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Personal Branding: ogni debolezza può essere trasformata in forza

Ogni percorso di personal branding comprende, oltre la prima fase di strategia, l’individuazione dei punti di debolezza che però, come spiega in questa terza puntata il coach Emmanuele Del Piano, possono diventare punti di forza solo se conosciamo i nostri talenti. Come si fa? Vediamo passo dopo passo come sviluppare le potenzialità, capire i nostri punti di forza e di debolezza e costruire uno storytelling efficace per gestire e far conoscere il nostro brand.

In questa nuova puntata sul personal branding – qui trovate la prima e qui la seconda – il nostro formatore Del Piano spiegherà come individuare e sviluppare i propri talenti, come focalizzarsi sulla visione con cui costruire il nostro brand e come raccontarla con una narrazione comunicativa.
Facciamo subito un po’ di chiarezza e ripartiamo dalla strategia, dov’eravamo rimasti nel primo incontro.

Come si individua il nostro potenziale?

Sviluppare le potenzialità significa anche sfatare il mito dei punti di forza e debolezza. La domanda da cui partire sarà: quali sono i miei talenti? Proprio mentre si scrive la strategia, ovvero il nostro approdo della precedente puntata, nasce infatti un problema: quali sono i miei punti di forza?
Siamo così allenati a vedere i nostri punti di debolezza, per non parlare di quelli degli altri, che siamo disabituati a riconoscere i punti di forza. Oltre a questo, c'è da aggiungere che le ricerche degli ultimi anni dimostrano che non ci sono punti di forza o debolezza bensì talenti allenati o meno.
Questa distinzione fa una grande differenza. Mi occupo di sviluppo dei talenti e delle performance: oggi è ampiamente riconosciuto che le eccellenze si ottengono allenando quelli che sono i propri talenti principali. Per far questo è però necessario riconoscere questi talenti: un punto di forza è tale solo se lo conosco, lo scelgo e lo metto in atto volontariamente per ottenere uno specifico risultato.
I punti di debolezza,  come comunemente chiamati,  sono semplicemente i nostri talenti meno sviluppati, quelli che necessitano molto più allenamento per diventare punti di forza!

Può essere più esplicito?

Fareste correre la maratona a chi soffre di  dolore alle ginocchia? Fareste contare delle lenticchie a chi ci vede poco? Beh, per quanto assurdo sembri, spesso a lavoro ci  concentriamo sulle "aree che devo migliorare" e non su quelle "su cui  potrei esser eccellente". Quello che cerco di spiegare è che in ogni lavoro ci sono competenze che  bisogna avere ad un livello minimo accettabile. E su questo si lavora sul miglioramento per avere almeno questo livello. CI sono poi competenze che sono invece miei talenti e che possono diventare eccellenze! È un discorso articolato che può essere affrontato una volta messa a punto il proprio personal branding. Se volete sviluppare il vostro personal brand, scoprite dove potete diventare eccellenti e allenate quel talento.
Da dove cominciare? Chiedetevi innanzitutto cosa vi viene facile, sicuramente quella è un vostro talento.

Una volta individuati i talenti, come si procede?

Mettiamo il carro davanti ai buoi! La realtà è che bisogna diventare “l’uomo giusto al momento giusto”, ma quel momento  non è ancora arrivato.

Avere un Personal Brand significa incarnare la soluzione che si sta cercando. Chi la sta cercando? Un’azienda, ad esempio, cerca un professionista – proprio te, “ l’uomo o la donna giusta al momento giusto.

Quando hai sete pensi ad una bibita qualsiasi o ad una in particolare? Quella bibita è il brand che ha vinto nella tua testa. Lo stesso devi diventare tu per il “mercato” che ti interessa. Ci serve una narrazione efficace, a questo punto.

Lo storytelling è uno strumento molto utile in diverse situazioni e segue delle regole base abbastanza semplici, con una serie di variazioni che rendono le storie più o meno  interessanti. Prova a leggere una qualsiasi storia che ha un eroe e ti accorgerai come si assomigliano.  Ad esempio, Batman, Superman, Spiderman, Ironman, Luke Skywalker (anche Candy Candy), ebbene sono tutti orfani. Poi scoprono un punto di forza “distintivo”: il genio, il super potere o altro ancora. Poi c’è sempre un “cattivo” e c’è sempre un momento in cui l’eroe affronta le proprie paure. C’è sempre un mentore e c’è sempre un vittoria del “bene”.

Ma come può la storia di Candy Candy, ad esempio, esser utile al nostro tema?

Il primo uso è per il nostro personaggio. Se abbiamo fatto il lavoro dei punti precedenti, avremo tutti gli elementi per costruire il nostro personaggio e una storia che ci rappresenti, che faccia comprendere quale sia il nostro “potere” (competenza), quale oscurità abbiamo affrontato, quali nemici abbiamo combattuto, e come ne siamo usciti… E soprattutto cosa mettiamo al servizio degli altri.

Da notare: un qualsiasi “cliente” si fiderà sempre di più di chi i problemi li ha avuti rispetto a chi dichiara di aver sempre risolto tutto: o mente, o non saprà gestire i problemi che arriveranno.
Il secondo uso invece è vendere il nostro servizio. Se servite a qualcuno per risolvere un problema, allora state costruendo il vostro personal brand. Ma prima di averlo costruito (come per le bibite) bisognerà convincere il vostro interlocutore a fidarsi: come si fa? Facendogli vedere come andrà la storia, o almeno una possibile storia. Ebbene, lo storytelling vi permette di diventare “parte della storia”.
Imparate a creare una storia che vede voi e il vostro cliente (o capo, o socio) insieme nel viaggio che porta dal problema, affrontando il nemico, fino al vostro “e vissero felici e contenti”. Ne siete capaci, lo avete fatto migliaia di volte raccontando agli amici le vostre avventure. Saperlo fare non è semplice, ma è potente e divertente. Siate il mondo che volete vedere intorno a voi, e il mondo vi seguirà!

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