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Quando il "green" fa crescere il mercato del lavoro

Se è vero che l’attenzione all’ambiente protegge la salute di tutti noi, è altrettanto vero che la cosiddetta green economy favorisce il mercato del lavoro. Stando al decimo rapporto annuale “GreenItaly 2019”, elaborato a cura della Fondazione Symbola e di Unioncamere, il nuovo approccio eco-sostenibile delle aziende ha fatto aumentare del 5,3% il numero degli addetti negli ultimi cinque anni.

Sono quasi 432mila le imprese che, nel periodo preso in esame, hanno scommesso e investito nella green economy. Si va dalla riduzione dell’impatto ambientale al risparmio dell’energia, al contenimento delle emissioni di CO2. E si stima che lo scorso anno i green jobs abbiano superato quota 3 milioni, in crescita di oltre 100mila unità rispetto al 2017.

L’incremento annuale è stato pari a 3,4 punti percentuali, trend ben più alto rispetto al +0,5% fatto segnare dalle altre figure professionali. Non solo: quasi il 50% degli assunti ha ricevuto un contratto a tempo indeterminato. A voler semplificare, si potrebbe parlare di un boom dei green jobs.

A ben vedere oltre le cifre, si scopre un mondo costituito da figure professionali molto qualificate, per titoli ed esperienza, con profili a volte difficili da reperire. Dalle imprese che hanno fatto del green un credo aziendale alle startup di settore, dall’impiego del digitale alle semplici riconversioni verso la tutela ambientale, il panorama delle figure professionali disponibili è davvero ampio e multiforme. GreenItaly scava in profondità sull’argomento e registra, per esempio, che nel 35,2% dei casi è richiesta la laurea, a differenza di un modesto 9,8% per le altre posizioni. Di analoga importanza l’esperienza specifica maturata: se la media generale si ferma al 17,7 per cento, per i green jobs essa è fondamentale in circa il 30% dei casi.

Il rapporto di Symbola e Unioncamere ha stilato anche la classifica delle dieci figure professionali più innovative: cuoco sostenibile, installatore di reti elettriche a migliore efficienza, meccatronico green, installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale, esperto in gestione dell’energia (ingegnere energetico), promotore edile di materiali sostenibili, meccanico industriale green, giurista ambientale, informatico ambientale, specialista in contabilità verde. È interessante notare come esse spazino dall’agroalimentare al giuridico, dall’informatica alle utilities, dall’impiantistica all’amministrazione.

Un fronte altrettanto vario è quello costituito dalle app e dal mondo digitale. C’è chi come Ecosia, un motore di ricerca, investe parte dei propri profitti per piantare alberi. Fino a oggi, Ecosia ne ha messi a dimora oltre 65 milioni. E c’è di più: i server dell’azienda sono alimentati esclusivamente con energia solare.

Oppure Too Good To Go, app che coniuga ristorazione, supermercati e lotta agli sprechi alimentari. Il meccanismo è semplice: sulla piattaforma si acquistano a prezzo ribassato cibi che altrimenti sarebbero stati buttati via, poiché rimasti invenduti. Di là del valore etico, la app ha un pizzico di mistero che non guasta: si scelgono la tipologia di alimento e l’esercente ma soltanto al momento del ritiro della cosiddetta “Magic Box” si scoprirà quali cibi sono stati acquistati.

E ancora, Fontanelle d’Italia che - in un periodo in cui numerose aziende private ed Enti della PA stanno donando ai dipendenti borracce riutilizzabili per l’acqua - segnala la posizione delle fontanelle pubbliche in Italia. Un panorama abbastanza ricco di “punti acqua” che si perfeziona e si arricchisce giorno dopo giorno, grazie alle segnalazioni degli utenti.

Che passi anche da queste opportunità digitali la nuova frontiera della green economy?

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