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Mercato unico digitale: le nuove strategie Ue

Sono 315 milioni gli europei che utilizzano Internet tutti i giorni.
Il mondo ormai è digitalizzato.
Le relazioni umane e professionali si misurano sulla base della disponibilità di tecnologie digitali e sulla facilità di accesso ai servizi offerti.
Per stare al passo con un mondo che sta evolvendo in questa direzione sempre più rapidamente, la Commissione Europea ha elaborato un piano strategico per creare un mercato unico digitale in Europa.

Cosa significa?

Un mercato unico digitale prevede servizi digitali che attraversano le frontiere nazionali, quindi più servizi che si traducono in maggiore qualità e possibilità di scelta per i consumatori, ovunque si trovino in Europa; ma unificare i servizi digitali significa anche un accesso a un mercato più esteso per le imprese con le relative conseguenze in termini di incentivi e fruizione di servizi, nonché vantaggi per le startup innovative inserite in una più ampia rete di relazioni.

Secondo le stime della Commissione, il mercato unico digitale può generare una crescita di 415 miliardi di euro e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Per questo è diventata una priorità, visto che ad oggi i servizi online nazionali rappresentano solo il 42%, i servizi online basati negli USA  il 54%, mentre quelli transfrontalieri nell’UE solo il 4%.

L’orizzonte temporale entro il quale ultimare il piano strategico è fissato entro la fine del 2016.  

La strategia dell’istituzione europea si basa su 16 azioni chiave che possono essere raggruppate in tre macro settori:  

  • Migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e servizi digitali in tutta Europa
  • Creare un contesto favorevole allo sviluppo delle reti e dei servizi digitali
  • Creare un’economia e una società digitali europee con potenzialità di crescita

Per quanto riguarda la prima linea strategica, l’azione più significativa intende armonizzare il commercio elettronico. Nel 2014 solo il 15% dei consumatori ha fatto acquisti online da un paese dell’UE diverso dal proprio. Per gli acquisti nel proprio paese la percentuale sale al 44%. Avere quindi più opportunità di scelta tra la gamma di beni e servizi offerta dall’UE porterebbe i consumatori a risparmiare 11,7 miliardi di euro l’anno.
Sul fronte aziende, solo il 7% delle PMI europee vende oltre frontiera poiché l’operazione comporta costi supplementari che si aggirano sui 9.000 euro (per adattarsi alle diverse normative nazionali). Se tutti gli Stati membri dell’UE applicassero al commercio elettronico le stesse regole, il 57% delle imprese intensificherebbe l’attività di vendita online rivolta ad altri paesi dell’UE.

La seconda linea di intervento sullo sviluppo di reti e servizi digitali si attua principalmente su due fronti: nuove norme europee di protezione dei dati (i tre quarti delle persone che navigano in Internet sono ancora preoccupati per l’eccessiva richiesta di informazioni personali); un più facile accesso alla banda larga veloce, solo il 59% degli europei ha accesso alla rete 4G, percentuale che scende al 15% nelle zone rurali.

Infine, per far crescere un’economia e una società digitali occorre fornire competenze digitali. Quasi la metà della popolazione dell’UE non ne ha affatto, eppure nei prossimi anni il 90% dei posti di lavoro richiederà competenze digitali. Digitalizzare il settore pubblico, inoltre, potrebbe comportare un risparmio annuo intorno ai 10 miliardi di euro.
Sul fronte economico, va attuata la raccolta di megadati e cloud, nel 2013 i dati digitali memorizzati nella “nuvola informatica” sono solo il 20%. Se le 100 principali industrie manifatturiere dell’UE usassero i megadati, i risparmi potrebbero toccare i 425 miliardi di euro. Secondo alcuni studi, entro il 2020 l’analisi dei megadati potrebbe incrementare la crescita economica dell’UE di un ulteriore 1,9%, pari a un aumento del PIL di 206 miliardi di euro.

Di seguito vengono analizzate nel dettaglio le 16 azioni chiave.

Per consultare i documenti e le schede di approfondimento sul tema, visita la pagina dedicata sul sito della Commissione Europea.

  • Agevolare il commercio elettronico oltre frontiera

L’intento è quello di introdurre nuove norme in materia di contratti e di tutela dei consumatori per gli acquisti online (beni materiali ma anche contenuti digitali, come applicazioni e libri elettronici). I consumatori beneficerebbero di una più vasta gamma di diritti e di offerte, mentre le imprese venderebbero più facilmente in altri paesi dell’UE. Risultato: maggiore fiducia nell’acquistare e vendere oltre frontiera.

  • Revisione del regolamento sulla cooperazione

Una maggiore cooperazione è volta a garantire un’attuazione più rapida ed omogenea delle norme in tema di protezione per la tutela dei consumatori.

  • Inchiesta antitrust nel settore del commercio elettronico

Le imprese impongono, ad esempio, restrizioni contrattuali negli accordi di distribuzione che impediscono ai negozianti di vendere beni e servizi acquistati online a livello transfrontaliero a clienti situati in un altro paese dell'UE. L'indagine raccoglierà informazioni di mercato per comprendere meglio diffusione e incidenza di questi ostacoli posti dalle imprese, nei comparti in cui l’e-commerce è più diffuso, quali l'elettronica, l'abbigliamento e le calzature o i contenuti digitali. Le conoscenze acquisite contribuiranno a un’applicazione più efficace del diritto della concorrenza nel settore.

  • Aggiornare la legislazione sul diritto d’autore

Entro la fine del 2015 saranno presentate proposte per rendere la legge più moderna ed europea: ridurre le disparità tra i regimi di diritto d’autore nazionali e permettere un accesso online più ampio alle opere in tutta l’UE. Così facendo,  viene migliorata la fruizione dei cittadini ai contenuti culturali online (film, musica, immagini, giochi, articoli) anche quando viaggiano nel territorio europeo, sostenendo la diversità culturale e offrendo nuove opportunità all’industria di contenuti. Per i prossimi cinque anni il tasso di crescita della spesa digitale per l’intrattenimento e i media si aggira intorno al 12%

  • Servizi di consegna dei pacchi più efficienti e a prezzi accessibili

Oltre la metà delle imprese che vendono online lamentano un costo eccessivo. Sul fronte dei consumatori, oltre il 90% degli acquirenti internauti, dichiarano che prezzo e condizioni sono fattori importanti nella decisione dell’acquisto.

  • Semplificare il regime IVA

Se vogliono vendere oltre frontiera nell’UE, le piccole imprese che operano online devono sostenere costi legati al rispetto della normativa IVA pari almeno a 5.000 euro l’anno per ogni Stato membro in cui intendono operare. L’intento è quello di ridurre gli oneri amministrativi affinché anche i venditori verso altri paesi possano trarre vantaggio dal meccanismo elettronico di registrazione e pagamento unici; una soglia di IVA comune sostiene inoltre le startup più piccole che vendono online.

  • Eliminare il blocco geografico 

ll geoblocco consiste in una pratica discriminatoria utilizzata per motivi commerciali, secondo la quale i venditori online impediscono ai consumatori di accedere a un sito Internet sulla base della loro ubicazione, o li reindirizzano verso un sito di vendite locale che pratica prezzi diversi (nella metà dei casi di ordinazione transfrontaliera, il venditore non serve il paese del consumatore).  L’operazione, ritenuta ingiustificata, comporta che un servizio sarà più costoso se effettuato da un determinato Stato membro rispetto all’identica operazione nello stesso paese di destinazione. Due sono gli effetti: meno clienti e meno entrate per le imprese.

  • Rivedere la direttiva sulla trasmissione via satellite e via cavo 

La Commissione si impegna a verificare se il suo ambito di applicazione debba essere esteso alle trasmissioni radiotelevisive online ed esaminare come aumentare l’accesso transfrontaliero ai servizi radiotelevisivi in Europa.

 

  • Revisione della direttiva e-privacy

L’obiettivo è quello di rafforzare la fiducia nei servizi digitali e la sicurezza degli stessi, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati personali. Dovrebbero essere adottate entro fine 2015 le nuove norme dell’UE in materia di protezione dei dati.

  • Revisione della regolamentazione europea in materia di telecomunicazioni

Tale revisione intende assicurare un coordinamento più efficace dello spettro radio e definire criteri comuni a livello europeo per l’assegnazione dello spettro a livello nazionale; garantire inoltre condizioni di concorrenza eque per tutti gli operatori del mercato; instaurare un quadro istituzionale efficace; creare incentivi agli investimenti nella banda larga ad alta velocità (che consente di aumentare la produttività). La banda larga veloce è poco diffusa, solo il 22,5% degli abbonamenti è a connessione veloce e l’Europa ha registrato forti ritardi nell’introduzione dell’ultima tecnologia 4G a causa dell’indisponibilità di spettro idoneo.

  • Riesaminare il quadro dei media audiovisivi 

Occorre adeguare il sistema dei Media al contesto attuale, mettendo in rilievo il ruolo dei diversi operatori del mercato nella promozione delle opere europee (emittenti televisive, fornitori di servizi audiovisivi a richiesta, etc.), e adeguando anche la normativa esistente sui servizi di Media audiovisivi ai nuovi modelli commerciali per la distribuzione di contenuti.

  • Analisi del ruolo delle piattaforme online 

L’esame di motori di ricerca, social media, app store, etc., permette di individuare aspetti quali la mancanza di trasparenza dei risultati di ricerca e delle politiche in materia di prezzi e relazioni tra piattaforme e fornitori (e promozione dei propri servizi a scapito dei concorrenti). La Commissione esaminerà inoltre i modi migliori per contrastare i contenuti illeciti su Internet.

  • Sicurezza informatica

Proporre un partenariato con l’industria delle tecnologie in questo ambito può garantire una maggiore sicurezza delle reti.

  • Promuovere una società elettronica inclusiva

Offrire le competenze digitali necessarie per sfruttare le opportunità offerte da Internet aumenta le possibilità di trovare un lavoro. Sul fronte impresa, si lavora per: l’eGovernment (ridurre le formalità burocratiche potrebbe portare a un risparmio di circa 5 miliardi di euro all’anno entro il 2017); collegare i registri delle imprese in tutta Europa, rendendo compatibili i diversi sistemi nazionali, in modo che imprese e cittadini avranno la possibilità di comunicare i dati una sola volta alle amministrazioni pubbliche (evitando anche le ripetute richieste al cittadino).

  • Libera circolazione dei dati

Talvolta i nuovi servizi sono ostacolati da restrizioni relative al luogo in cui si trovano i dati o all’accesso dei dati, restrizioni che spesso non hanno alcun rapporto con la protezione dei dati personali. L’iniziativa europea si rivolgerà anche ai megadati e al cloud computing (archiviazione, elaborazione e trasmissione di dati).

  • Norme e interoperabilità tra i settori

Per attuare le norme, occorre individuare le priorità del mercato unico digitale, quali la sanità elettronica, la pianificazione dei trasporti e l’energia (i contatori intelligenti).

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