campo dei bisogni, coperto dal terzo settore, è molto ampio e i provvedimenti possono coadiuvare la nascita di progetti imprenditoriali con obiettivi ancora più specifici. Una novità nel nuovo decreto in via di emanazione, è quello di aprire alle imprese sociali i portali di crowdfunding, potendo così raccogliere capitali anche attraverso una misura innovativa non molto in uso per l’ecosistema sociale”.

All’interno dell’universo delle startup, iscritte al registro delle imprese innovative, ci sono anche quelle a vocazione sociale: nessuna sovrapposizione con le imprese sociali?

“Le startup sociali non sono molte ma l’architrave normativo in cui rientrano è molto specifico e strettamente attinente al mondo tecnologico, tanto da non permettere alcuna sovrapposizione con le imprese sociali e gli strumenti legislativi che stiamo fornendo. Inoltre il decreto appena presentato, nello specifico, avrà risorse proprie e questo permetterà ai due ecosistemi di convivere serenamente e senza competizione”.

 

Cliclavoro ha dedicato già un’intervista al Sottosegretario Bobba in merito al Servizio Civile Universale.  Vuoi scoprire le novità e  le opportunità concrete che un’esperienza di questo tipo può offrirti? Leggi l’intervista!

 

 

 

 

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