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Parte da Campo Base il co-working delle onlus

La Regione Toscana incentiverà il co-working, con una delibera ad hoc, decisa proprio in questi giorni. Copernico, società attiva nel co-working e nata in seno a "Windows for Europe", sta per aprire a Torino un altro spazio, dopo aver registrato 3600 membri per oltre 2400 postazioni di lavoro su oltre 30mila metri quadri e 70 dipendenti.
Secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, in Italia ci sono 250mila lavoratori “agili” ma il fenomeno dei co-worker è molto più variegato e non si tratta più solo di una business community.

Il co-working è una realtà mutuata dagli Stati Uniti che il vecchio continente, in anni più recenti, ha saputo riadattare alle proprie dinamiche professionali; tanto da annoverare una conferenza annuale internazionale, per l’edizione 2017 a Dublino dall’8 al 10 novembre 2017. A dimostrazione della diffusione del fenomeno, però, è alla mission del co-working che occorre guardare: dai laboratori riservati e chiusi – come il modello degli hackerspace per appassionati di tecnologia – si è passati a luoghi d’incontro caratterizzati e connessi con la comunità locale e virtuale; mèta per cittadini e professionisti che lavorano – ma non sempre – nello stesso campo. Non a caso si sono sviluppati network di co-working e un portale, come Coworking Wiki Project, che raccoglie le “best practice” in cui i professionisti non condividono “solo” spazi e idee ma si fanno collettori di iniziative dalla portata più ampia; educano le aziende e i professionisti con corsi di formazione; lanciano progetti che coinvolgono anche realtà imprenditoriali.

Ma soprattutto diventano una vera infrastruttura sociale o persino di welfare, connessa al terzo settore, perché sono veicolo attraverso cui realizzare operazioni di crowdfunding più strutturate e occasione per potenziare la visibilità delle associazioni no-profit per cui si attiva la raccolta donazioni.

E questo è il caso di Campo Base, il primo co-working italiano dedicato interamente alle onlus, frutto dell’associazione “1Caffè”.

Come il rifugio ai piedi della montagna, dove si allacciano gli scarponi e ci si prepara per scalare la montagna, Campo Base è uno spazio condiviso per le onlus che da qui vogliono partire per incrementare la propria visibilità, scambiare con altri colleghi, avvalersi della collaborazione di professionisti in cerca di nuove opportunità, ma soprattutto fare rete attraverso il primo co-working con sistema di pagamento Paypal e commissioni a proprio carico, per massimizzare la raccolta delle donazioni.

Campo Base non nasce dalla volontà di esperti del settore ma dalla determinazione di Beniamino Savio, alla guida di AWE - agenzia di eventi costola del gruppo Alpitour - e dell’attore Luca Argentero nel rendere “fisico” un progetto virtuale e prolifico già dal 2011.
Con la onlus “1 Caffè” Savio e Argentero sono riusciti a convogliare, in cinque anni, oltre 150mila euro di donazioni a favore delle onlus aderenti, quando il progetto era ancora virtuale. E ora con Campo Base, uno spazio reale, la sfida è di scalare una vetta ancora più alta. 

Beniamino Savio, mente e spirito assieme a Luca Argentero del progetto: come stanno andando questi primi giorni a Campo Base?

“Per ora è una soft opening, siamo aperti solo quattro ore al giorno ma l’obiettivo è quello di incrementare in ragione delle attività e delle esigenze delle associazioni che si raccolgono nel co-working”.

Luca, cos’è e dove si trova Campo Base?

“Siamo al piano terra di un palazzo per uffici e appartamenti, in centro a Torino. Novanta metri quadri e una bella vetrina attraverso cui tutti possono vedere cosa facciamo: lo spazio di Campo Base accoglie eventi e professionisti, sia associazioni che giornalisti ed esperti di comunicazione che vogliono dare una mano per aumentare le possibilità di incontro e raccolta delle donazioni. Il nostro obiettivo è fare della solidarietà un gesto quotidiano, come bersi un caffè, la onlus da cui siamo partiti”.

Beniamino, Luca: perché avete deciso di trasformare un progetto virtuale in uno spazio fisico?

“Per noi era ed è volontariato. Abbiamo ascoltato le associazioni e ci siamo dotati di regole ben definite per far entrare progetti no-profit e onlus che in cinque anni abbiamo incontrato ed aiutato. E poi sentivamo l’esigenza di costruire uno spazio fisico perché il progetto doveva vivere dei nostri sforzi ma anche di quelli che, come noi, credono nella forza dell’interazione tra le persone che lavorano nel sociale”.

Quali sono i prossimi passi?

“Abbiamo già ricevuto decine di mail di onlus che vogliono far parte del progetto ed entrare nel co-working ma anche l’interessamento di investitori e pmi: un imprenditore vorrebbe partecipare e aiutarci ad aprire uno spazio condiviso “Campo Base” anche a Milano. Poi fare in modo che donare “1 Caffè”, fare cioè una donazione, avvenga senza l’urgenza di una catastrofe, senza la spinta di un fatto tragico, che sia uno tsunami o il terremoto in Centro Italia. E in ultimo, ma non per importanza, rendere la piattaforma accessibile anche tramite altri provider di pagamento come Satispay e Bemoov”.   

 

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