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Mercato del lavoro: i primi interventi di riforma

Convertito in legge il Decreto sul Lavoro, contenente misure urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese. Via libera, quindi, alle nuove norme che modificano i contratti a tempo determinato e l'apprendistato e impongono nuove regole anche a chi assume.

Cosa cambia con la nuova legge 78/2014? D’ora in poi, le aziende possono assumere a tempo determinato senza l’obbligo di inserire la motivazione nel contratto, che potrà durare sino a un massimo di 36 mesi, cioè 3 anni, e non più fino a 12 mesi. Inoltre, un'assunzione che giunge alla scadenza potrà essere rinnovata per un numero massimo di 5 volte.

Il decreto introduce una soglia massima di contratti a termine per azienda. Questo tetto non può superare il 20% dell’organico complessivo. Cosa succede in caso di superamento dei limiti quantitativi per l’uso del contratto a termine? Il datore di lavoro non ha l’obbligo di trasformare il contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, ma è stata introdotta una sanzione pecuniaria amministrativa.

Entro il 31 dicembre 2014, i datori di lavoro devono adeguarsi ai nuovi limiti anche per le assunzioni a termine già in corso. Il limite del 20% non si applica alle assunzioni effettuate dagli enti di ricerca e alle piccole e medie aziende con meno di 5 dipendenti.

Novità importanti anche per quanto riguarda il diritto di precedenza e la maternità. Il diritto di precedenza nelle nuove assunzioni a tempo indeterminato, che spetta ai lavoratori a termine da almeno sei mesi, non è automatico ma va inserito nel contratto e va esercitato chiedendolo all'azienda. Infatti, il lavoratore dovrà manifestare entro sei mesi dalla cessazione del rapporto la volontà di avvalersi di tale diritto che sarà valido per 12 mesi. Per quanto concerne il periodo di congedo obbligatorio di maternità, qualora intervenga all’interno di un contratto a termine, questo concorrerà alla determinazione del periodo di attività lavorativa utile al conseguimento del diritto di precedenza all’assunzione, anche con riferimento alle nuove assunzioni a termine.

L'apprendistato è un contratto di lavoro subordinato caratterizzato da un contenuto formativo, ma può essere anche un modo per completare un percorso di studio, rivolto agli adolescenti ed ai giovani in cerca di occupazione. Quale modifiche apporta la nuova normativa? Il principale intervento riguarda la quota di rapporti che le aziende devono trasformare in assunzione prima di poter avviare nuovi apprendistati: la quota del 20% permane ma solamente per le aziende con più di 50 dipendenti. Inoltre, il piano formativo individuale (PFI) recupera l’obbligo di forma scritta, anche se in una forma semplificata, sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali.

Torna l'obbligo di un piano di formazione pubblica per l'apprendista, curato dalle Regioni. In poche parole, le Regioni, entro 45 giorni, dovranno però comunicare all'azienda le modalità e i calendari di svolgimento dei programmi di formazione trasversale e di base e potranno coinvolgere, in via sussidiaria, anche le stesse imprese o le associazioni di categoria che si siano dichiarate disponibili a collaborare.

Altra importante novità è rappresentata dalla possibilità per le aziende di assumere dei giovani con contratto da apprendista per la qualifica e per il diploma professionale anche per brevi periodi, cioè per il lavoro stagionale.

Naturalmente per garantire questa opportunità alle imprese, le Regioni e le Province autonome dovranno definire un sistema di alternanza scuola-lavoro.

La legge 78/2014 si inserisce all’interno di un quadro di riforme volto a rendere più flessibile il mercato del lavoro e favorire iniziative mirate a rilanciare l’occupazione e agevolare l'incontro tra domanda e offerta, come la Garanzia Giovani, il programma che offre un'opportunità di lavoro e di formazione ai giovani dai 15 ai 29 anni che non sono occupati e che non frequentano una scuola o l'Università. Un'importante occasione anche per le imprese di investire su nuove risorse, beneficiando di incentivi per l’inserimento lavorativo dei giovani. Quasi 60mila giovani hanno già aderito in tutta Italia!

Le novità della L.78/2014.

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