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Requisiti e vantaggi del nuovo reddito di inclusione

Un piccolo grande tassello della Legge delega sulla povertà è stato realizzato. È il Reddito d’Inclusione (REI), la prima misura di sostegno al reddito universale del nostro Paese, che ha la sua norma di attuazione con il Decreto Legislativo n.147/2017, entrato in vigore il 14 ottobre scorso. A partire dall’1° gennaio 2018, prenderà il posto del Sostegno per l'inclusione attiva (SIA) e dell'ASDI.

Il REI cambia sia il concetto di povertà, sia il modo di contrastarla.

Sul primo versante, la definizione normativa parla di quella “situazione economica (che) non permette di disporre dell'insieme di beni e servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso”. Non c’è una mera considerazione reddituale o patrimoniale alla base di questa concezione della povertà: è posto al centro l’individuo con le sue potenzialità.

D’altra parte, il REI non è solamente un sostegno economico ma un progetto di inclusione attiva che coinvolge l’intero nucleo familiare. Di fianco ad un aiuto economico – il cui importo massimo potrà essere di € 485,41 - è prevista una componente di servizi personalizzati per tutta la famiglia, con l’obiettivo di sostenere l’inserimento sociale e lavorativo.

Si tratta di un approccio multidimensionale al problema, sperimentato già con il SIA, per il quale sono coinvolti diversi soggetti – servizi sociali, sanitari, educativi e per l’impiego – per decidere le misure necessarie per affrancarsi dalla povertà.

Scopriamo qualche dettaglio in più sul REI!

Come avviene la richiesta? A partire dall’1° dicembre 2017 l’istanza deve essere presentata presso gli specifici punti per l'accesso identificati dai comuni, i quali possono coordinarsi a livello di ambito territoriale. Presso queste strutture si potranno avere informazioni, consulenza e orientamento sulla rete integrata degli interventi e dei servizi sociali e, qualora ricorrano le condizioni, anche assistenza nella presentazione della richiesta. L’elenco dei punti sarà disponibile sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il REI è poi riconosciuto dall'INPS che verificherà il possesso dei requisiti. L’erogazione del beneficio economico avverrà attraverso uno strumento di pagamento elettronico: la Carta REI.

Cosa viene considerato per il riconoscimento del REI? I fattori valutati sono i requisiti di residenza e di soggiorno del richiedente, la sua condizione economica e il godimento di beni durevoli, insieme ad altri indicatori del suo tenore di vita. Fondamentale per il processo di valutazione è l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) che non deve superare il limite di 6.000 euro. Non solo: sono considerati anche l’ISRE (l'indicatore della situazione reddituale diviso per il parametro della scala di equivalenza corrispondente alla specifica composizione del nucleo familiare), non superiore ai 3.000 euro, e il patrimonio immobiliare e mobiliare, i cui limiti sono fissati rispettivamente in 20.000 euro e 6.000 euro (elevabili a 10.000 in base al numero dei componenti della famiglia).

Nella sua prima fase, il REI è concesso a coloro che si trovano in una particolare situazione di disagio. In particolare, il richiedente deve dimostrare, oltre i requisiti suddetti, la sussistenza di almeno un ulteriore elemento tra i seguenti:

  • la presenza di un componente di un minore età minore di anni 18;
  • la presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore o tutore;
  • la presenza di una donna in stato di gravidanza accertata;
  • la presenza di almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, che si trovi in stato di disoccupazione per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale - intervenuta nell'ambito della procedura di licenziamento prevista nell'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 - ed abbia cessato, da almeno tre mesi, di beneficiare dell'intera prestazione per la disoccupazione, ovvero, nel caso in cui non abbia diritto di conseguire alcuna prestazione di disoccupazione per mancanza dei necessari requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi.

Da chi viene seguito il progetto personalizzato? È effettuata una valutazione multidimensionale di primo livello sul beneficiario e sul suo nucleo familiare. In questa fase, l’analisi preliminare è svolta dai servizi sociali che si occuperanno della definizione del progetto. Se la situazione di povertà è legata alla sola dimensione lavorativa, tale progetto personalizzato riguarderà le politiche attive e si concretizza nel patto di servizio o nell’attività di reinserimento intensiva dell’assegno di ricollocazione, entrambi previsti dal Decreto Legislativo n.150/2015. Nei casi particolarmente complessi, è previsto un secondo livello di analisi, portata avanti da una equipe multidisciplinare composta da  un  operatore  sociale e da altri rappresentati della rete dei servizi territoriali, identificati dal servizio sociale stesso in base ai bisogni del nucleo familiare. Le attività potranno essere, nello specifico, relative ai servizi per l'impiego, alla formazione, alle politiche abitative, alla tutela della salute e all'istruzione.

La fase di valutazione è centrale anche per determinare la durata del beneficio, che può arrivare fino ad un massimo di 18 mesi, rinnovabili di altri 12.

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